Compila i campi per il download gratuito della UNI/PdR richiesta





Si No


Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

Ai sensi dell'articolo 13 del DLgs. 196/2003, UNI - titolare del trattamento dei dati, domiciliato in via Sannio 2 - 20137 Milano - informa che i dati richiesti sono raccolti e trattati per finalità di:

- verifica che non vengano violate le norme sul diritto d’autore - informazione e promozione commerciale di prodotti e servizi UNI - indagini di mercato inerenti le attività UNI.

Per quanto riguarda il trattamento dei dati, esso viene effettuato in modo da garantire la sicurezza e riservatezza degli stessi mediante:

- strumenti manuali - strumenti informatici.

Nel caso in cui non venisse accordato il consenso al trattamento dei dati si segnala che verranno meno le prestazioni richieste di cui al punto precedente senza che UNI possa essere tenuto responsabile per il disservizio. Infine, come previsto dall'art. 7 del DLgs. 196/2003, si comunica al conferente dati che è in suo diritto accedere ai propri dati per consultarli, aggiornarli, cancellarli nonché opporsi al loro trattamento per legittimi motivi.

Trattamento dei dati personali – Consenso ex artt. 23,24,25 DLgs. 196/2003

Il sottoscritto, dato atto di avere ricevuto l'informativa prevista all'art. 13 del DLgs. 196/2003 in materia di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, espressamente garantisce il suo consenso ai sensi degli articoli 23, 24, 25 del summenzionato decreto (inclusivo di raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione, distruzione) secondo i termini della summenzionata informativa e nei limiti ivi indicati, dei propri dati personali acquisiti o che saranno acquisiti in futuro dall'UNI.

X

MENU
UN MONDO FATTO BENE.
Login

News

Giovedì, 08 Luglio 2010

motoacquaRobuste, stabili, con alta capacità di galleggiamento. L’UNI definisce i requisiti di sicurezza che devono avere questi veloci mezzi di trasporto sul mare.

Sono note anche come personal watercraft. Sfrecciano veloci sul mare e spesso guadagnano le copertine dei giornali più patinati, con a bordo qualche vip o calciatore. Sono le moto d’acqua, un mezzo di trasporto sul mare tipicamente estivo e balneare la cui guida richiede, oltre ad una certa abilità, anche il rispetto di determinate regole e il possesso della patente nautica.

Per garantire al conducente la massima sicurezza, a livello europeo è stata pubblicata la norma UNI EN ISO 13590 "Unità di piccole dimensioni - Moto d'acqua - Requisiti della costruzione e dell'installazione degli impianti" -dedicata proprio a questi piccoli natanti di lunghezza inferiore ai 4 metri- che fornisce indicazioni di sicurezza, per il costruttore e l'utilizzatore, che vanno dalla fabbricazione al sistema di alimentazione; dai sistemi elettrici alla struttura dello scafo; dalla galleggiabilità ed altre caratteristiche di stabilità al manuale del proprietario.

La norma stabilisce severe prove per verificare la robustezza della struttura dello scafo. Altrettanto stringenti sono i requisiti di galleggiabilità richiesti: la prova di galleggiamento avrà infatti esito positivo se il natante, caricato oltre il peso, si manterrà anche in parte sopra la superficie dell'acqua dopo essere rimasto immerso per almeno 18 ore. Per quanto riguarda la stabilità - altro requisito fondamentale - la moto d'acqua deve essere progettata in modo che, in caso di capovolgimento, il guidatore o i passeggeri possano facilmente raddrizzare l'imbarcazione e risalire a bordo.

Il sistema di alimentazione deve essere progettato adeguatamente tenendo conto dei movimenti estremi che le moto d'acqua possono compiere: in caso di rollio di 180° o inclinazioni di 90° in tutte le direzioni, non deve fuoriuscire carburante dal serbatoio.

Per garantire un uso corretto e sicuro, la targhetta apposta dal costruttore deve riportare, in maniera leggibile e indelebile (e preferibilmente vicino alla posizione del conducente), la categoria a cui il natante appartiene e che si riferisce alle condizioni ambientali per le quali la moto d'acqua è stata progettata ("C" per acque costiere, baie, estuari, laghi e fiumi con vento sino a forza 6 ed onde sino a 2 metri; "D" per acque più riparate, piccoli laghi, fiumi e canali con vento sino a forza 4 e onde non oltre il mezzo metro d'altezza), oltre che informazioni circa il nome del fabbricante, il carico massimo consentito, il numero di persone trasportabili.

