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News

Mercoledì, 23 Giugno 2010

allergiealimentariLe allergie alimentari possono avere effetti molto negativi sulla qualità della vita, rendendo impossibile l'assunzione di alcuni alimenti a noi graditi o di alimenti molto comuni e diffusi. Come chiamarlo altrimenti se non un vero e proprio disagio? Nei casi più gravi, inoltre, una dieta ristretta risulta il problema minore, soprattutto se paragonata alle possibili conseguenze - incluso il pericolo di vita - in caso di ingestione di un alimento verso il quale si manifesta una allergia.

Per contribuire a proteggere la salute e la sicurezza delle persone allergiche, il CEN (Comitato europeo di normazione) ha recentemente elaborato due norme sulla ricerca di allergeni alimentari. Entrambe sono state messe a punto dal comitato tecnico CEN/TC 275 "Food analysis - Horizontal methods".
L'attività normativa concernente i metodi immunologici e di biologia molecolare per la ricerca e la determinazione di additivi, residui e contaminanti negli alimenti, contribuirà a fornire in tutta Europa una corretta informazione sulla presenza nei prodotti alimentari di sostanze che possono essere causa di allergia.

La norma UNI EN 15633-1:2009 "Prodotti alimentari - Ricerca di allergeni alimentari con metodi immunologici - Parte 1: Considerazioni generali" stabilisce le linee guida generali e i criteri di prestazione per i metodi che si basano sugli anticorpi (metodi immunologici), utili per la ricerca e la quantificazione delle proteine che servono come marcatori per la presenza di alimenti o ingredienti alimentari che possono provocare allergia.

La norma UNI EN 15634-1:2009 "Prodotti alimentrari - Ricerca di allergeni alimentari mediante metodi di biologia molecolare - Parte 1: Considerazioni generali" riguarda i requisiti per l'amplificazione specifica delle sequenze di acido nucleico target e per la conferma dell'identità della sequenza dell'acido nucleico amplificato.

Queste norme intendono assicurare che i risultati ottenuti in diversi laboratori sul territorio europeo siano comparabili e riproducibili.

UNI, Paola Visintin
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Mercoledì, 23 Giugno 2010

nannaTutine, pagliaccetti, pigiamini... a volte quando si acquistano questi capi di abbigliamento per bambini si sta molto attenti a soddisfare esigenze di carattere estetico: si scelgono i colori, si valuta la morbidezza, si ammirano le forme, senza in realtà però considerare aspetti e caratteristiche ben più importanti come, ad esempio, il rischio che il prodotto possa essere infiammabile.
Questo vale ovviamente anche per gli indumenti che vengono utilizzati durante la notte.

A questo proposito nello scorso mese di gennaio UNI ha pubblicato la norma UNI EN 14878:2008 "Tessili - Comportamento al fuoco dell’abbigliamento notturno dei bambini - Specifiche" che definisce le caratteristiche di comportamento al fuoco dell’abbigliamento notturno dei bambini fino ai 14 anni di età e dei tessuti utilizzati per questo tipo di abbigliamento.

In fase di elaborazione del documento gli esperti si sono basati anche sui dati statistici esistenti che indicano - come fonti più comuni per questo tipo di incidenti - l’utilizzo improprio di dispositivi e apparecchi da cucina, l’eccessiva vicinanza ad un caminetto acceso, l’utilizzo di accendini, fiammiferi e candele decorative.

Il principio sul quale si basa la norma è la consapevolezza che la maggior parte dei tessuti utilizzati per la fabbricazione degli indumenti notturni dei bambini prendono facilmente fuoco anche a contatto con una piccola fiamma.
La proprietà del tempo di propagazione della fiamma e le caratteristiche della fiammata superficiale vengono valutate sottoponendo i campioni di tessuto a uno specifico metodo di prova descritto nella norma UNI EN 1103:2007 "Tessili - Tessuti per abbigliamento - Procedimento dettagliato per la determinazione del comportamento al fuoco".

