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Venerdì, 16 Aprile 2010

bambiniSecondo un rapporto appena pubblicato dalla Commissione Europea, i vestiti per i bimbi sono quelli meno in regola. Sotto accusa la pericolosità dei cordoncini e dei lacci passanti. Evitare incidenti è possibile osservando gli standard di sicurezza europei recepiti in Italia dall’UNI: ecco le regole da seguire per vestire i piccoli in tutta sicurezza

Un capo d'abbigliamento su 10 non rispetta i requisiti europei di sicurezza. A lanciare l'allarme è la Commissione Ue che ha pubblicato i risultati dei controlli fatti dalle autorità di vigilanza di 11 Stati membri dell'Unione europea su 16.000 capi d'abbigliamento tra l'agosto del 2008 e il febbraio del 2010. Secondo il rapporto i meno sicuri risultano essere i vestiti per i bimbi: corde e lacci, soprattutto quelli presenti nella zona del collo, possono rimanere impigliati nelle biciclette o nelle porte e possono addirittura strangolare i bambini più piccoli.

Proprio per evitare che si possano verificare simili situazioni, per quanto riguarda l'abbigliamento dei bambini l'UNI ha recentemente pubblicato una norma - la UNI EN 14682 - che si occupa proprio di questo particolare aspetto di sicurezza dei capi di vestiario. La norma fissa infatti i requisiti riguardanti i cordoncini e i lacci passanti che si trovano su questi prodotti ai quali vengono imputati numerosi incidenti (a volte fatali) dovuti al possibile rischio di strangolamento o di intrappolamento.
La norma prevede requisiti diversi per le seguenti due fasce di età: bambini piccoli (dalla nascita fino ai 7 anni), bambini e giovani (dai 7 ai 14 anni), ed in ogni caso si applica a tutti i capi di abbigliamento che possono essere indossati da ragazzi fino all'altezza di 182 cm e da ragazze fino all'altezza di 176 cm.

Per quanto riguarda i laccetti che vengono utilizzati per stringere un capo o chiuderlo, questi devono essere fissati al capo in almeno un punto equidistante dalla fine del laccetto, evitando in questo modo che il laccetto si possa sfilare completamente dal capo stesso.
Corde chiuse ad anello, che abbiano la funzione di chiudere il capo o che abbiano entrambe le estremità attaccate al capo, devono avere una circonferenza non superiore a 7,5 cm di lunghezza.
Per i bambini da 0 a 7 anni (fino a 134 cm di altezza) non si possono utilizzare laccetti, corde funzionali o corde decorative nei cappucci e nella zona del collo mentre per i bambini da 7 a 14 anni sono ammessi solo laccetti di forma circolare (ad anello, senza estremità libere) con le seguenti caratteristiche:

  • quando il capo è aperto (in posizione rilassata) il laccetto circolare non deve sporgere dal capo,
  • quando il capo è chiuso (in posizione “tirata”) la lunghezza della circonferenza sporgente non deve essere superiore a 15 cm.

I laccetti al giro vita devono sporgere massimo 14 cm dal capo aperto-rilassato e massimo 28 cm quando il capo è chiuso-tirato per la taglia stabilita dall’etichetta. Corde funzionali e decorative non devono superare 14 cm di lunghezza. Non ci devono essere laccetti e corde funzionali o decorative che sporgano dall'orlo inferiore dei capi di abbigliamento.
Per tutti gli indumenti da 0 a 14 anni, in tutte le aree non citate precedentemente, i laccetti, le corde funzionali e decorative non devono comunque sporgere più di 14 cm quando il capo di abbigliamento è regolato alla massima apertura (a capo rilassato).

La norma EN 14682 è stata citata nella Gazzetta ufficiale europea ai sensi della direttiva sulla Sicurezza Generale dei Prodotti (2001/95/EC) recepita in Italia dal Codice del Consumo D.L. 6 settembre 2005, n. 206: ciò significa che è ritenuta la soluzione ottimale per garantire la sicurezza di questi prodotti.