Il manuale del proprietario, infine, deve contenere un avviso circa l'obbligo, da parte di ogni passeggero, di indossare giubbotti di salvataggio. Va inoltre ricordato che la norma UNI EN ISO 13590 è una norma armonizzata ai sensi della direttiva 94/25/CE sulle imbarcazioni da diporto (modificata dalla direttiva 2003/44/CE) e che, pertanto, fornisce la presunzione di conformità ai requisiti di sicurezza richiesti a livello europeo.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Diffusione UNI
tel. 02 70024.200, fax 02 5515256
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì, 07 Luglio 2010

Includere la ricerca scientifica e la partecipazione di esperti nel processo di normazione garantisce la conformità delle norme all'evoluzione scientifica e ai suoi risultati. Tale cooperazione è di fondamentale importanza perché i risultati di ricerca e sviluppo devono venire integrati nel processo di normazione a partire dalle fasi iniziali dei lavori.

Lo scorso giugno a Bruxelles è stato siglato un accordo di collaborazione tra CEN, CENELEC e JRC-Joint Research Centre della Commissione europea, che ha visto firmatari Elena Santiago Cid, direttore generale CEN-CENELEC e Roland Schenkel, direttore generale JRC.

Il Joint Research Centre-JRC fornisce sostegno scientifico e tecnico per la realizzazione delle politiche comunitarie ed è un centro di riferimento europeo per la scienza e le tecnologie.

Risale al 1999 un primo accordo di cooperazione tra CEN e JRC, poi rinnovato alla fine del 2004. Una “prima” firma invece - questa del giugno 2010 - per il CENELEC.
Tuttavia, JRC e CENELEC stanno già lavorando su progetti di ricerca comuni relativi a “Supervisory Control and Data Acquisition Systems” (SCADA), solare fotovoltaico e reti intelligenti.

Obiettivo generale dell’accordo di collaborazione è quello di contribuire in modo più efficace alla comprensione e alla risoluzione di questioni scientifiche nel campo della normazione e della ricerca normativa. L’accordo comprende la reciproca promozione, lo scambio di informazioni, il contributo di esperti del JRC nei lavori dei comitati tecnici o di altri gruppi di lavoro CEN e CENELEC, oltre alla realizzazione di ricerche specifiche utili alla normazione.

CEN - CENELEC
Elisabeth Brodthagen
Unit Manager Communication
tel. + 32 2 519 68 90
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Martedì, 06 Luglio 2010

gas_fornelloIl gruppo ad hoc "Statistica incidenti da gas combustibile" del Comitato italiano gas (CIG) ha redatto il documento "Incidenti da gas combustibile in Italia - Anno 2009" che analizza la statistica nazionale degli incidenti da gas combustibile.
A fronte di una sostanziale stabilità dei consumi di gas per usi domestici e di un progressivo aumento del numero degli utenti di gas canalizzato (stabili invece gli utenti del GPL), negli ultimi anni gli incidenti per l’utilizzo di gas combustibili, nonché i decessi da questi provocati, risultano in aumento.

Nel caso del gas canalizzato nel 2009 sono stati registrati 201 incidenti, con un aumento di 41 eventi rispetto al 2007 (+26%), con un incremento relativamente più modesto dei decessi (28 contro 25). Viceversa, nel caso del GPL distribuito in bombole e piccoli serbatoi, a fronte di una sostanziale stabilità degli incidenti (145 in media) negli ultimi anni si è riscontrato un aumento dei decessi.
Ancora più preoccupante il trend dei soggetti infortunati, che nel caso del gas canalizzato ha fatto segnare nel 2009 un nuovo preoccupante incremento con 415 infortunati, rafforzando un trend di crescita che parte dal 2006 (334 infortunati). Analogo fenomeno si riscontra nel caso del GPL con 160 infortunati nel 2009.

Le cause degli incidenti? Nel caso del gas canalizzato si confermano essere la disattenzione e/o errata manovra, la carenza di manutenzione, l’insufficiente ricambio d’aria e i difetti negli apparecchi o nei materiali. Ne consegue che l’indice va ancora una volta puntato sull’insufficienza dei meccanismi di protezione tesi a prevenire errori di manovra da parte degli utenti, su errori di configurazione dell’impianto per mancato rispetto delle norme vigenti e su inadeguata manutenzione degli apparecchi e degli impianti da parte degli utenti.
Ad una analisi più approfondita, emerge che la non idoneità dell’impianto di evacuazione dei prodotti della combustione, le irregolarità sull’impianto e la insufficiente aerazione/ventilazione del locale determinano circa la metà degli incidenti complessivi e dei decessi ad essi conseguenti.

