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News

Mercoledì, 23 Giugno 2010

glossariopelletteriaTracolla, secchiello, cartella a soffietto, sacca boston... sono termini nei quali ci si imbatte entrando in un negozio di pelletteria per la scelta e l'acquisto di un articolo. Ma sappiamo riconoscere le differenze tra un baule e un baule armadio? Preferiamo una cucitura rovesciata o una cucitura sellaio? Con il termine "bisaccia" che cosa si intende esattamente? La definizione che troviamo nella norma riporta "Borsa da donna che si porta a tracolla costituita da due quadranti simmetrici a base arrotondata"...

Per fare chiarezza in un settore così importante per il "made in Italy" come quello della pelletteria ci viene in aiuto la nuova norma nazionale UNI 11287:2009 che definisce i principali termini del settore -alcuni dei quali tradotti anche in lingue inglese- e le relative definizioni. Dal semplice titolo "Pelletteria - Glossario", il documento si rivela utile per gli addetti ai lavori e per tutta l'industria del settore, definendo in modo particolareggiato modelli, lavorazioni, attrezzature.

Elaborata in seno alla commissione tecnica "Cuoio, pelli e pelletteria" dell'UNI, la norma prevede una classificazione dei termini in 4 famiglie:

  • prodotti finiti, modelli e collezioni;
  • processi e componenti;
  • attrezzi;
  • professioni.

Per le caratteristiche e i requisiti -con i rispettivi metodi di prova- dei cuoi destinati all'industria della pelletteria e degli accessori si rimanda alla norma UNI 10826:2000. Per l'etichettatura dei prodotti di pelletteria (esclusi i prodotti di abbigliamento, calzaturieri e di arredamento) alla UNI 10857:2000.

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Venerdì, 25 Giugno 2010

percorsiacrobatici1Dedicati a quanti - adulti e bambini - hanno voglia di divertirsi con un pizzico di adrenalina, i parchi acrobatici (o parchi avventura) possono essere il luogo ideale per fare attività all’aria aperta stando in mezzo alla natura.
Molte località turistiche montane, da Cortina D’Ampezzo a Corvara in Badia, da Cervinia a San Martino di Castrozza, mettono ormai a disposizione dei turisti questi percorsi acrobatici (in Italia sono oltre 100 i percorsi acrobatici già in esercizio, dal Friuli alla Sicilia) offrendo così un’accattivante forma di divertimento alternativo per vivere la montagna anche in estate.
L’idea è semplice: mediante l’uso di funi, liane, carrucole, ponti tibetani e corde tirolesi è possibile effettuare diversi percorsi acrobatici stando ... sospesi in mezzo agli alberi (non a caso questa attività viene chiamata anche “Tarzaning”).
Generalmente dotati di diversi itinerari classificati da livelli di differente difficoltà, i parchi acrobatici sono accessibili alla maggior parte delle persone, purché in grado - fisicamente e mentalmente - di affrontare i percorsi e di tenere comportamenti responsabili per quanto riguarda la sicurezza.

Per garantire la sicurezza delle strutture e definire precise regole di progettazione, costruzione, controllo, manutenzione e uso, UNI ha pubblicato le norme UNI EN 15567 (Parte 1 e Parte 2), che definiscono i requisiti di sicurezza dei percorsi acrobatici e dei loro componenti e i requisiti di gestione necessari per assicurare un appropriato livello di sicurezza nell’uso di tali percorsi.

Prima di tutto particolare attenzione deve essere dedicata alla scelta del luogo dove installare un percorso acrobatico in modo da garantire che si trovi in un’area sicura da cui - in caso di emergenza - sia possibile far uscire rapidamente tutti i partecipanti da qualsiasi punto in cui essi si trovino. Vanno anche presi in considerazione (sia in fase di progettazione sia nella gestione della struttura stessa) fattori locali come la luminosità, l’umidità, il pericolo di alluvioni e valanghe.
Naturalmente la scelta del luogo non può prescindere da una valutazione di arboricoltura, ossia dal parere di un esperto in grado di determinare la condizione fisiologica e meccanica degli alberi utilizzati come supporto dei cavi e delle piattaforme. Una prima valutazione deve essere eseguita prima di inaugurare il percorso acrobatico; successivamente la valutazione dovrà avere cadenza annuale per analizzare le eventuali variazioni intervenute. I sistemi utilizzati per fissare le piattaforme, le linee di sicurezza e gli elementi devono essere progettati in modo da ridurre al minimo ogni possibile danno arrecato agli alberi.
I materiali utilizzati per realizzare le strutture del percorso acrobatico (legno, metalli, materiali sintetici e compositi) devono essere selezionati e protetti in modo che l’attrezzatura mantenga la sua integrità nel tempo. Un altro elemento da tenere in considerazione è il degrado dei componenti strutturali dovuto all’influsso degli elementi atmosferici in genere: per le funi di sicurezza si devono usare solo funi metalliche di acciaio inossidabile o zincato.
La progettazione e la fabbricazione deve essere ovviamente molto curata: i percorsi acrobatici devono essere progettati tenendo in considerazione l’altezza e il peso corporeo dei partecipanti utilizzatori, nella struttura non devono essere presenti bordi affilati a portata dell’utente né aperture che possano rappresentare un potenziale rischio di intrappolamento per gli arti.