La norma distingue gli indumenti e i tessuti in tre classi differenti: A, B e C. Per le classi A e B (indumenti notturni e pigiami) i parametri sottoposti a misura sono la fiammata superficiale e il tempo di propagazione della fiamma. Per la classe C invece - nella quale rientrano esclusivamente gli indumenti destinati ai neonati - tali parametri non vengono considerati. Infatti, i bambini al di sotto dei sei mesi di età non sono in grado di muoversi da soli e non possono quindi avvicinarsi autonomamente a fonti di pericolo, il rischio perciò è considerato basso.

Per informazioni tecniche:
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Martedì, 29 Giugno 2010

sedia_rotelleTerreni sconnessi, ingressi di edifici, cordoli stradali possono costituire serie difficoltà agli utilizzatori di sedie a rotelle. L'ISO - l'Organismo internazionale di normazione - ha messo a punto una nuova norma per misurare la capacità delle sedie a rotelle a propulsione elettrica (compresi gli scooter) nel salire e scendere in sicurezza da questi ostacoli.

Si tratta della ISO 7176-10:2008 "Wheelchairs - Part 10: Determination of obstacle-climbing ability of electrically powered wheelchairs", che fornisce un metodo per determinare l'ostacolo da scalare e l'abilità nel salire e scendere delle sedie a rotelle elettriche destinate a trasportare una persona; la norma specifica i requisiti delle apparecchiature di prova, definisce le procedure di prova e stabilisce le specifiche per la compilazione dei rapporti di prova.

La norma consentirà agli utilizzatori di selezionare la sedia a rotelle più appropriata e garantire l'accessibilità e il superamento degli ostacoli in sicurezza. Oltre a fornire utili informazioni sia agli operatori sia alle persone che prescrivono le sedie in oggetto, le prove contenute nella norma faciliteranno il confronto dei prodotti costruiti e messi sul mercato nei differenti Paesi.

La Parte 10 fa parte di una serie di norme sulle sedie a rotelle (ISO 7176) che affronta, tra gli altri argomenti, la stabilità, l'efficacia dei freni, il consumo di energia, le dimensioni, la massa e lo spazio di manovra, la velocità e l'accelerazione, l'impatto e la resistenza a fatica, i sistemi di comando.

L'ISO/TC 173 "Assistive products for persons with disability" SC 1 "Wheelchairs", il comitato tecnico che ha elaborato la ISO 7176-10, ha messo a punto numerose norme tecniche per le persone disabili, che vanno da ausili concepiti per risolvere specifici problemi (per esempio incontinenza, sacche per stomia), agli ausili per le persone con una disabilità visiva negli attraversamenti pedonali, al sollevamento e al trasferimento di persone con disabilità motorie.

A livello nazionale l’attività normativa del TC 173 è gestita dalla Sottocommissione "Ausili tecnici per disabili" della Commissione Tecnologie biomediche e diagnostiche, recentemente riorganizzata per seguire con una propria delegazione UNI i lavori normativi internazionali.

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Giovedì, 15 Luglio 2010

Per rendere più calda e accogliente la nostra casa è possibile installare caminetti e stufe a effetto decorativo di combustione! Si tratta di apparecchi alimentati a gas naturale o a GPL che possono essere installati anche in ambienti cittadini. La manutenzione è quella prevista per altri apparecchi alimentati a gas.
Uno dei vantaggi di tali apparecchi è quello di poter regolare con assoluta precisione l'andamento della combustione e la quantità di calore prodotto, regolazione che avviene automaticamente con controllo a termostato, telecomando, etc.
Trattandosi di apparecchi che utilizzano il gas e che devono pertanto garantire un altissimo livello di sicurezza, devono essere installati da tecnici abilitati e, per il loro esercizio e manutenzione, debbono essere rispettate tutte le prescrizioni di sicurezza pertinenti, applicabili.
Proprio per definire i requisiti e i metodi di prova per la costruzione, la sicurezza e la marcatura di questi apparecchi (con una portata termica nominale non maggiore di 20 kW) è stata recentemente pubblicata la nuova versione della norma UNI EN 509:2008.
La norma si applica appunto agli apparecchi alimentati a gas, progettati per simulare una fiamma che brucia combustibile solido e che comprendono un bruciatore a tiraggio naturale, con o senza bruciatore di accensione.