Le iniziative necessarie si riassumono nelle tre parole d'ordine “comunicare”, “qualificare” e “controllare” e nella parola chiave “incentivare” (nuovi incentivi governativi sono previsti per la sostituzione di vecchi piani cottura con modelli dotati di termocoppia di blocco per prevenire fughe accidentali di gas). Iniziative analoghe potrebbero essere assunte anche in materia di ristrutturazione di impianti, anche in assenza di guadagni energetici, ma a fronte di evidenti miglioramenti degli standard di sicurezza e di rispetto delle leggi e norme tecniche pertinenti.

Risulta necessaria l’attivazione di campagne di informazione, da veicolarsi attraverso i media a maggiore capillarità di diffusione, delle quali dovrebbero farsi carico le istituzioni competenti a livello nazionale e/o regionale. Sulla qualificazione degli operatori, si segnala l’elaborazione a livello europeo di un framework per la qualifica degli operatori post contatore da parte del CEN/TC 234. Il CIG, che partecipa ai lavori europei, si è già attivato per l'elaborazione di una norma di qualificazione per gli operatori del settore domestico del gas.

CIG - Comitato italiano gas
tel. 0255700101 - fax 0252037621
www.cig.it

Martedì, 06 Luglio 2010

esteticaNel corso degli ultimi anni il mercato degli interventi di chirurgia estetica - conosciuta anche come chirurgia cosmetica - è cresciuto in modo esponenziale. La voglia di “apparire giovani” il più a lungo possibile colpisce sempre più persone che si affidano al bisturi per migliorare la propria immagine.

La crescente facilità negli spostamenti, la maggior diffusione delle connessioni a internet e le numerose possibilità di ottenere pagamenti dilazionati nel tempo, hanno fatto sì che il “turismo medico” collegato alla chirurgia estetica diventasse una realtà. Sono sempre più numerose, infatti, le persone che si recano all’estero, in paesi “low cost” dove effettivamente il costo dell’intervento è minore ma dove - talvolta - le prestazioni erogate sono sostanzialmente differenti.

Nonostante questo trend in forte crescita, molti Stati membri non hanno ancora messo in atto leggi adeguate o norme per garantire che questi servizi chirurgici vengano forniti in un ambiente sicuro e i consumatori non sono sempre pienamente consapevoli dei rischi associati a questi interventi.
Conseguentemente si avverte una crescente esigenza - in particolare dal punto di vista della sicurezza - di garantire che i pazienti possano contare su interventi chirurgici estetici sicuri, sia che vi si sottopongano nel loro paese sia all’estero.

Per questo motivo il Comitato europeo di normazione (CEN) ha accettato una proposta proveniente dall’ente normatore austriaco per la creazione del nuovo Project Committee CEN/TC 403 “Aesthetic surgery services”. Scopo del nuovo organo tecnico è quello di elaborare norme europee su questi servizi.
Sebbene le norme europee siano volontarie, il loro impatto sul mercato è estremamente significativo. In questo specifico settore le norme europee forniranno un reale valore aggiunto in quanto potranno aiutare i consumatori ad effettuare scelte più consapevoli creando un quadro di regole comuni per tutti fornitori di servizi chirurgici estetici, andando ad integrare la legislazione esistente o colmando gli eventuali “vuoti legislativi ” per i quali non esistono leggi o norme.

Queste norme potranno inoltre contribuire all’applicazione della Comunicazione della Commissione europea COM (2008) 836 sulla sicurezza dei pazienti.

L’attività normativa europea sarà seguita a livello nazionale dalla Commissione Tecnologie Biomediche e Diagnostiche dell’UNI.

Commissione Tecnologie Biomediche e diagnostiche UNI
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Martedì, 06 Luglio 2010

cutting_grassLe norme UNI definiscono i requisiti di sicurezza degli attrezzi per la cura del giardino

Chi vive in una casa con giardino, accanto ai soliti utensili come rastrelli e vanghe, è ormai abituato a utilizzare attrezzi che - con la semplice accensione - sono in grado di tagliare, regolare, radunare, aspirare, triturare le foglie secche riducendone l'ingombro. Tosasiepi, soffiatori e aspiratori da giardino sono comunque tutti strumenti che, se non usati correttamente, possono talvolta causare incidenti o situazioni pericolose.