Lo spazio libero di caduta (ossia lo spazio interno o circostante al percorso) non deve contenere alcun ostacolo nel quale una persona in manovra o in caduta possa eventualmente impattare: se c’è la possibilità che un utilizzatore possa entrare in collisione con un ostacolo posto nelle vicinanze - ad esempio un albero - si deve installare un appropriato dispositivo di sicurezza, ad esempio un’imbottitura su parte del tronco.

Le norme UNI forniscono i metodi di calcolo per la realizzazione dei sistemi di sicurezza individuali (cioè gestiti dallo stesso partecipante) o assistiti (cioè quando il partecipante è assicurato ad almeno un’altra persona) realizzati con funi metalliche.
Questi sistemi devono essere progettati per poter sopportare il peso di tutti i partecipanti (calcolato moltiplicando il peso medio di un partecipante per il numero dei partecipanti autorizzati ad accedere simultaneamente) e il carico generato da un partecipante in caso di caduta.
Insomma: corde, reti, passerelle, piattaforme teleferiche, ponti, pertiche da pompiere, funi, catene, travi, scale, dispositivi di discesa, cioè tutte quelle strutture che costituiscono di fatto un percorso acrobatico devono essere progettate per poter essere utilizzate con la massima sicurezza e per sopportare i carichi.

Ma per accedere al percorso è necessario utilizzare imbracature, funi di sicurezza, moschettoni, guanti e caschi: tutti dispositivi di sicurezza a norma UNI!

Il parco acrobatico a norma dovrà essere soggetto a visite ispettive con cadenza almeno annuale (la frequenza varia anche a seconda del tipo di struttura). Inoltre il fabbricante o fornitore dovrà fornire le istruzioni per la manutenzione, anche per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale (verifiche, manutenzione e immagazzinaggio, registrazione della vita di servizio, identificazione dell’attrezzatura mediante marcatura).

Il progettista del percorso acrobatico dovrà fornire un documento relativo alle regole per l’uso del percorso acrobatico che deve contenere -come minimo - informazioni riguardanti: l’uso degli elementi, le condizioni meteorologiche nelle quali le attrezzature non devono essere utilizzate, il numero di persone ammesse, la tipologia dei partecipanti (altezza minima e peso massimo), il tipo di abbigliamento appropriato, la descrizione dei dispositivi di protezione individuale da utilizzare sui percorsi, il piano di emergenza con la descrizione delle procedure di evacuazione.
Le norme stabiliscono, inoltre, che prima di iniziare un’attività, i partecipanti debbano ricevere da un istruttore una serie dettagliata di spiegazioni su: il tipo di percorso e i rischi connessi, le attrezzature da usare in caso di necessità, il modo in cui utilizzare tali attrezzature, come interpretare la segnaletica posizionata all’inizio di ogni percorso, come identificare gli istruttori e comunicare con loro, cosa fare nell’eventualità di un incidente…..
Gli istruttori dovranno spiegare ai partecipanti i principi delle varie tecniche da utilizzare durante i percorsi. Dopo aver ricevuto tutte le informazioni i partecipanti devono superare un percorso di prova prima di poter avere accesso a tutte le attrezzature.
L’istruttore dovrà inoltre eseguire un controllo sui dispositivi di protezione individuale che vengono consegnati al partecipante in modo da verificarne anche l’adeguatezza alla taglia dell’utilizzatore.
Per i bambini di età inferiore ai sei anni che accedono ai percorsi è richiesta una supervisione di livello 1, ossia l’istruttore deve poter intervenire fisicamente in qualsiasi momento del percorso, mentre i bambini dai sei agli otto anni devono essere sottoposti a una supervisione di livello 2 , situazione in cui un istruttore è sufficiente che possa vedere chiaramente il partecipante e intervenire verbalmente.

