Due giorni per parlare dell’economia del futuro: questo il filo conduttore dell’appuntamento organizzato il 13 e il 14 novembre dal settimanale “L’Economia” del Corriere della Sera dedicato quest’anno alle rigenerazioni e ai nuovi modelli di crescita sostenibile. Temi di indubbia attualità che rappresentano insieme uno stimolo e una sfida enorme per l’intera società.

Nei giorni, quindi, in cui a migliaia di chilometri di distanza (a Baku, in Azerbaijan) la COP29 discute delle strategie per fronteggiare i cambiamenti climatici, in un contesto di sempre più complessi e delicati equilibri geopolitici mondiali, l’evento che si è tenuto presso la Triennale di Milano è stato un utile richiamo alla concretezza.
Tra interviste, approfondimenti e tavole rotonde il tema della sostenibilità è stato variamente declinato attraverso le esperienze sul campo di chi, da anni, opera sul mercato cercando, trovando e spesso sperimentando modelli nuovi di business.
In questa direzione, ad esempio, va la testimonianza di Javier Goyeneche – fondatore del brand spagnolo di moda Ecoalf – che, operando in uno dei settori industriali in cui le problematiche di inquinamento sono più avvertite nel ciclo produttivo, ha fatto della riduzione dell’impatto ambientale il fulcro delle proprie attività. Come? Risparmiando quanto più possibile acqua ed energia e, soprattutto, trasformando i rifiuti in valore. Parliamo dunque di circolarità.

Un aspetto che è emerso con evidenza è che si parla tanto della necessità di essere sostenibili, ma esserlo veramente è più complicato. Conciliare l’economia e il profitto con l’etica, la responsabilità e il benessere è un impegno che all’atto pratico può presentare alcune insidie. Il punto, come è stato rilevato, è avere strumenti e competenze adeguate. E su questo punto gli standard possono essere un aiuto indispensabile. A partire da un concetto che è stato più volte evocato: quello della misurabilità.

La presenza di UNI è stata dunque particolarmente preziosa in questo senso.
Nella tavola rotonda moderata da Francesca Gambarini, giornalista dell’inserto “L’Economia” del Corriere della Sera, il nostro Direttore generale Ruggero Lensi e Simona Fontana, DG di CONAI, hanno infatti dato vita ad un interessante dibattito sui temi dell’economia circolare, del riciclo e della produzione sostenibile.

Innanzitutto Lensi ha voluto ribadire come UNI, attraverso lo sviluppo degli standard, “segua l’evoluzione della società, rispondendo alle esigenze concrete di tutte le componenti socioeconomiche del Paese“. E le norme tecniche volontarie siano un utile strumento di autoregolamentazione, basato sul consenso degli stakeholder.
E se Simona Fontana ricorda come, anche alla luce delle direttive comunitarie più recenti, diventi sempre più importante definire il preciso perimetro dei materiali riciclati (ad esempio nell’ambito degli imballaggi, come la plastica riciclata nelle bottiglie) e che di conseguenza le dichiarazioni “green” devono essere solide e scientificamente provate, Ruggero Lensi riporta il focus sul tema della misurabilità. In questo campo l’attività normativa sulla “circular economy” rappresenta un’eccellenza.
Caso quasi paradigmatico è infatti quello della specifica tecnica UNI/TS 11820 sulla misurazione della circolarità, tema sul quale il nostro Paese ha fatto da apripista in Europa e nel mondo.

Pubblicata per la prima volta nel 2022 – a cui è seguita solo nel maggio di quest’anno una norma internazionale, la ISO 59020 – la UNI/TS 11820 è disponibile proprio da pochi giorni in una nuova edizione, che aggiorna alcuni indicatori in termini di flessibilità e fornisce utili esempi di applicazione (per un quadro più dettagliato, vd. “Economia circolare: la UNI/TS 11820:2024 in una nuova veste“).

Le norme forniscono metodologie di misurazione, cioè strumenti per fornire risposte pratiche alle domande che arrivano dalle imprese“, ribadisce il Direttore generale UNI.
Domande, bisogni, necessità in continua evoluzione che, nell’economia del futuro, troveranno nella normazione tecnica un supporto quanto mai prezioso.