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News

Giovedì, 15 Luglio 2010

Lo scorso gennaio la Gazzetta ufficiale europea L 8 ha pubblicato una decisione della Commissione con la quale si stabilisce che la norma EN 1273:2005 “Articoli per puericultura - Girelli - Requisiti di sicurezza e metodi di prova”, pubblicata in Italia dall’UNI soddisfa l’obbligo generale di sicurezza richiamato dalla direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza generale dei prodotti.

Fino ad oggi i produttori europei avevano l’obbligo di immettere sul mercato prodotti sicuri ma spettava esclusivamente a loro provare che lo fossero: da oggi un girello fabbricato secondo la norma UNI EN 1273 gode di una presunzione di conformità ai requisiti di sicurezza europei.

I girelli sono dispositivi che aiutano i bambini che ancora non camminano a spostarsi in maniera autonoma. Tuttavia, i dati raccolti negli ultimi 20 anni dai servizi di pronto soccorso degli ospedali europei e statunitensi hanno dimostrato che i girelli espongono al rischio di caduta dal momento che aumentano la mobilità e la velocità dei bambini che non sono ancora in grado di stare in piedi o di camminare da soli.

Proprio perché destinati ai più piccoli è quindi necessario garantire la massima sicurezza, solidità ed affidabilità di questi prodotti. La norma UNI EN 1273:2005 va esattamente in questa direzione, specificando i metodi di prova ai quali sottoporre i girelli al fine di verificarne la stabilità (al capovolgimento e al ribaltamento) e la resistenza (che viene verificata sottoponendo il prodotto a forze statiche o a pesi che vengono fatti cadere dall’alto).

Inoltre la norma prevede:

  • che i materiali impiegati siano atossici, ignifughi e facili da pulire per mantenerne l'igiene;
  • che tutti i bordi, gli angoli o le eventuali sporgenze siano smussate, arrotondate o ripiegate per evitare i rischi di schiacciamento, taglio e ferite sia per il bambino che per l'adulto;
  • che le eventuali parti staccabili non siano troppo piccole al fine di evitare che il bambino possa soffocarsi ingoiandole;
  • che non ci siano aperture di larghezza compresa tra i 5 e i 12 mm per evitare l’intrappolamento accidentale delle dita delle mani o dei piedi.

Il girello può essere provvisto di un sedile rimovibile non staccabile involontariamente: l'altezza di tale sedile nella posizione più bassa deve essere ad almeno 18 cm da terra. Il girello deve essere dotato di una cinghia inguinale (necessaria per fissare il bambino al sedile) larga dai 2 ai 5 cm, secondo il tipo di materiale (rigido o flessibile).

Come ogni prodotto "sicuro" anche i girelli devono essere marcati in modo chiaro ed indelebile con il nome ed il marchio del fabbricante, il numero e la data di pubblicazione della norma applicata, il numero di serie del prodotto e l'avvertenza "Non lasciare il bambino incustodito" (questa avvertenza deve essere visibile nella normale posizione del girello e può essere usata in associazione al pittogramma qui riportato).
Inoltre, il girello "a norma" dovrà sempre essere provvisto delle informazioni per l'acquisto (l'informazione che il prodotto non è adatto a bambini già in grado di camminare e a bambini di peso maggiore di 12 kg) e delle istruzioni per l'uso, contenenti le indicazioni per il montaggio e l'uso corretto -e sicuro- del girello, per la cura, la manutenzione ed il lavaggio del prodotto.
Questa norma fornisce a tutti gli operatori economici e alle autorità preposte alla sorveglianza sul mercato un riferimento unico, chiaro e di facile applicazione per la produzione, l’importazione e il controllo dei girelli nell’ottica della sicurezza.