Tutti i percorsi acrobatici devono riportare chiaramente il numero della norma UNI e il nome del fabbricante (o fornitore). All’inizio di ogni “tappa” del percorso devono essere affissi gli avvisi con le informazioni necessarie come, ad esempio, il numero massimo di persone ammesso, tutte le istruzioni speciali (in piedi, seduto, in ginocchio), dove e come agganciarsi, il grado di difficoltà, ecc.. La difficoltà dei percorsi acrobatici o degli elementi deve essere chiaramente identificata: si possono utilizzare i colori in scala da verde a blu, rosso e nero (da facile a molto difficile).

Per aprire un parco avventura non basta però rispettare le norme! Maurizio Crisanti dell'Associazione Parchi Avventura Italiani aggiunge che “è necessario superare gli aspetti amministrativi, primo dei quali quello della concessione del bosco – in genere di proprietà pubblica – e la verifica dei vincoli ambientali, che possono condizionare la realizzazione di strutture come il magazzino, la cassa e il punto ristoro. Si deve poi ottenere la licenza comunale, che viene rilasciata dopo la visita della Commissione di vigilanza sui luoghi di spettacolo”.

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Mercoledì, 23 Giugno 2010

soleamicoTutti conosciamo gli innumerevoli effetti benefici che il sole ha sul nostro corpo, sulle ossa, sulla nostra mente.
Bisogna però ricordare che un'esposizione prolungata e non protetta della pelle e degli occhi ai raggi ultravioletti solari può provocare effetti dannosi sia nel breve, sia nel lungo periodo.
La cute e gli occhi possono comunque essere ben protetti indossando capi di abbigliamento progettati e fabbricati con tessuti specifici e un buon paio di occhiali da sole.

Ma come si riconoscono i capi di abbigliamento anti UV, cosa determina la capacità di un tessuto di proteggere dai raggi solari e, ancora, come fare a scegliere un buon paio di occhiali da sole?

Per dare una risposta quanto più possibile completa a queste domande UNI ha pubblicato la nuova guida "Sole amico" che, grazie alla collaborazione con ANFAO (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), Commissione Difesa Vista, Sistema Moda Italia e Unitex, fornisce informazioni utili e pratici consigli per una protezione ... a norma.

Scarica la guida "Sole amico"

Mercoledì, 23 Giugno 2010

cosmetotessiliUna tecnologia innovativa permetterà di inserire nelle fibre tessili delle microcapsule che avranno il compito di rilasciare intenzionalmente e gradualmente sostanze chimiche con proprietà cosmetiche: inizia l'era dei cosmetotessili.

Il gruppo di lavoro 25 "Cosmeto-textile" del comitato tecnico europeo CEN/TC 248 "Textiles and textile products" ha concluso la redazione del futuro rapporto tecnico che prenderà in considerazione le caratteristiche - prevalentemente di sicurezza - dei cosmetotessili, che "combinano un prodotto tessile e un prodotto cosmetico": si tratta di articoli quali, ad esempio, i capi di vestiario "dimagranti", rinfrescanti, con proprietà idratanti, contenenti repellenti anti-zanzara, ecc..

Il rapporto tecnico, ora nella fase di "final draft" (che attende cioè i commenti finali prima della pubblicazione come CEN/TR) si concentra su quegli aspetti particolari che occorrono quando il cosmetico utilizza una superficie tessile per essere rilasciato al corpo umano. Il documento non considera ovviamente le sostanze che - pur essendo presenti nel supporto tessile - non presentano un rilascio intenzionale.

Il cosmetico presente in un cosmetotessile deve sottostare alle leggi europee sui cosmetici e in particolare alla Direttiva 76/768/CEE.

Il nuovo documento (FprCEN/TR 15917 "Textiles - Cosmetotextiles") specifica i caratteri generali di un cosmetotessile e mette a fuoco le proprietà ritenute importanti. È suddiviso in cinque parti:

  • aspetti generali
  • valutazione della sicurezza
  • effetti dichiarati
  • manutenzione
  • etichettatura.