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Giovedì, 15 Aprile 2010

Il 23 marzo scorso è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. L75 una che ritira il riferimento della norma EN 353-1:2002 "Dispositivi per la protezione individuale contro le cadute dall'alto - Parte 1: Dispositivi anticaduta di tipo guidato comprendenti una linea di ancoraggio rigida", conformemente alla direttiva 89/686/CEE del Consiglio sui dispositivi di protezione individuale.

Il testo dell'Articolo 1 riporta che "Il riferimento della norma EN 353-1:2002 "Dispositivi per la protezione individuale contro le cadute dall’alto - Parte 1: Dispositivi anticaduta di tipo guidato comprendenti una linea di ancoraggio rigida" è ritirato dall’elenco delle norme armonizzate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea."

Il Regno Unito ha sollevato un'obiezione formale nei confronti della EN 353-1:2002, ritenendo che:

  • le specifiche relative alle istruzioni per l'uso non soddisfano le prescrizioni della direttiva
  • il metodo di prova previsto non analizza condizioni di caduta ragionevolmente prevedibili come una caduta all'indietro o una caduta sul fianco, il che comporta un rischio significativo di malfunzionamento del sistema.

Dopo aver esaminato la norma EN 353-1:2002, la Commissione non ha ritenuto pienamente soddisfatti i requisiti essenziali di salute e sicurezza di cui alle sezioni 1.1.1, 1.4 e 3.1.2.2 dell’allegato II della direttiva 89/686/CEE.

La norma europea è stata adottata dal Comitato europeo di normazione (CEN) il 12 marzo 2002. Il riferimento a tale norma è stato pubblicato per la prima volta nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea n. C203 del 28 agosto 2003.

Lunedì, 12 Aprile 2010

Nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. C71 del 19 marzo scorso sono stati pubblicati tre nuovi elenchi di norme armonizzate, che sostituiscono le precedenti liste pubblicate in GUUE.

Per quanto riguarda i prodotti da costruzione, la "Comunicazione della Commissione nell’ambito dell’applicazione della direttiva 89/106/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1988 relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri concernenti i prodotti da costruzione" introduce alcune novità, tra cui:

  • l'inserimento di nuove famiglie di prodotto: generatori di aria calda per riscaldamento, isolanti termici, dispositivi antisismici e adesivi strutturali;
  • alcuni aggiornamenti relativi ai pannelli a messaggio variabile e a stufe, termocucine e caminetti a combustibile solido;
  • l'eliminazione della famiglia di prodotto "Sistemi fissi di lotta contro l'incendio a polvere e a schiuma".

Per visualizzare nel dettaglio le principali novità introdotte clicca qui.

Venerdì, 09 Aprile 2010

È stata recentemente stampata la versione bilingue (italiano-inglese) della norma UNI EN ISO 3382-1:2009 "Acustica - Misurazione dei parametri acustici degli ambienti - Parte 1: Sale da spettacolo" che va a completare la disponibilità normativa sull'argomento, andandosi ad affiancare alla precedente UNI EN ISO 3382-2:2008 "Acustica - Misurazione dei parametri acustici degli ambienti - Parte 2: Tempo di riverberazione negli ambienti ordinari".

Il tempo di riverberazione di un ambiente era considerato l'indicatore predominante della qualità acustica degli ambienti. Sebbene il tempo di riverberazione continui a essere considerato come un parametro significativo, esiste un ragionevole consenso sul fatto che altri tipi di misurazioni, quali i livelli di pressione sonora relativa, i rapporti di energia iniziali/finali, le frazioni di energia laterali e i livelli di rumore di fondo, sono necessari per una valutazione più completa delle proprietà acustiche degli ambienti.

Ci sono diverse ragioni per misurare il tempo di riverberazione: il livello di pressione sonora proveniente dalle sorgenti di rumore, l'intelligibilità del discorso e la percezione della riservatezza di un ambiente ne sono fortemente dipendenti. Per ambienti si intendono stanze domestiche, scalinate, laboratori, impianti industriali, aule, uffici, ristoranti, centri espositivi, impianti sportivi e stazioni ferroviarie o aeroportuali.
In alcuni paesi i regolamenti edilizi specificano i tempi di riverberazione richiesti nelle aule e in altre categorie di sale. Tuttavia, nella vasta maggioranza degli ambienti, si lascia al progettista il compito di specificare e di progettare un tempo di riverberazione ragionevole per le finalità a cui è destinato l'ambiente in oggetto.