La UNI EN 509:2008 prevede dei metodi di prova per verificare ad esempio la stabilità della fiamma, ossia quella caratteristica della fiamma di rimanere stabile e "tranquilla" sui fori del bruciatore, senza pericolo di distacco o di ritorno di fiamma, oppure la formazione di fuliggine, fenomeno caratterizzato da un deposito carbonioso sulle superfici in contatto con i prodotti della combustione, ecc..
Nel rispetto dei requisiti della direttiva europea sugli apparecchi alimentati a gas (90/396 CEE) gli apparecchi in questione devono, infatti, essere dotati di uno speciale dispositivo di sicurezza che interrompe automaticamente l’alimentazione di gas, sia nel caso di spegnimento della fiamma, sia nel caso di combustione incompleta che può determinare la formazione di monossido di carbonio nel locale d’installazione degli apparecchi.
La norma riporta, inoltre, un sistema di classificazione degli apparecchi secondo il tipo di gas utilizzato a seconda della famiglia di appartenenza, prima, seconda e terza. A ciascun apparecchio viene, quindi, assegnata una categoria a seconda - appunto - della famiglia di gas utilizzato.

La qualità e lo spessore dei materiali usati per la costruzione dell’apparecchio e i metodi di assemblaggio delle varie parti devono essere tali che le caratteristiche costruttive, di funzionamento e di prestazioni non cambino in modo significativo durante una ragionevole durata di vita nelle normali condizioni di installazione, di utilizzo e di manutenzione.
L’apparecchio deve, inoltre, essere progettato in modo che non si formi condensa e -se questa si dovesse formare- non deve compromettere la sicurezza di funzionamento e non deve fuoriuscire dall’apparecchio.
Le parti in lamiera a contatto con i prodotti della combustione devono essere ricoperte con un’idonea protezione anti-corrosione, per esempio con smalto.
Qualsiasi comando situato nel circuito gas deve essere disposto in modo che eventuali operazioni di regolazione, manutenzione o sostituzione risultino agevoli.

La UNI EN 509:2008 definisce le caratteristiche e i requisiti di funzionamento dei dispositivi di accensione, dei sistemi di sorveglianza di fiamma, dei bruciatori, etc. oltre a stabilire tutti i metodi di prova sulla tenuta del circuito gas, sulle portate termiche, sulla corretta evacuazione dei prodotti della combustione, sull’effetto delle correnti d’aria etc.
La norma è stata elaborata nell’ambito di un mandato conferito al CEN dalla Commissione europea e dall’EFTA ed è in supporto ai requisiti essenziali della direttiva UE 90/396/CEE riguardante gli apparecchi a gas.


Alcuni consigli del CIG per la sicurezza degli apparecchi alimentati a gas

  • Gli apparecchi alimentati a gas e i loro accessori devono essere "a norma" e contraddistinti dalla marcatura CE. Assicurarsi inoltre che le imprese installatrici abbiano eseguito l'installazione degli impianti "a regola d'arte" utilizzando materiali e componenti realizzati secondo le norme tecniche di sicurezza UNI e CEI e nel rispetto della legislazione tecnica vigente in materia.
  • Sottoporre gli apparecchi a gas ai controlli periodici. Ad esempio la verifica fumi di scarico deve essere effettuata ogni due anni.
  • In caso si percepiscano odori riconducibili a quello del gas, allertare prontamente il "Pronto intervento" dell'Azienda di distribuzione del gas combustibile per un'immediata verifica della situazione.