UNITEX - Associazione Nazionale per l'Unificazione nel settore Tessile
web: www.uni-tex.it/

 

Martedì, 29 Giugno 2010

termografia_screeningInfluenza suina (o virus H1N1). Chi non ne ha sentito parlare in queste settimane? Le cronache dei giornali e i servizi in televisione sono pieni di informazioni e aggiornamenti su questa temuta pandemia.
Non è una novità. Prima di questa, qualche anno orsono, il caso dell’influenza aviaria aveva avuto grande eco sui mass media, mettendo in allarme i sistemi di controllo sanitario a livello mondiale.
Al di là dell’effettiva gravità di tali eventi, va rilevato che in questi casi le maglie dei controlli devono farsi particolarmente strette, così da preservare la salute pubblica e circoscrivere eventuali focolai di infezione.
Non c’è dubbio, quindi, che in questi casi i concetti chiave per una risposta efficiente siano soprattutto “velocità di intervento” e “controlli accurati”.

Un nuovo rapporto tecnico pubblicato di recente dall’ISO rappresenta uno strumento di particolare utilità proprio in questo ambito.
L’ISO/TR 13154:2009 “Medical electrical equipment - Deployment, implementation and operational guidelines for indentifying febrile humans using a screening thermograph” fornisce delle linee guida generali per l’impiego, l’attuazione e il funzionamento di una procedura di controllo termografico (“screening termograph”) in ambito sanitario. Questo è un metodo non intrusivo che è in grado di individuare, attraverso una sorta di scansione della figura, la temperatura corporea e dunque se una persona è affetta da influenza e di conseguenza se è potenzialmente portatrice di un virus.
In caso di minaccia pandemica il primo obiettivo è quello di salvare le vite, limitare il contagio, ridurre in termini complessivi l’impatto dell’epidemia nella società evitando tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare.
Il rapporto tecnico ISO contribuirà ad un uso più efficiente della tecnologia termografica, che può trovare una sua utile applicazione in luoghi particolarmente sensibili, come ad esempio all’entrata di ospedali, cliniche o pronto soccorso, di scuole, luoghi di lavoro, trasporti ed edifici pubblici.

David Osborn, Segretario del sottocomitato ISO che ha elaborato il documento, ha espresso la sua soddisfazione per il lavoro svolto: “La pubblicazione del rapporto tecnico si è rivelata particolarmente tempestiva, vista l’attuale diffusione del virus H1N1 in molte regioni del mondo... Esso rappresenta un primo importante passo per contrastare efficacemente potenziali epidemie, in casi in cui la tempestività degli interventi risulta fondamentale”.

A livello nazionale i lavori normativi sono seguiti dalla Sottocommissione “Apparecchiature per anestesia e ventilazione polmonare”, che svolge la sua attività in seno alla Commissione tecnica UNI Tecnologie biomediche e diagnostiche.

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Giovedì, 15 Luglio 2010

I viaggi ferroviari sono, statisticamente, la forma più sicura di trasporto via terra in Europa. Per mantenere questo record, un potenziale pericolo come il fuoco necessita da parte dei progettisti e degli operatori una costante attenzione.

Per raggiungere un alto livello di sicurezza in tutti gli Stati membri, è stata elaborata una specifica tecnica (TS) o norma sperimentale - suddivisa in più parti - basata sullo stato dell'arte e sui più recenti dati disponibili in materia di protezione antincendio.

Una specifica tecnica (TS) è un documento normativo particolarmente utile quando differenti alternative hanno bisogno di coesistere prima di una futura armonizzazione. In questo caso la TS 45545 è stata elaborata per permettere all'industria del settore di valutare - in tempi adeguati - i nuovi requisiti relativi al fumo, alla tossicità e alle prove.

Un piano di aggiornamento della specifica tecnica (TS) in norma europea (EN) è già stato definito: esso seguirà un processo che potrà dare i primi risultati all'inizio del 2011. La pubblicazione della futura EN richiederà a tutti i paesi europei il ritiro delle norme nazionali in contrasto.

Recentemente i comitati tecnici CEN e CENELEC che si occupano di applicazioni ferroviarie (rispettivamente il CEN/TC 256 "Railway applications" e il CENELEC/TC 9X) hanno congiuntamente pubblicato la specifica tecnica CEN/CLC TS 45545.