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Martedì, 20 Aprile 2010

altalenaLe belle giornate primaverili spingono genitori, nonni e babysitter ad accompagnare i più piccini al parco giochi che - soprattutto nelle grandi città - è ormai l’unico luogo dove i bambini possono trascorre ore serene all’aria aperta. Purtroppo però anche in queste aree verdi si possono talvolta verificare incidenti dovuti ad attrezzature non correttamente installate o - più frequentemente - non sottoposte ad una adeguata manutenzione.
Per fornire regole comuni e innalzare il livello di protezione dei più piccoli contro i rischi di infortunio durante il gioco, UNI ha messo a disposizione la serie di norme UNI EN 1176 dedicate proprio a tutte le attrezzature installate nelle aree da gioco a uso individuale e collettivo come altalene, scivoli, giostre, attrezzature oscillanti.
In particolare la UNI EN 1176-7 fornisce una guida per l'ispezione e la manutenzione sia delle attrezzature da gioco sia delle superfici.

Manutenzione
In tema di manutenzione la norma UNI EN 1176-7 fa una distinzione tra manutenzione ordinaria e manutenzione correttiva.
La prima dovrebbe tenere conto delle condizioni locali e delle istruzioni del fabbricante che possono influire sulla frequenza di ispezione necessaria. Tra le misure preventive che la norma suggerisce di adottare sono importanti in particolare: il serraggio degli elementi di fissaggio; la riverniciatura e il ritrattamento delle superfici; la manutenzione di eventuali pavimentazioni ad assorbimento di impatto; la lubrificazione dei giunti; la pulizia; la rimozione di vetri rotti e altri detriti o contaminanti; l’aggiunta di materiali di riporto sfusi sino al livello corretto; la manutenzione delle aree libere.
La manutenzione correttiva dovrebbe invece comprendere misure per correggere i difetti o per ristabilire i necessari livelli di sicurezza delle attrezzature e delle pavimentazioni. Tali misure dovrebbero includere la sostituzione degli elementi di fissaggio, la saldatura o la risaldatura, la sostituzione delle parti usurate o difettose e la sostituzione dei componenti strutturali difettosi.

Le attrezzature: requisiti di sicurezza
Per quanto riguarda le attrezzature vere e proprie presenti nelle aree da gioco (scivoli, altalene, attrezzature oscillanti, giostre...), a definire i requisiti di sicurezza è invece la prima parte della stessa norma. La UNI EN 1176-1 "Attrezzature e superfici per aree da gioco - Parte 1: Requisiti generali di sicurezza e metodi di prova" si applica a tutte le attrezzature destinate alle aree da gioco a uso individuale e collettivo. Nella norma vengono considerate le protezioni contro le cadute (l'altezza dei corrimano deve essere fissata tra 60 e 85 cm; i corrimano, i parapetti e le balaustre devono sempre iniziare dal punto più basso delle rampe), le finiture delle attrezzature (non vi devono essere componenti sporgenti appuntiti o taglienti, le saldature devono essere levigate, i bulloni all’interno di qualsiasi parte accessibile devono sempre essere coperti), le protezioni contro l'intrappolamento di parti o di tutto il corpo o degli abiti. Le attrezzature da gioco, infine, devono essere progettate in modo da consentire agli adulti di assistere e di intervenire nel momento in cui i bambini si dovessero trovare in difficoltà.

La norma UNI EN 1176 - messa a punto dai fabbricanti di attrezzature, progettisti di parchi gioco, grandi acquirenti, gestori di spazi pubblici/privati e rappresentanti dei consumatori - in caso di contestazioni o incidenti può costituire un valido riferimento per verificare la conformità delle attrezzature e quindi le responsabilità.