Il CIG-Comitato Italiano Gas sottolinea come il connubio conformità alle norme tecniche - corretta manutenzione rappresenti la miglior garanzia per evitare incidenti. Il CIG ricorda infine che l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha disposto l’istituzione di un’assicurazione a favore dei clienti del gas contro gli infortuni, gli incendi e la responsabilità civile derivanti dall’uso del gas, fornito tramite un impianto di distribuzione.
Per maggiori informazioni: Numero verde CIG 800-92.92.86 tutti i giorni dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

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Martedì, 29 Giugno 2010

veneziaLa figura professionale della guida turistica ha un grande impatto sull'esperienza del visitatore e contribuisce notevolmente a far percepire positivamente o meno una località turistica: una buona guida fornisce ai viaggiatori le informazioni, i suggerimenti e le esperienze che essi vanno cercando. Se i turisti si sentono ben accolti e informati rispetto al patrimonio naturale e culturale di una località, spesso scelgono di fermarsi più tempo oppure decidono - in futuro - di ritornare.

La guida turistica ha un ruolo specifico: da un lato deve promuovere il patrimonio dell'area interessata, dall'altro deve contribuire a garantire la sua sostenibilità rendendo i visitatori consapevoli della sua importanza e vulnerabilità.

La nuova norma UNI EN 15565:2008 "Servizi turistici - Requisiti per l’erogazione di programmi di formazione professionale e di qualifica delle guide turistiche" supporta gli sforzi portati avanti dall'Unione Europea per facilitare la mobilità dei servizi turistici tra gli Stati membri e punta l'obiettivo sull'importanza di formare guide turistiche specializzate su aree di interesse fornendo così un servizio turistico di alta qualità. Mediante standard comuni di alta qualità potrà essere ottenuta una qualificazione delle guide turistiche in tutti i paesi europei.

La norma - elaborata sotto la competenza della Commissione "Turismo" dell'UNI - specifica i requisiti minimi per l’erogazione di programmi di formazione professionale e qualifica delle guide turistiche. Essa fornisce requisiti e raccomandazioni relative a una serie di competenze fondamentali che includono la ricerca e l'elaborazione delle informazioni da fornire al turista, l'abilità linguistica, la presentazione delle informazioni in modo comprensivo e comunicativo (dall'impostazione vocale e linguaggio del corpo alla gestione del tempo e alle dinamiche di gruppo). Nel documento vengono inoltre trattati punti quali la formazione, la gestione di gruppi, la qualificazione e qualsiasi altro elemento che possa rendere perfetta la vacanza richiesta dal viaggiatore.

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Martedì, 29 Giugno 2010

igiene_alimentiVaschette, scatole, astucci, sacchetti, cartoni: gli imballaggi per alimenti che troviamo nel grande supermercato o nel negozio di generi alimentari sotto casa sono sempre più diversificati. Ma quali criteri di fabbricazione devono rispettare gli imballaggi per alimenti per evitare che i prodotti stessi subiscano delle contaminazioni?

La UNI EN 15593:2008 "Imballaggi - Gestione dell’igiene nella produzione di imballaggi destinati ai prodotti alimentari - Requisiti" costituisce un documento normativo che riguarda tutti gli aspetti della gestione dell’igiene nella produzione degli imballaggi e specifica i requisiti per un sistema di gestione dell’igiene per fabbricanti e fornitori di imballaggi per alimenti inclusi immagazzinaggio e trasporto. Elaborata in ambito europeo con l’importante e competente contributo italiano di coordinamento delle due Task Force che ne hanno messo a punto il contenuto, tale attività a livello UNI è stata interfacciata da un gruppo di lavoro della Commissione "Imballaggi". La norma UNI EN 15593 ha lo scopo di fornire uno strumento armonizzato per la messa in opera dei sistemi di gestione dell’igiene che sia ampiamente accettato da tutti i paesi UE per facilitare il commercio di materiali per imballaggio e alimenti confezionati e favorire un livello di sicurezza e igiene dei prodotti costante fra produttori diversi.