La parte 1 della UNI EN ISO 3382 specifica metodi per la misurazione del tempo di riverberazione e altri parametri acustici nelle sale da concerto mentre la parte 2 si riferisce agli ambienti ordinari. In entrambe vengono descritti il procedimento di misurazione, l'apparecchiatura necessaria, il numero richiesto di posizioni di misurazione e il metodo per la valutazione dei dati e per la presentazione del rapporto di prova.
In particolare la parte 1 si utilizza nell'applicazione delle moderne tecniche di misurazione digitale e nella valutazione dei parametri acustici ambientali ricavati da risposte all'impulso. I risultati della misurazione ottenuti applicando la parte 2 possono essere utilizzati per la correzione di altre misurazioni acustiche, per esempio il livello di pressione sonora proveniente da sorgenti sonore o misurazioni dell'isolamento acustico, nonché per la comparazione con requisiti del tempo di riverberazione negli ambienti.


UNI, Roberto Bottio
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Lunedì, 29 Marzo 2010

uovodipasquaScartare l'uovo, gustarsi il cioccolato e godersi la sorpresa. Il rito pasquale, per i bambini, è semplice ed immediato. Quando si arriva però alla terza e ultima parte, quella del regalo, è bene prestare attenzione: anche i giocattoli apparentemente più innocui possono nascondere insidie e rivelarsi pericolosi.

Come facciamo a sapere se il giocattolo, soprattutto se piccolo e con parti meccaniche componibili, contenuto nell'uovo di Pasqua può rappresentare un pericolo per i bambini?
Ecco i consigli dell'UNI che ha elaborato, in applicazione di una direttiva UE specifica sui giocattoli, le norme UNI EN 71, che stabiliscono requisiti e metodi di prova che garantiscono la sicurezza dei giocattoli per i bambini fino ai 14 anni.

Le norme stabiliscono i livelli massimi giornalieri di ingestione per le varie sostanze: affinché le sorprese siano sicure, i giocattoli a norma vengono sottoposti a prove per verificare che i materiali che li costituiscono e i loro rivestimenti non cedano sostanze tossiche quali, per esempio, antimonio, arsenico, bario, cadmio, cromo, piombo, mercurio e selenio.
Inoltre le sorprese non devono essere infiammabili: ad esempio per verificare la non-infiammabilità dei peluche, questi sono messi a contatto con una fiamma tesa, alimentata a gas, dell'altezza di 2 centimetri per un certo numero di secondi; dopo di che si misura il tempo impiegato dalla fiamma per propagarsi sul giocattolo stesso.

In linea generale, le norme UNI EN 71 prevedono una serie di principi di sicurezza, che rientrano a pieno titolo nei requisiti che una sorpresa contenuta nell'uovo di Pasqua deve possedere:

  • i giocattoli non devono avere bordi taglienti;
  • le parti sporgenti che comportano rischi di perforazione devono essere protette;
  • le eventuali molle e gli altri meccanismi in movimento non possono essere accessibili alle dita. Questa prova è effettuata con una "mano meccanica" che simula le dimensioni e le articolazioni delle dita dei bambini;
  • i giocattoli da portare alla bocca e quelli con parti piccole devono avere dimensioni tali da non poter entrare in un "cilindro di prova" che simula le dimensioni della trachea dei bambini.

Per concludere possiamo dire che sono di estrema importanza - e garanzia di sicurezza - le avvertenze, le istruzioni per l'uso dei giocattoli, le indicazioni per il montaggio e la manutenzione e, soprattutto considerando la tipologia dei prodotti, il simbolo grafico per l'etichettatura di avvertimento sull'età. Tale simbolo, che deve apparire o sul giocattolo stesso, o sulla confezione o nelle istruzioni per l'uso, ha infatti lo scopo di informare gli adulti, che il giocattolo potrebbe essere non adatto per un bambino di età inferiore ai tre anni.