Attrezzature da inflatable1gioco gonfiabili
Tra le attrezzature che fanno la gioia dei bambini bisogna ricordare che esistono anche le attrezzature da gioco gonfiabili: si tratta di quelle grosse strutture (ad esempio castelli, grossi scivoli e montagne gonfiabili) che generalmente si trovano nei parchi gioco itineranti, ma possono essere presenti anche al coperto, ad esempio nelle ludoteche Su questo argomento UNI ha pubblicato la norma UNI EN 14960 “Attrezzature da gioco gonfiabili - Requisiti di sicurezza e metodi di prova”.
La norma stabilisce le caratteristiche dei tessuti/materiali con i quali vengono fabbricate queste strutture. Innanzitutto tali materiali non devono essere infiammabili, devono avere un'adeguata robustezza e resistenza agli strappi e alle lacerazioni in funzione dei carichi ai quali vengono sottoposti, devono avere sufficiente capacità di ritenere l'aria per permettere il loro gonfiamento quando vengono pressurizzate e, infine, devono essere in grado di riprendere la loro forma (sagoma) originaria dopo una deformazione sotto carico.
Per quanto riguarda la manutenzione di questo tipo di attrezzature, la norma stabilisce che queste devono essere ispezionate a intervalli adeguati che assicurino di poter rilevare e ovviare a tempo debito al loro deterioramento. Anche in questo caso la manutenzione può essere preventiva ("di routine"), volta a mantenere i livelli di sicurezza e le prestazioni, oppure correttiva, con una serie di misure volte a correggerne i difetti o ristabilire i livelli necessari di sicurezza.

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Venerdì, 16 Aprile 2010

bambiniSecondo un rapporto appena pubblicato dalla Commissione Europea, i vestiti per i bimbi sono quelli meno in regola. Sotto accusa la pericolosità dei cordoncini e dei lacci passanti. Evitare incidenti è possibile osservando gli standard di sicurezza europei recepiti in Italia dall’UNI: ecco le regole da seguire per vestire i piccoli in tutta sicurezza

Un capo d'abbigliamento su 10 non rispetta i requisiti europei di sicurezza. A lanciare l'allarme è la Commissione Ue che ha pubblicato i risultati dei controlli fatti dalle autorità di vigilanza di 11 Stati membri dell'Unione europea su 16.000 capi d'abbigliamento tra l'agosto del 2008 e il febbraio del 2010. Secondo il rapporto i meno sicuri risultano essere i vestiti per i bimbi: corde e lacci, soprattutto quelli presenti nella zona del collo, possono rimanere impigliati nelle biciclette o nelle porte e possono addirittura strangolare i bambini più piccoli.

Proprio per evitare che si possano verificare simili situazioni, per quanto riguarda l'abbigliamento dei bambini l'UNI ha recentemente pubblicato una norma - la UNI EN 14682 - che si occupa proprio di questo particolare aspetto di sicurezza dei capi di vestiario. La norma fissa infatti i requisiti riguardanti i cordoncini e i lacci passanti che si trovano su questi prodotti ai quali vengono imputati numerosi incidenti (a volte fatali) dovuti al possibile rischio di strangolamento o di intrappolamento.
La norma prevede requisiti diversi per le seguenti due fasce di età: bambini piccoli (dalla nascita fino ai 7 anni), bambini e giovani (dai 7 ai 14 anni), ed in ogni caso si applica a tutti i capi di abbigliamento che possono essere indossati da ragazzi fino all'altezza di 182 cm e da ragazze fino all'altezza di 176 cm.

Per quanto riguarda i laccetti che vengono utilizzati per stringere un capo o chiuderlo, questi devono essere fissati al capo in almeno un punto equidistante dalla fine del laccetto, evitando in questo modo che il laccetto si possa sfilare completamente dal capo stesso.
Corde chiuse ad anello, che abbiano la funzione di chiudere il capo o che abbiano entrambe le estremità attaccate al capo, devono avere una circonferenza non superiore a 7,5 cm di lunghezza.
Per i bambini da 0 a 7 anni (fino a 134 cm di altezza) non si possono utilizzare laccetti, corde funzionali o corde decorative nei cappucci e nella zona del collo mentre per i bambini da 7 a 14 anni sono ammessi solo laccetti di forma circolare (ad anello, senza estremità libere) con le seguenti caratteristiche:

  • quando il capo è aperto (in posizione rilassata) il laccetto circolare non deve sporgere dal capo,
  • quando il capo è chiuso (in posizione “tirata”) la lunghezza della circonferenza sporgente non deve essere superiore a 15 cm.