I diversi anelli che formano la catena produttiva degli imballaggi per l'industria alimentare sono così incentivati a comunicare tra loro e ad assicurare che siano identificati e adeguatamente controllati tutti i rischi possibili. La UNI EN 15593 si basa sui principi dell'analisi e della valutazione di tali rischi e fornisce le indicazioni per definire gli appropriati livelli di controllo. La norma descrive sia il sistema di gestione sia le pratiche igieniche che i fabbricanti di imballaggi devono fare propri, considerandosi parte della filiera alimentare come descritto nella UNI EN ISO 22000:2005 "Sistemi di gestione per la sicurezza alimentare - Requisiti per qualsiasi organizzazione nella filiera alimentare".

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Giovedì, 15 Luglio 2010

Le commissioni "Luce e illuminazione" e "Costruzioni stradali ed opere civili delle infrastrutture" hanno recentemente elaborato la norma UNI 11248:2007 "Illuminazione stradale - Selezione delle categorie illuminotecniche", documento che individua le prestazioni illuminotecniche degli impianti di illuminazione per contribuire alla sicurezza degli utenti delle strade. Il documento fornisce le linee guida per determinare le condizioni di illuminazione in una data zona, identificate e definite in modo esaustivo nella norma UNI EN 13201-2 "Illuminazione stradale - Parte 2: Requisiti prestazionali".

Oltre a indicare come classificare una zona destinata al traffico (per determinare la sua categoria illuminotecnica), la norma UNI 11248 fornisce la procedura per la selezione delle categorie illuminotecniche, identifica gli aspetti che condizionano l’illuminazione stradale e - attraverso la valutazione dei rischi - permette il conseguimento del risparmio energetico e la riduzione dell’impatto ambientale.

Sono interessati dalla norma gli impianti fissi di illuminazione in zone pubbliche destinate alla circolazione, che devono offrire al cittadino condizioni di visibilità ottimali nelle ore notturne e consentire un regolare smaltimento del traffico. La categoria illuminotecnica di progetto deve essere valutata per un flusso di traffico pari al 100% di quello associato al tipo di strada, indipendentemente dal flusso di traffico effettivamente presente. La norma fornisce anche informazioni sulle caratteristiche di riflessione della pavimentazione stradale.

La UNI 11248 riporta i criteri di suddivisione delle zone di studio, che sono quelle parti di strada considerate per la progettazione di un impianto di illuminazione: zone a traffico veicolare, piste ciclabili e zone pedonali, zone di conflitto e zone per dispositivi rallentatori e attraversamenti pedonali.
Tra le raccomandazioni per l'illuminazione si fa riferimento al controllo dell'abbagliamento debilitante, alle condizioni atmosferiche, alla guida visiva, alle categorie illuminotechiche comparabili tra zone contigue e tra zone adiacenti.

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Martedì, 29 Giugno 2010

glovesCompagni inseparabili quando si devono affrontare i rigori dell’inverno o particolari attività industriali, i guanti devono garantire una protezione alle mani dal freddo, più o meno intenso. Ma quali caratteristiche devono avere questi indumenti per essere davvero in grado di ripararci dal gelo? Nell’aggiornamento della norma EN 511:2006, la cui edizione italiana (UNI EN 511) sarà pubblicata nei prossimi giorni, sono specificati proprio i requisiti e i metodi di prova per i guanti che proteggono contro il freddo sia esso trasmesso per convezione (processo di generazione di moti convettivi che avviene quando un fluido -acqua o aria- viene a contatto con un corpo più caldo o più freddo) o per conduzione (processo di trasmissione del calore/freddo che si produce quando si mettono due corpi di temperatura diversa a contatto uno con l’altro).