Fermo restando che un utilizzo corretto e consapevole è condizione imprescindibile per non farsi male, le caratteristiche di sicurezza di questi attrezzi sono garantite dalle norme tecniche.

Per quanto riguarda i tosasiepi, ad esempio, c’è la norma UNI EN ISO 10517:2009 che si applica alla progettazione e alla costruzione di tosasiepi portatili dotati di motore a benzina. Il documento normativo delinea precisi requisiti di sicurezza e fornisce linee guida per verificarne la corretta applicazione, prendendo in considerazione tutti i rischi significativi o le situazioni pericolose che l’uso consueto di tali strumenti per il giardinaggio può creare. Oltre a ciò, la norma specifica anche quale tipo di informazioni il produttore deve fornire a supporto della sicurezza del prodotto stesso, inclusi avvisi e marcature. Tra le novità introdotte rispetto all’ultima versione della norma, risalente al 1993, il documento contiene ad esempio requisiti relativi al rumore e alle vibrazioni, così come alcune tabelle di riepilogo dei rischi più significativi.

Per quanto concerne invece aspiratori e soffiatori, è stata pubblicata la nuova norma UNI EN 15503:2009 “Macchine da giardinaggio - Soffiatori, aspiratori e aspiratori-soffiatori da giardino - Sicurezza”. Una norma su base volontaria che specifica proprio i requisiti di sicurezza - e la loro verifica - per la progettazione e la costruzione di aspiratori, soffiatori e aspiratori-soffiatori da giardino (con o senza dispositivo di triturazione) destinati ad essere utilizzati da una sola persona.
La UNI EN 15503:2009 contiene un elenco di pericoli e di situazioni pericolose che rappresentano rischi significativi e che richiedono azioni specifiche per ridurli o eliminarli. La norma fornisce una panoramica dei requisiti di sicurezza e delle misure di protezione ai quali la macchina deve essere conforme, relativi al rumore, alle parti che possono provocare ustioni, alle vibrazioni, alle maniglie o altre parti per imbracciare l'attrezzo, alla protezione dai fumi di scarico, all'apertura del serbatoio contenente il carburante, ecc... La norma specifica inoltre il tipo di informazione che il costruttore deve fornire per un utilizzo sicuro della macchina.

Da marzo 2010 è poi disponibile anche la nuova norma UNI EN 13684, su aeratori e scarificatori che specifica i requisiti di sicurezza e la loro verifica per la progettazione e la costruzione di aeratori e di scarificatori con motore incorporato e condotti a piedi, progettati per rigenerare i tappeti erbosi, per esempio attraverso il rastrellamento dell'erba, della stoppia e del muschio o il taglio verticale della superficie del tappeto erboso, utilizzando dei denti che ruotano attorno ad un asse orizzontale.
La norma descrive i metodi per eliminare o ridurre i pericoli durante l'uso. Inoltre, specifica il tipo di informazioni che devono essere fornite dal fabbricante sulle procedure per un impiego sicuro.

In tabella riportiamo alcune norme UNI sulle macchine da giardinaggio:

UNI EN 13683:2010 Macchine da giardinaggio - Trituratori/sminuzzatrici con motore incorporato - Sicurezza
UNI EN 13684:2010 Macchine da giardinaggio - Aeratori e scarificatori condotti a piedi - Sicurezza
UNI EN 14910:2007 Macchine da giardinaggio - Tagliaerba a motore con conducente a piedi - Sicurezza
UNI EN 14930:2009 Macchine agricole e forestali da giardinaggio - Macchine portatili manualmente e condotte a piedi - Determinazione dell'accessibilità alle superfici calde
UNI EN 15503:2010 Macchine da giardinaggio - Soffiatori, aspiratori e aspiratori-soffiatori da giardino - Sicurezza
UNI EN 786:2010 Macchine da giardinaggio - Tagliabordi e taglilaerba elettrici portatili e con conducente a piedi - Sicurezza meccanica
UNI EN 836:2006 Macchine da giardinaggio - Tosaerba a motore - SIcurezza

CUNA-Commissione tecnica di unificazione nell'autoveicolo
C.so Galileo Ferraris 61 - 10128 Torino
tel. 011 5621149, fax 011 532143
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Diffusione UNI
tel. 02 70024.200, fax 02 5515256
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Martedì, 06 Luglio 2010

EMASL’11 gennaio 2010 è entrato in vigore il nuovo Regolamento CE n. 1221/2009/CE sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS), abrogando la precedente versione. In particolare il nuovo regolamento EMAS introduce l’art. 37 - Distretto e approccio per fasi - al fine di favorire la realizzazione di procedure semplificate per l’adesione delle organizzazioni di ridotte dimensioni in ambiti territoriali definiti.