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Lunedì, 29 Marzo 2010

Nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. L69 - datata 19 marzo 2010 - è stata pubblicata una decisione della Commissione che ritira il riferimento della norma armonizzata EN ISO 4869-4:2000 conformemente alla direttiva 89/686/CEE relativa ai dispositivi di protezione individuale.

L'Articolo 1 riporta: "Il riferimento della norma EN ISO 4869-4: 2000 "Acustica - Dispositivi individuali di protezione dell'udito - Parte 4: Misurazione dei livelli effettivi di pressione sonora all'interno delle cuffie destinate alla riproduzione del suono (ISO/TR 4869-4:1998)" è ritirato dall’elenco delle norme armonizzate pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea."

La Germania ha sollevato un'obiezione formale nei confronti della EN ISO 4869-4:2000, motivata dal fatto che essa non soddisfa i requisiti di cui all'allegato II della direttiva 89/686/CEE: il metodo di prova per cuffie fonoassorbenti con risposta in funzione del livello sonoro tende a sovrastimare l’efficacia del protettore auricolare sottoposto a prova, e i suoi risultati non sono rappresentativi per l’esposizione dell'utilizzatore, né sono riproducibili.
La Commissione ha stabilito che la norma non soddisfa pienamente i requisiti essenziali di salute e sicurezza (sezioni 1.1.2.1 e 3.5 - allegato II) previsti dalla direttiva 89/686/CEE.

La norma europea è stata adottata dal Comitato europeo di normazione (CEN) nell’aprile 2000. Il riferimento a tale norma è stato pubblicato per la prima volta nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 6 ottobre 2005 (Gazzetta ufficiale C247 del 6.10.2005).

Mercoledì, 17 Marzo 2010

outsourcing_serviziUna decisione strategica relativa all'affidamento a terzi di una attività aziendale richiede un'analisi preliminare sull'importanza strategica di questa attività. Oggi le organizzazioni - in particolare le imprese industriali e commerciali - dimostrano interesse verso una valutazione dell’affidamento a terzi, a diversi livelli, dei processi aziendali, tramite le scelte di tipo "make or buy": fare all’interno o acquistare da terzi.

Uno strumento normativo che aiuta ad affrontare e gestire l'outsourcing di servizi è rappresentato dalla nuova norma nazionale UNI 11336:2010 "Attività operative delle imprese - Valutazione preliminare di un progetto di affidamento a terzi (outsourcing) di servizi - Linee guida", che propone come affrontare la valutazione preliminare interna a un'impresa che intende decidere se ricorrere all'outsourcing di servizi. La valutazione preliminare interna si conclude con la predisposizione di quanto occorre per la ricerca di un fornitore.
La norma si sviluppa dal punto di vista dell'impresa che si propone di ricorrere all'outsourcing, ma può essere utilmente tenuta presente anche dalle imprese fornitrici di servizi ("outsourcer" o "provider").

La UNI 11336 fornisce le informazioni per effettuare la valutazione con un'analisi preliminare: vengono considerati sia gli aspetti positivi sia le negatività dell'outsourcing e valutate le opportunità interne dell'azienda, viene eseguita un'analisi costi/benefici (includendo l'aspetto sicurezza e quello ambientale) e una valutazione sul mercato.
Conclusa l'analisi preliminare la norma fornisce indicazioni relative alla pianificazione del progetto: i passi necessari per l'outsourcing, il coinvolgimento delle funzioni interne all'azienda, la pianificazione delle attività, la richiesta di offerta.

Elaborata dalla commissione tecnica "Servizi", la UNI 11336:2010 potrà fornire inoltre un supporto all'attività normativa internazionale che dovrebbe avviarsi nei prossimi mesi sullo stesso argomento.

UNI, Roberto Ravaglia
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Martedì, 16 Marzo 2010

cassonetti_rifiutiA Milano, Sassari e Napoli, plastica e lattine vanno gettate nel raccoglitore giallo, a Palermo in quello verde e a Roma in quello blu.
Ancora più complicata la situazione dei rifiuti indifferenziati: a Milano vanno nel nero, a Sassari, Torino e Roma nel verde, a Napoli nel blu, mentre a Bologna vanno nel grigio.