Il campo di applicazione della norma si limita a considerare i requisiti di questi guanti per temperature massime di -50 °C che si possono presentare sia sotto forma di condizioni climatiche e sia in diverse attività industriali.
La norma descrive i valori specifici dei vari livelli di prestazione, determinati dai requisiti speciali per ogni classe di rischio o dalle specifiche aree di applicazione. Ad esempio, nel caso della prova alla resistenza al freddo convettivo i livelli prestazionali considerati sono quattro, come pure nelle prove di resistenza al freddo per contatto.
I requisiti previsti non possono prescindere dalla verifica di quelli meccanici richiesti dalla norma UNI EN 388 con un minimo livello 1 per l’abrasione e la resistenza allo strappo per poi passare alla prova della flessibilità, effettuata a circa -20 gradi per la quale si richiede l’integrità del campione dopo 10.000 cicli.

È contemplata anche una prova di flessibilità a temperature estreme condotta a -50 °C solo su indumenti progettati per proteggere contro temperature minori di -30° Oltre alla necessaria e importantissima verifica della impermeabilità all’acqua, viene anche determinata la resistenza al freddo trasmesso per convezione e per conduzione.

pittogrammaguantiNel caso di freddo convettivo ci si basa sul principio secondo cui l’isolamento termico di un indumento è determinato misurando l’energia richiesta per mantenere un gradiente di temperatura costante tra la superficie di un modello di mano riscaldato, in scala naturale, e l’atmosfera ambiente. Sia che si tratti di freddo convettivo o per contatto sono calcolati, come detto, quattro livelli.

Un capitolo a parte è dedicato alla marcatura (conforme alle indicazioni specificate nella norma UNI EN 420). I guanti vengono contraddistinti da un pittogramma (ISO 7000-2412) specifico per la protezione contro il freddo che riporta sopra il riferimento alla stessa norma tecnica e in calce i livelli di prestazione suggeriti, come nell’esempio riportato.

È ammessa l’applicazione del pittogramma sul guanto solamente se lo stesso ha superato almeno il livello 1 sia per il freddo convettivo che per quello di contatto.
La norma affronta anche la problematica relativa alle informazioni specifiche che il fabbricante deve fornire obbligatoriamente all’utilizzatore rimandando allo stesso punto contemplato nella norma UNI EN 420. Se il guanto è composto da parti separate, il fornitore indicherà che i livelli di rendimento e la protezione si applicano soltanto all’intero assemblaggio.
Se il guanto non è in grado di raggiungere il livello minimo prescritto dalla prova di impermeabilità all’acqua, si dovrà avvertire che il guanto può perdere le proprie proprietà isolanti se bagnato.
Inoltre il fabbricante deve fornire informazioni o indicare dove si possono reperire le indicazioni sull’esposizione massima ammissibile per l’utilizzatore (ad esempio: temperatura, durata). Al fine di fornire un aiuto valido in tal senso, si rimanda alla lettura dell’appendice B (informativa) che indica alcuni importanti parametri da considerare nella scelta dei dispositivi (vedi tabella).

Ambiente:

- Temperatura ambientale
- Condizioni atmosferiche
- Velocità del vento

Condizioni individuali:

- Condizioni di salute della persona
- Effetto di altri indumenti protettivi indossati dalla persona

Occupazione:

- Tempo di esposizione
- Livello di attività
- Requisiti di abilità
- Contatto con elementi freddi
- Contatto con abiti bagnati o asciutti

La UNI EN 511:2007 comprende quattro appendici: l'Appendice A, di carattere normativo, per il freddo convettivo descrive l’apparecchiatura di prova; le altre tre Appendici, di carattere informativo, rigiuardano la protezione contro il freddo in funzione dell'applicazione (B), le incertezze di misura e l’interpretazione dei risultati (C), le modifiche tecniche significative tra la nuova norma e l’edizione precedente.
Ultima e non meno importante è l’Appendice ZA, che ha il compito di verificare che la norma contiene effettivamente tutti i requisiti essenziali di salute e di sicurezza richiesti dalla direttiva 89/686/CEE.

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