Il prossimo 15 luglio a Ravenna - presso la Camera di Commercio in v.le Farini, 14 -  si terrà il workshop "Regolamento EMAS III - Sfide ed opportunità per gli ambiti produttivi omogenei", organizzato da CISE-Centro per l'innovazione e lo sviluppo economico, Punto UNI di Forlì-Cesena.

Si tratta di un incontro nazionale per informare le imprese e le Pubbliche Amministrazioni sullo stato di attuazione del nuovo Regolamento, con particolare attenzione allo sviluppo degli Ambiti Produttivi Omogenei (APO) che sino ad oggi hanno conseguito lo specifico riconoscimento, rappresentando anche un esempio di gestione sostenibile del territorio e dei settori produttivi che vi operano.
L’obiettivo è quello di condividere insieme agli Enti istituzionali competenti, Comitato Nazionale EMAS, ISPRA, Pubbliche Amministrazioni, Associazioni di Categoria e Imprese, le esperienze realizzate sull’applicazione di EMAS, analizzando i risultati raggiunti e le opportunità legate all’articolo 37 del nuovo Regolamento, per quanto riguarda i processi di misurabilità dei miglioramenti ambientali dei distretti ed il loro approccio per fasi, al fine di favorire l’adesione a questo modello da parte di altre filiere produttive caratteristiche del territorio (calzaturiero, metalmeccanico, agroalimentare, turismo, ecc.).

L'iniziativa è gratuita, tutti gli interessati sono invitati a partecipare.

Scuola Emas Ecolabel FC - RA
tel. 0544 481415

Martedì, 06 Luglio 2010

orsa_logoORSA, il Punto UNI di Palermo, organizza nei giorni 21 e 22 luglio il workshop su "Principi di monitoraggio delle acque marino costiere", che tratta l'utilizzo degli indici biotici per la valutazione dello stato ecologico delle acque marino costiere del Mediterraneo e la Direttiva Quadro sulle acque (2000/60/CE).

L’obiettivo principale delle giornate è quello di fornire le conoscenze di base nel campo del monitoraggio e nella gestione dell’ambiente marino come previsto dalla vigente normativa. In particolare alla fine del corso, articolato in lezioni teoriche e pratiche, i partecipanti saranno in grado di:

  • applicare le principali tecniche di campionamento per l’identificazione di alterazioni e impatti;
  • prelevare, trattare e conservare correttamente i campioni prelevati;
  • trattare i dati raccolti;
  • valutare l’assetto trofico e classificare le acque marino costiere;
  • valutare lo stato di qualità delle fitocenosi con particolare riferimento alle praterie di Posidonia oceanica;
  • conoscere e utilizzare il sistema di posizionamento globale (gps) per impieghi cartografici.

Il corso, della durata di 16 ore, si rivolge a tutti coloro che operano negli uffici della Pubblica Amministrazione preposti al monitoraggio delle spiagge e della qualità delle acque (ASL, ARPA, ecc.) e/o laureati in Scienze biologiche, ambientali e naturali.

Tra gli argomenti trattati: l’ambiente marino costiero, il testo unico sulle acque (D.Lgs. 152/06), gli indici e gli indicatori ambientali, le tecniche di monitoraggio e classificazione delle acque in funzione degli obiettivi di qualità ambientale, la gestione integrata della fascia costiera, gli impatti antropici a carico dei sistemi marino costieri, gli elementi di geodesia e cartografia e sistemi di posizionamento globale, l'integrazione dei dati gps con i sistemi informativi geografici (gis), le esercitazioni pratiche (tecnologie di laboratorio e di campo applicate al monitoraggio).

Sede del workshop: Palermo, Viale dell'Olimpo 30a.

www.orsanet.it

 

Lunedì, 05 Luglio 2010

academic_weekSi tiene in questa settimana (5-9 luglio 2010) a Ginevra la prima “WSC Academic Week”.
Organizzata da ISO, IEC e ITU, si tratta di un evento che intende promuovere la collaborazione tra la normazione tecnica e il mondo accademico.