Da nord a sud il marrone dovrebbe essere il colore dei contenitori ove riporre i rifiuti organici ma a Roma, Milano e Bari non esiste questo tipo di raccolta e a Palermo nel raccoglitore marrone vanno a finire la carta, le lattine e il vetro.
Oltre ad un problema di colori, infatti, c’è anche quello della funzione attribuita al tipo di raccoglitore. A Roma e Firenze, infatti, plastica e lattine vanno insieme al vetro, che invece a Milano, Napoli e Bari va gettato soltanto nello specifico raccoglitore verde.
Un apposito raccoglitore della plastica è previsto invece soltanto a Torino (grigio) Bologna, Bari e Palermo (giallo). Per la carta invece il bianco sembrerebbe mettere tutti d’accordo se non fosse che torinesi e fiorentini usano il giallo, mentre bolognesi e baresi hanno il blu.
Prendendo spunto soltanto da alcuni esempi, sembra proprio che nel nostro Paese la raccolta differenziata segua criteri completamente diversi, disorientando il cittadino che si sposta di città in città e, a volte, anche all’interno della stessa città.

Non si tratta di un problema di mero decoro urbano (anche se il problema si pone eccome) ma proprio di una assoluta carenza di uniformità che penalizza l’efficacia della raccolta differenziata.
L’utilizzo di colori diversi, combinato alla diversa tipologia di raccolta, è stato evidenziato nell’ambito della riunione plenaria annuale del Comitato tecnico europeo CEN/TC 183 "Waste management" (competente proprio nella definizione di norme tecniche europee relative alla gestione e raccolta dei rifiuti) che si è tenuta a Palermo nel novembre scorso. In quella sede è stata avanzata una nuova proposta relativa alla definizione di un modello di elementi visivi che permettano di identificare i rifiuti da parte dei consumatori e degli operatori.
È del tutto evidente, infatti, che con l’introduzione della raccolta differenziata si sono diffusi schemi, abitudini e contenitori diversi da comune a comune e si rende quindi necessario un sistema che abbini forme, colori e scritte per permettere immediatamente di sapere se il contenitore specifico (ed il relativo servizio di raccolta) è riservato alla carta, o alla plastica, o ad un insieme di più materiali.
Individuare alcuni standard, attraverso l’approvazione della TC 183, significherebbe infatti rivoluzionare positivamente abitudini italiane ed europee di tutti i giorni.

Di seguito diversi esempi da Nord a Sud delle differenze tutte italiane

Fonte: siti internet delle aziende di servizi ambientali dei rispettivi Comuni

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Venerdì, 12 Marzo 2010

raccoltarifiutiOgni anno nel nostro paese si producono milioni di tonnellate di rifiuti. Gli investimenti in questo settore si rivolgono principalmente verso nuove soluzioni tecnologiche che riguardano il rispetto dell'ambiente e il contenimento dei costi, ma anche il tema della sicurezza dei veicoli e degli operatori che si occupano della loro raccolta non va tralasciato.
Lo scorso febbraio è stata pubblicata la versione aggiornata della norma UNI EN 1501 "Veicoli raccolta rifiuti e relativi dispositivi di sollevamento - Requisiti generali e di sicurezza" Parte 1 "Veicoli raccolta rifiuti a caricamento posteriore" e Parte 2 "Veicoli raccolta rifiuti a caricamento laterale".

La UNI EN 1501-1:2010 specifica i requisiti di sicurezza e di progettazione per i veicoli raccolta rifiuti (VRR) a caricamento posteriore, per la raccolta, il trasporto e lo scarico di rifiuti solidi e materiali riciclabili, azionati da energia idraulica; copre anche i relativi dispositivi di sollevamento (alza-voltacontenitori) e i riferimenti alle connessioni con gli autotelai.

La UNI EN 1501-2:2010 specifica invece i requisiti tecnici per minimizzare i pericoli che possono verificarsi durante il funzionamento e la manutenzione, così come previsto dal costruttore o da un suo rappresentante autorizzato, dei veicoli raccolta rifiuti (VRR) a caricamento laterale per la raccolta, il trasporto e lo scarico di rifiuti solidi. La norma si applica ai VRR a caricamento laterale e ai relativi dispositivi di sollevamento (alza-voltacontenitori).