I laccetti al giro vita devono sporgere massimo 14 cm dal capo aperto-rilassato e massimo 28 cm quando il capo è chiuso-tirato per la taglia stabilita dall’etichetta. Corde funzionali e decorative non devono superare 14 cm di lunghezza. Non ci devono essere laccetti e corde funzionali o decorative che sporgano dall'orlo inferiore dei capi di abbigliamento.
Per tutti gli indumenti da 0 a 14 anni, in tutte le aree non citate precedentemente, i laccetti, le corde funzionali e decorative non devono comunque sporgere più di 14 cm quando il capo di abbigliamento è regolato alla massima apertura (a capo rilassato).

La norma EN 14682 è stata citata nella Gazzetta ufficiale europea ai sensi della direttiva sulla Sicurezza Generale dei Prodotti (2001/95/EC) recepita in Italia dal Codice del Consumo D.L. 6 settembre 2005, n. 206: ciò significa che è ritenuta la soluzione ottimale per garantire la sicurezza di questi prodotti.

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Giovedì, 15 Aprile 2010

Il 23 marzo scorso è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. L75 una che ritira il riferimento della norma EN 353-1:2002 "Dispositivi per la protezione individuale contro le cadute dall'alto - Parte 1: Dispositivi anticaduta di tipo guidato comprendenti una linea di ancoraggio rigida", conformemente alla direttiva 89/686/CEE del Consiglio sui dispositivi di protezione individuale.

Il testo dell'Articolo 1 riporta che "Il riferimento della norma EN 353-1:2002 "Dispositivi per la protezione individuale contro le cadute dall’alto - Parte 1: Dispositivi anticaduta di tipo guidato comprendenti una linea di ancoraggio rigida" è ritirato dall’elenco delle norme armonizzate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea."

Il Regno Unito ha sollevato un'obiezione formale nei confronti della EN 353-1:2002, ritenendo che:

  • le specifiche relative alle istruzioni per l'uso non soddisfano le prescrizioni della direttiva
  • il metodo di prova previsto non analizza condizioni di caduta ragionevolmente prevedibili come una caduta all'indietro o una caduta sul fianco, il che comporta un rischio significativo di malfunzionamento del sistema.

Dopo aver esaminato la norma EN 353-1:2002, la Commissione non ha ritenuto pienamente soddisfatti i requisiti essenziali di salute e sicurezza di cui alle sezioni 1.1.1, 1.4 e 3.1.2.2 dell’allegato II della direttiva 89/686/CEE.

La norma europea è stata adottata dal Comitato europeo di normazione (CEN) il 12 marzo 2002. Il riferimento a tale norma è stato pubblicato per la prima volta nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. C203 del 28 agosto 2003.

Lunedì, 12 Aprile 2010

Nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. C71 del 19 marzo scorso sono stati pubblicati tre nuovi elenchi di norme armonizzate, che sostituiscono le precedenti liste pubblicate in GUUE.

Per quanto riguarda i prodotti da costruzione, la "Comunicazione della Commissione nell’ambito dell’applicazione della direttiva 89/106/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1988 relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri concernenti i prodotti da costruzione" introduce alcune novità, tra cui:

  • l'inserimento di nuove famiglie di prodotto: generatori di aria calda per riscaldamento, isolanti termici, dispositivi antisismici e adesivi strutturali;
  • alcuni aggiornamenti relativi ai pannelli a messaggio variabile e a stufe, termocucine e caminetti a combustibile solido;
  • l'eliminazione della famiglia di prodotto "Sistemi fissi di lotta contro l'incendio a polvere e a schiuma".

Per visualizzare nel dettaglio le principali novità introdotte clicca qui.

Venerdì, 09 Aprile 2010

È stata recentemente stampata la versione bilingue (italiano-inglese) della norma UNI EN ISO 3382-1:2009 "Acustica - Misurazione dei parametri acustici degli ambienti - Parte 1: Sale da spettacolo" che va a completare la disponibilità normativa sull'argomento, andandosi ad affiancare alla precedente UNI EN ISO 3382-2:2008 "Acustica - Misurazione dei parametri acustici degli ambienti - Parte 2: Tempo di riverberazione negli ambienti ordinari".