I tre organismi internazionali da tempo riconoscono l’importanza fondamentale che le istituzioni educative hanno nel far crescere e nel diffondere quella cultura della normazione tanto auspicata.
Le norme già di per sé – in quanto specchio e risultato dell’evoluzione tecnica in atto nonché strumento di diffusione della conoscenza – possono rappresentare un ottimo materiale didattico. Ma in fondo lo stesso processo normativo, che prevede il raggiungimento di un consenso attraverso un lavoro democratico e collettivo, è un esempio pedagogicamente significativo.
La collaborazione tra mondo della normazione e mondo accademico può dunque svilupparsi efficacemente lungo questo duplice binario.

Partendo dai bisogni e dai programmi educativi e il loro rapporto con la normazione tecnica, la “Acedemic Week” affronterà temi rilevanti passando attraverso le iniziative di collaborazione in atto da parte di ISO, IEC e ITU con il mondo dell’Università e della ricerca e il ruolo delle norme nello sviluppo delle moderne economie.

Il programma e ulteriori informazioni sulla “Academic Week” sono disponibili all’indirizzo www.iso.org/sites/WSCAW2010/index.html

Mercoledì, 30 Giugno 2010

www_uniDopo 7 anni di “servizio”, il sito si rinnova: dal 1 luglio ha una veste e un’organizzazione nuove, pensate per facilitare l’accesso ai contenuti e per valorizzare l’offerta di prodotti e servizi dell’Ente.
Un “sito su misura” caratterizzato da 10 aree tematiche in ognuna delle quali sono raccolte le informazioni sulle attività UNI.

Leggi tutto...

Martedì, 29 Giugno 2010
diverA seguito della tragedia ambientale che ha colpito recentemente gli Stati Uniti, le problematiche legate al mondo subacqueo e all’industria che opera nelle profondità marine sono diventate di grande attualità. Un mondo, quello “offshore” - cioè che opera in alto mare nella ricerca ed estrazione di idrocarburi - quasi sconosciuto e lontano dal vivere quotidiano di molti. Un ambiente estremo dove uomini e cose sono sottoposti a uno stress fortissimo e dove le conseguenze di errori operativi e del mancato rispetto delle regole di comportamento possono determinare grandi eventi dannosi che coinvolgono persone, animali e cose anche a molti chilometri di distanza. Un ambiente dove gli standard operativi e le norme procedurali devono essere necessariamente condivise e rigorosamente applicate. In questo contesto si inseriscono le attività subacquee professionali che richiedono grande qualità dei mezzi e delle attrezzature, ma anche grande preparazione da parte degli addetti.
L’abilità e la preparazione di professionisti è infatti determinante per poter risolvere, in tempo brevissimo e con successo, situazioni che presentano un elevatissimo grado di criticità.

Per tutelare la salute degli operatori subacquei e del personale di assistenza, l’UNI ha pubblicato la nuova norma UNI 11366 “Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee e iperbariche professionali al servizio dell’industria”, un documento importante al quale si è pervenuti dopo circa quattro anni di lavoro e che ha visto il coinvolgimento di molti soggetti interessati sia sul piano dell’utilizzo (aziende e lavoratori) sia sul piano istituzionale (soggetti ministeriali, enti previdenziali, istituti di ricerca, università, organismi associativi).

La nuova norma UNI definisce i criteri e le modalità per l’esecuzione di attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria, le caratteristiche delle attrezzature e degli equipaggiamenti utilizzati ed i requisiti di natura professionale che deve possedere il personale coinvolto, tali da garantire la sicurezza e la tutela della salute dei medesimi lavoratori durante l’espletamento delle attività.

La norma fornisce indicazioni precise sulle modalità per la conduzione di operazioni subacquee: tali operazioni devono essere eseguite esclusivamente da personale qualificato ed esperto; le immersioni subacquee devono seguire precise ed indifferibili operazioni che consentano il monitoraggio ed il contatto costante ed ininterrotto fra l’uomo immerso e la superficie; in caso di emergenza deve essere consentito il ritorno in superficie, o comunque in una situazione di sicurezza, del personale impegnato direttamente nelle immersioni subacquee. Infine è indispensabile l’utilizzo di attrezzature specifiche ed adatte alle varie situazioni di lavoro che il sommozzatore professionista deve affrontare nella esecuzione di opere ed interventi subacquei.