Le due parti della norma riportano le tipologie di rischi e di pericoli conosciuti nel campo delle operazioni effettuate dai veicoli per la raccolta dei rifiuti (intrappolamento, schiacciamento, urti, fuoriuscita di fluidi idraulici, caduta di rifiuti o di contenitori per rifiuti, rumore e molti altri), i requisiti di sicurezza dei veicoli, le informazioni per l'uso e la manutenzione, la marcatura.

La UNI EN 1501 interessa progettisti, produttori e fornitori di veicoli per la raccolta di rifiuti; è destinata ad essere utilizzata in combinazione con le norme elaborate dal comitato tecnico CEN/TC 183/WG 1 per i contenitori mobili per rifiuti (serie UNI EN 840), i contenitori stazionari per rifiuti (serie prEN 12574 e UNI EN 13071).

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Giovedì, 11 Marzo 2010

tastiera_pc2Con la revisione della norma ISO/IEC 9995 "Information technology – Keyboard layouts for text and office systems" le tastiere dei nostri computer (e non solo) saranno maggiormente in grado di soddisfare le esigenze di universalità che nascono in questa epoca "digitale".
La norma internazionale, composta di più parti, fornisce infatti uno schema per la progettazione, l’organizzazione e il disegno di tutte le tastiere da utilizzare in ambito IT, contengano esse lettere, numeri, simboli o altri segni grafici.
In sostanza questa ultima revisione della norma ISO/IEC 9995 definisce lo "stato dell’arte" per quanto riguarda il layout delle tastiere informatiche e in un certo senso garantisce che gli utenti possano operare su di esse con la necessaria familiarità in qualsiasi parte del mondo.

La norma recentemente pubblicata prende in considerazione le più svariate applicazioni – esistenti o di prossima realizzazione – che utilizzano tastiere: computer, telefoni fissi o cellulari, calcolatori, macchine da scrivere elettroniche, touch-screen e molti altri strumenti multimediali.
La norma suddivide la tastiera in sezioni chiaramente identificabili e assegna precise funzioni ai tasti. Essa specifica requisiti per la forma e le sezioni delle tastiere, per il posizionamento dei tasti, per la loro distanza e altre caratteristiche ancora.

"Grazie ai simboli previsti dalla norma ISO/IEC 9995-7, gli utenti possono - a prescindere dalla lingua o dal paese – riconoscere i tasti di funzione, come il back, l’esci o l’invio" – afferma Alain LaBonté, coordinatore del gruppo di lavoro che ha elaborato la norma, l’ISO/IEC JTC 1/SC 35/WG 1"e possono quindi orientarsi tra le tastiere di molteplici applicazioni".
"L’ultima e recente versione della norma" – conclude LaBonté – "accoglie il più ampio set di caratteri utilizzati oggigiorno dalle applicazioni informatiche e multimediali e garantisce una interfaccia comune, intuitiva e di facile utilizzo".

Tra le principali novità della nuova edizione della norma ISO/IEC 9995: riduzione del numero di "zone" in cui è suddivisa la tastiera, maggiore flessibilità nel posizionamento dei simboli nei tasti in determinate condizioni e supporto per la gestione dei caratteri di alfabeti diversi, compresi quelli accentati. La parti della ISO/IEC 9995 aggiornate e pubblicate nel 2009 sono le seguenti:

  • Parte 1: General principles governing keyboard layouts
  • Parte 2: Alphanumeric section
  • Parte 4: Numeric section
  • Parte 5: Editing and function section
  • Parte 7 Symbols used to represent functions
  • Parte 8: Allocation of letters to the keys of a numeric keypad

La parte 3 ("Complementary layouts of the alphanumeric zone of the alphanumeric section") è attualmente in fase di revisione.

Yves Neuville, Segretario del sottocomitato ISO/IEC, sottolinea che "almeno il 95% delle tastiere oggi in uso sono conformi alla norma internazionale". Questo è dunque un ottimo esempio di come il sottocomitato 35 sia stato in grado di rispondere in maniera efficace a un’esigenza realmente sentita di adattabilità e uniformità presente nel mondo dell’information technology.

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