Il tempo di riverberazione di un ambiente era considerato l'indicatore predominante della qualità acustica degli ambienti. Sebbene il tempo di riverberazione continui a essere considerato come un parametro significativo, esiste un ragionevole consenso sul fatto che altri tipi di misurazioni, quali i livelli di pressione sonora relativa, i rapporti di energia iniziali/finali, le frazioni di energia laterali e i livelli di rumore di fondo, sono necessari per una valutazione più completa delle proprietà acustiche degli ambienti.

Ci sono diverse ragioni per misurare il tempo di riverberazione: il livello di pressione sonora proveniente dalle sorgenti di rumore, l'intelligibilità del discorso e la percezione della riservatezza di un ambiente ne sono fortemente dipendenti. Per ambienti si intendono stanze domestiche, scalinate, laboratori, impianti industriali, aule, uffici, ristoranti, centri espositivi, impianti sportivi e stazioni ferroviarie o aeroportuali.
In alcuni paesi i regolamenti edilizi specificano i tempi di riverberazione richiesti nelle aule e in altre categorie di sale. Tuttavia, nella vasta maggioranza degli ambienti, si lascia al progettista il compito di specificare e di progettare un tempo di riverberazione ragionevole per le finalità a cui è destinato l'ambiente in oggetto.

La parte 1 della UNI EN ISO 3382 specifica metodi per la misurazione del tempo di riverberazione e altri parametri acustici nelle sale da concerto mentre la parte 2 si riferisce agli ambienti ordinari. In entrambe vengono descritti il procedimento di misurazione, l'apparecchiatura necessaria, il numero richiesto di posizioni di misurazione e il metodo per la valutazione dei dati e per la presentazione del rapporto di prova.
In particolare la parte 1 si utilizza nell'applicazione delle moderne tecniche di misurazione digitale e nella valutazione dei parametri acustici ambientali ricavati da risposte all'impulso. I risultati della misurazione ottenuti applicando la parte 2 possono essere utilizzati per la correzione di altre misurazioni acustiche, per esempio il livello di pressione sonora proveniente da sorgenti sonore o misurazioni dell'isolamento acustico, nonché per la comparazione con requisiti del tempo di riverberazione negli ambienti.


UNI, Roberto Bottio
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Lunedì, 29 Marzo 2010

uovodipasquaScartare l'uovo, gustarsi il cioccolato e godersi la sorpresa. Il rito pasquale, per i bambini, è semplice ed immediato. Quando si arriva però alla terza e ultima parte, quella del regalo, è bene prestare attenzione: anche i giocattoli apparentemente più innocui possono nascondere insidie e rivelarsi pericolosi.

Come facciamo a sapere se il giocattolo, soprattutto se piccolo e con parti meccaniche componibili, contenuto nell'uovo di Pasqua può rappresentare un pericolo per i bambini?
Ecco i consigli dell'UNI che ha elaborato, in applicazione di una direttiva UE specifica sui giocattoli, le norme UNI EN 71, che stabiliscono requisiti e metodi di prova che garantiscono la sicurezza dei giocattoli per i bambini fino ai 14 anni.

Le norme stabiliscono i livelli massimi giornalieri di ingestione per le varie sostanze: affinché le sorprese siano sicure, i giocattoli a norma vengono sottoposti a prove per verificare che i materiali che li costituiscono e i loro rivestimenti non cedano sostanze tossiche quali, per esempio, antimonio, arsenico, bario, cadmio, cromo, piombo, mercurio e selenio.
Inoltre le sorprese non devono essere infiammabili: ad esempio per verificare la non-infiammabilità dei peluche, questi sono messi a contatto con una fiamma tesa, alimentata a gas, dell'altezza di 2 centimetri per un certo numero di secondi; dopo di che si misura il tempo impiegato dalla fiamma per propagarsi sul giocattolo stesso.