Per quanto riguarda in particolare i requisiti delle attrezzature e degli equipaggiamenti la norma stabilisce che il capocantiere subacqueo debba verificare che siano robusti e costruiti con materiali adatti all’uso, che riportino l’indicazione della profondità massima di utilizzo, che siano dotati di un sistema di misurazione della profondità del sommozzatore controllabile dalla superficie, che siano stati sottoposti ad adeguata manutenzione, controllati, provati e ritenuti idonei all’uso e in regola con le leggi vigenti.

Indicazioni più specifiche vengono fornite dalla norma per quanto riguarda i requisiti delle manichette del gas di respirazione, dei caschi e delle maschere facciali, dell’imbragatura, dei compressori d’aria, dell’equipaggiamento di primo soccorso e per trattamenti terapeutici, ecc..

Nelle ore notturne la zona di lavoro in superficie deve essere ben illuminata e il sommozzatore deve essere dotato di una fonte di luce che gli permetta di essere facilmente individuato.

La norma UNI 11366 descrive nel dettaglio come devono essere effettuate le operazioni subacquee ad esempio in basso fondale (da 0 a 50 metri di profondità), in alto fondale (oltre i 50 metri), con campana aperta, con immersione da un mezzo di posizionamento dinamico.

Per ciascuna delle tipologie indicate, la norma stabilisce l’equipaggiamento minimo necessario all’immersione (ad esempio nel caso di immersioni con campana aperta muta di immersione, coltello, pinne, guanti, casco rigido o maschera facciale, cintura di zavorra a sgancio rapido, ecc), la composizione della squadra (ad esempio per il basso fondale oltre i 12 metri la squadra di lavoro deve essere costituita almeno da 1 capocantiere subacqueo e da 3 sommozzatori), il metodo d’immersione, le operazioni di decompressione…

Infine, le attività di addestramento e formazione per le funzioni lavorative subacquee ed iperbariche costituiscono un elemento indispensabile per preparare alla prevenzione dei rischi derivanti dall’esposizione a pressione e alle specifiche condizioni dell’ambiente subacqueo. Per questo motivo la norma UNI specifica i requisiti generali dei centri di formazione per l’addestramento (che devono tra l’altro operare con un sistema di gestione della qualità conforme alla UNI EN ISO 9001), i requisiti della struttura organizzativa per la gestione in sicurezza dell’addestramento, i requisiti di ammissibilità alle attività di addestramento subacqueo. Per citarne solo alcuni: chi richiede di fare un corso di formazione subacquea iperbarica deve essere sottoposto alle visite mediche e alla prova di funzionalità in ambiente iperbarico (la mancanza del requisito di idoneità medica esclude il richiedente da qualsiasi partecipazione alle attività di formazione).

La stesura della norma UNI, alla quale hanno partecipato rappresentanti di aziende di lavoro subacqueo, di costruttori di impianti iperbarici, istituti scientifici ed universitari, sindacato di lavoratori, rappresentanti di ministeri ed istituti di previdenza assicurativa, si è basata sulle Procedure Operative a suo tempo realizzate da AISI (Associazione Imprese Subacquee Italiane) e che riflettono specularmente le linee guida emanate in tutto il mondo da IMCA (International Marine Contractors Association).

Secondo il parere di Giovanni Esentato, segretario di AISI e responsabile del gruppo di lavoro “Sicurezza nelle attività subacquee ed iperbariche industriali” della Commissione Sicurezza UNI “La norma 11366 anticipa di poco il progetto di legge 344 che è in discussione alla Camera dei Deputati e colma una lacuna normativa che era tutta italiana nel contesto delle nazioni europee e consentirà di adeguare le procedure operative aziendali e le disposizioni di HSE (Health and Safety Executive) ai massimi standard di sicurezza internazionali, nonché - una volta varata anche la legge - risulterà essere un quadro normativo e legislativo che consentirà più spedite attività subacquee professionali all’insegna di grande sicurezza per gli addetti. Permetterà inoltre alle aziende italiane di concorrere sul mercato con proprie norme e regole senza essere costrette a “pagare la gabella” a organizzazioni straniere per ottenere omologazioni alle procedure operative aziendali per partecipare alle gare di appalto internazionali”.

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Diffusione UNI
tel. 02 70024.200, fax 02 5515256
e-mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie. Clicca qui per ulteriori informazioni.