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decreto223 2018Il decreto legislativo 223/2017 “Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento UE 1025/2012…” è stato pubblicato in Gazzetta il 18 gennaio, dopo l’iter di approvazione da parte delle commissioni di Camera e Senato, della Conferenza Stato Regioni e - infine - del Consiglio dei Ministri.
Il documento modifica la legge 317/1986 s.m.i. in numerosi punti (definizioni, adempimenti per l’adozione di regole tecniche, comunicazioni da parte del MiSE, adempimenti procedurali…) ma quelli che ci interessano maggiormente sono la sostituzione degli articoli:

In sintesi il decreto sancisce il ruolo dell’UNI come organismo nazionale di normazione italiano per i propri ambiti di competenza (e insieme a CEI e ISCOM per il settore delle telecomunicazioni) confermando quanto a suo tempo comunicato alla Commissione Europea nel 2013. Tale ruolo emerge dal concerto dei pareri del MiSE (ministero vigilante) e dei ministeri degli Affari esteri, Lavoro, Infrastrutture e trasporti, Istruzione, Politiche agricole, Interno (vd. intervento video di Piero Torretta, Presidente UNI).
receptionUNIPunto particolarmente qualificante è l’obbligo di trasparenza, di accessibilità dei processi di normazione per le PMI, di informazione tramite il programma annuale di lavoro (art. 4): tutte cose che UNI da anni ha avviato e continua a sviluppare (con le inchieste pubbliche preliminari e finali, con la creazione della figura di “osservatore” negli organi tecnici, con le convenzioni con le confederazioni artigiane-micro-PMI, con l’attività di comunicazione, con la creazione di tipologie associative agevolate…).

Il cuore del provvedimento è l’articolo 8, che esplicita le finalità del contributo pubblico concesso dal MiSE (“…l’adeguato svolgimento dell’attività di normazione…”); che amplia le attività di normazione alle quali è finalizzato elevando la competenza sulla “sicurezza” a un livello omnicomprensivo e non più limitato all’impiantistica (“…sicurezza degli impianti, prodotti, processi e servizi…”); che riguarda l’interesse strategico del sistema economico nazionale a tutelare le peculiarità di prodotto, processo e dimensione aziendale (“…la partecipazione ad attività CEN e ISO…”); che le estende alla sfera dell’educazione del cittadino e delle Istituzioni (“…promozione della cultura della normativa tecnica…”) riconoscendo l’attività svolta dall’UNI presso le scuole, i consumatori e la pubblica amministrazione la cui conoscenza non sempre è approfondita e può essere fonte di conflittualità e contraddizioni; che prevedono anche aspetti meramente economici funzionali alla diffusione e uso delle norme che UNI sta già assolvendo con la politica delle convenzioni, destinata a svilupparsi ulteriormente verso altri “soggetti deboli” ("contenere i costi di acquisto delle norme in particolare PMI, artigiani, professionisti…”); infine garantendo al MiSE un ulteriore strumento di diffusione della conoscenza normativa (“eventuale pubblicazione gratuita di norme di particolare interesse pubblico…”).

riunioneSempre nell’articolo 8 viene pienamente riconosciuta la legittimità delle attività commerciali dell’Ente (“…vendite delle norme, contributi privati o UE…”) che non fanno venire meno la natura no-profit UNI, per chiarire che il contributo deve “… mantenere il carattere di cofinanziamento…” fino a un massimo del 50% costi a bilancio: risorse provenienti dal mercato e cofinanziamento sempre finalizzati a investimenti in cultura e accessibilità della normazione, cioè lo svolgimento delle attività a favore del Paese per le quali l’UNI ha ottenuto il riconoscimento. Viene inoltre quantificato e regolato l’iter di erogazione del contributo pubblico (“…3% di quanto INAIL investe ogni anno per l’attività di ricerca … versato in apposito capitolo dello Stato di previsione della spesa del MiSE…”) destinato ad essere suddiviso per il 67% a UNI e per il 33% a CEI.

Molto interessante - in prospettiva della crescita delle cultura della normazione da parte degli organi di governo - l’informativa annua sull’uso del contributo che il MiSE dovrà fare al Parlamento. Da essa potrebbe scaturire la consapevolezza della possibile virtuosa collaborazione tra norme e leggi, della semplificazione del quadro di riferimento regolamentare con appropriate integrazioni applicative, della capacità della normazione di colmare con riferimenti certi e condivisi gli ambiti economici e sociali privi di riferimenti ufficiali.
Valori e opportunità peraltro evidenziati dai documenti che hanno accompagnato l’elaborazione del decreto, che nella Analisi di Impatto della Regolamentazione (A.I.R) ha citato la ricerca IRS “Benefici (economici e non solo) della normazione” sia per il positivo impatto economico sui conti aziendali sia per “…la capacità di orientare i comportamenti in modo efficace ed efficiente imponendo meno costi per le imprese e la comunità nel suo complesso…”.

Il Decreto legislativo 223/2017 entra in vigore oggi, ma i benefici effetti della normazione sulla società, le imprese, gli individui sono evidenti da oltre 2000 anni (non dimentichiamoci delle dimensioni dei mattoni e delle strade romane…) e UNI li gestisce da quasi 100!

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