In linea generale, le norme UNI EN 71 prevedono una serie di principi di sicurezza, che rientrano a pieno titolo nei requisiti che una sorpresa contenuta nell'uovo di Pasqua deve possedere:

  • i giocattoli non devono avere bordi taglienti;
  • le parti sporgenti che comportano rischi di perforazione devono essere protette;
  • le eventuali molle e gli altri meccanismi in movimento non possono essere accessibili alle dita. Questa prova è effettuata con una "mano meccanica" che simula le dimensioni e le articolazioni delle dita dei bambini;
  • i giocattoli da portare alla bocca e quelli con parti piccole devono avere dimensioni tali da non poter entrare in un "cilindro di prova" che simula le dimensioni della trachea dei bambini.

Per concludere possiamo dire che sono di estrema importanza - e garanzia di sicurezza - le avvertenze, le istruzioni per l'uso dei giocattoli, le indicazioni per il montaggio e la manutenzione e, soprattutto considerando la tipologia dei prodotti, il simbolo grafico per l'etichettatura di avvertimento sull'età. Tale simbolo, che deve apparire o sul giocattolo stesso, o sulla confezione o nelle istruzioni per l'uso, ha infatti lo scopo di informare gli adulti, che il giocattolo potrebbe essere non adatto per un bambino di età inferiore ai tre anni.

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Lunedì, 29 Marzo 2010

Nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. L69 - datata 19 marzo 2010 - è stata pubblicata una decisione della Commissione che ritira il riferimento della norma armonizzata EN ISO 4869-4:2000 conformemente alla direttiva 89/686/CEE relativa ai dispositivi di protezione individuale.

L'Articolo 1 riporta: "Il riferimento della norma EN ISO 4869-4: 2000 "Acustica - Dispositivi individuali di protezione dell'udito - Parte 4: Misurazione dei livelli effettivi di pressione sonora all'interno delle cuffie destinate alla riproduzione del suono (ISO/TR 4869-4:1998)" è ritirato dall’elenco delle norme armonizzate pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea."

La Germania ha sollevato un'obiezione formale nei confronti della EN ISO 4869-4:2000, motivata dal fatto che essa non soddisfa i requisiti di cui all'allegato II della direttiva 89/686/CEE: il metodo di prova per cuffie fonoassorbenti con risposta in funzione del livello sonoro tende a sovrastimare l’efficacia del protettore auricolare sottoposto a prova, e i suoi risultati non sono rappresentativi per l’esposizione dell'utilizzatore, né sono riproducibili.
La Commissione ha stabilito che la norma non soddisfa pienamente i requisiti essenziali di salute e sicurezza (sezioni 1.1.2.1 e 3.5 - allegato II) previsti dalla direttiva 89/686/CEE.

La norma europea è stata adottata dal Comitato europeo di normazione (CEN) nell’aprile 2000. Il riferimento a tale norma è stato pubblicato per la prima volta nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 6 ottobre 2005 (Gazzetta ufficiale C247 del 6.10.2005).

Mercoledì, 17 Marzo 2010

outsourcing_serviziUna decisione strategica relativa all'affidamento a terzi di una attività aziendale richiede un'analisi preliminare sull'importanza strategica di questa attività. Oggi le organizzazioni - in particolare le imprese industriali e commerciali - dimostrano interesse verso una valutazione dell’affidamento a terzi, a diversi livelli, dei processi aziendali, tramite le scelte di tipo "make or buy": fare all’interno o acquistare da terzi.

Uno strumento normativo che aiuta ad affrontare e gestire l'outsourcing di servizi è rappresentato dalla nuova norma nazionale UNI 11336:2010 "Attività operative delle imprese - Valutazione preliminare di un progetto di affidamento a terzi (outsourcing) di servizi - Linee guida", che propone come affrontare la valutazione preliminare interna a un'impresa che intende decidere se ricorrere all'outsourcing di servizi. La valutazione preliminare interna si conclude con la predisposizione di quanto occorre per la ricerca di un fornitore.
La norma si sviluppa dal punto di vista dell'impresa che si propone di ricorrere all'outsourcing, ma può essere utilmente tenuta presente anche dalle imprese fornitrici di servizi ("outsourcer" o "provider").

La UNI 11336 fornisce le informazioni per effettuare la valutazione con un'analisi preliminare: vengono considerati sia gli aspetti positivi sia le negatività dell'outsourcing e valutate le opportunità interne dell'azienda, viene eseguita un'analisi costi/benefici (includendo l'aspetto sicurezza e quello ambientale) e una valutazione sul mercato.
Conclusa l'analisi preliminare la norma fornisce indicazioni relative alla pianificazione del progetto: i passi necessari per l'outsourcing, il coinvolgimento delle funzioni interne all'azienda, la pianificazione delle attività, la richiesta di offerta.

Elaborata dalla commissione tecnica "Servizi", la UNI 11336:2010 potrà fornire inoltre un supporto all'attività normativa internazionale che dovrebbe avviarsi nei prossimi mesi sullo stesso argomento.

UNI, Roberto Ravaglia
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Martedì, 16 Marzo 2010

cassonetti_rifiutiA Milano, Sassari e Napoli, plastica e lattine vanno gettate nel raccoglitore giallo, a Palermo in quello verde e a Roma in quello blu.
Ancora più complicata la situazione dei rifiuti indifferenziati: a Milano vanno nel nero, a Sassari, Torino e Roma nel verde, a Napoli nel blu, mentre a Bologna vanno nel grigio.

Da nord a sud il marrone dovrebbe essere il colore dei contenitori ove riporre i rifiuti organici ma a Roma, Milano e Bari non esiste questo tipo di raccolta e a Palermo nel raccoglitore marrone vanno a finire la carta, le lattine e il vetro.
Oltre ad un problema di colori, infatti, c’è anche quello della funzione attribuita al tipo di raccoglitore. A Roma e Firenze, infatti, plastica e lattine vanno insieme al vetro, che invece a Milano, Napoli e Bari va gettato soltanto nello specifico raccoglitore verde.
Un apposito raccoglitore della plastica è previsto invece soltanto a Torino (grigio) Bologna, Bari e Palermo (giallo). Per la carta invece il bianco sembrerebbe mettere tutti d’accordo se non fosse che torinesi e fiorentini usano il giallo, mentre bolognesi e baresi hanno il blu.
Prendendo spunto soltanto da alcuni esempi, sembra proprio che nel nostro Paese la raccolta differenziata segua criteri completamente diversi, disorientando il cittadino che si sposta di città in città e, a volte, anche all’interno della stessa città.

Non si tratta di un problema di mero decoro urbano (anche se il problema si pone eccome) ma proprio di una assoluta carenza di uniformità che penalizza l’efficacia della raccolta differenziata.
L’utilizzo di colori diversi, combinato alla diversa tipologia di raccolta, è stato evidenziato nell’ambito della riunione plenaria annuale del Comitato tecnico europeo CEN/TC 183 "Waste management" (competente proprio nella definizione di norme tecniche europee relative alla gestione e raccolta dei rifiuti) che si è tenuta a Palermo nel novembre scorso. In quella sede è stata avanzata una nuova proposta relativa alla definizione di un modello di elementi visivi che permettano di identificare i rifiuti da parte dei consumatori e degli operatori.
È del tutto evidente, infatti, che con l’introduzione della raccolta differenziata si sono diffusi schemi, abitudini e contenitori diversi da comune a comune e si rende quindi necessario un sistema che abbini forme, colori e scritte per permettere immediatamente di sapere se il contenitore specifico (ed il relativo servizio di raccolta) è riservato alla carta, o alla plastica, o ad un insieme di più materiali.
Individuare alcuni standard, attraverso l’approvazione della TC 183, significherebbe infatti rivoluzionare positivamente abitudini italiane ed europee di tutti i giorni.

Di seguito diversi esempi da Nord a Sud delle differenze tutte italiane

Fonte: siti internet delle aziende di servizi ambientali dei rispettivi Comuni

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