La TS 45545 "Railway applications - Fire protection of railway vehicles", è un documento suddiviso in 7 parti:

  • Part 1: General
  • Part 2: Requirements for fire behaviour of materials and components
  • Part 3: Fire resistance requirements for fire barriers
  • Part 4: Fire safety requirements for railway rolling stock design
  • Part 5: Fire safety requirements for electrical equipment including that of trolleybuses, track guided buses and magnetic levitation vehicles
  • Part 6: Fire control and management systems
  • Part 7: Fire safety requirements for flammable liquid and flammable gas installations.

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Giovedì, 15 Luglio 2010

Il nuoto, è risaputo, fa bene alla salute, sia a quella degli adulti sia -a maggior ragione- a quella dei bambini che stanno attraversando l’età dello sviluppo. Sono sempre più numerosi infatti i genitori che iscrivono i propri figli in piscina con l’obiettivo di imparare (o perfezionare) le tecniche del nuoto. Ma qual è il reale grado di soddisfazione degli utenti di questi impianti?

Per iniziare a gettare le basi in questo settore è stata pubblicata la nuova norma UNI 11321:2009 “Attività sportive non agonistiche e servizi negli impianti natatori - Requisiti e qualità” che si applica sia alle attività sportive e fisico motorie propedeutiche e di insegnamento al nuovo, sia alle attività ludico motorie guidate in acqua (una fra tutte l’acquagym) sia alle attività motorie libere, ossia quelle svolte autonomamente nell’acqua senza la supervisione di un istruttore.
La norma UNI 11321 ha un duplice scopo: da una parte definisce le caratteristiche relative alle figure tecnico-professionali operanti nelle piscine e dall’altra fornisce una sintesi delle tematiche relative alla soddisfazione del cliente circa le attività frequentate.

Nata dall’esigenza di mettere in relazione ciò che i clienti si aspettano quando si avvicinano ad un’attività sportiva non agonistica e ciò che realmente percepiscono alla fine del processo di erogazione di tale attività, la UNI 11321:2009 propone due differenti tipologie di istruttore: gli istruttori di primo livello, per le attività di insegnamento del nuoto, e gli istruttori di secondo livello per le attività ludico motorie guidate.
Per ciascun livello la norma definisce le competenze e le conoscenze che l’istruttore dovrebbe possedere.
Ogni impianto sportivo deve inoltre avere al proprio interno almeno un istruttore specializzato per seguire le persone disabili. Nel caso di rieducazione motoria l’istruttore deve avere competenze specifiche delle problematiche relative alle persone diversamente abili, se si tratta invece di riabilitazione è necessaria la presenza di un fisioterapista in piscina.

La valutazione della soddisfazione del cliente deve essere misurata tenendo in considerazione il livello di percezione dei benefici ottenuti, il rapporto che si instaura tra allievo e istruttore, il livello di qualità percepito circa la struttura relativa all’attività e agli spazi di utilizzo comune quali spogliatoi, docce e servizi igienici.
In uno specifico capitolo la norma tratta anche i rapporti tra l’organizzazione e il praticanti analizzando i requisiti relativi a come deve essere gestita l’informazione, a come deve essere redatta l’offerta da sottoporre al cliente, a come deve essere formalizzata la proposta di attività, ecc..

La norma UNI 11321 suddivide in sette fasi organizzative gli elementi che la struttura sportiva deve mettere in atto per gratificare la propria clientela, eccole:

  • Fase 1 modalità di accoglienza del cliente
  • Fase 2 conoscenza del cliente e delle sue esigenze/aspettative
  • Fase 3 definizione del percorso/obiettivi di attività fisica del cliente
  • Fase 4 adattamento rapido del cliente all’interno del gruppo
  • Fase 5 raggiungimento degli obiettivi condivisi con il cliente
  • Fase 6 monitoraggio del cliente e del suo livello di soddisfazione
  • Fase 7 valutazione e miglioramento del rapporto cliente/struttura.

Costituistono “valore aggiunto” per la struttura sportiva una serie di servizi che si possono offrire alla clientela, quali ad esempio: servizio di baby sitting; navette per il trasporto di bambini e adulti; attività contemporanee per genitori/bambini.

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Mercoledì, 23 Giugno 2010

allergiealimentariLe allergie alimentari possono avere effetti molto negativi sulla qualità della vita, rendendo impossibile l'assunzione di alcuni alimenti a noi graditi o di alimenti molto comuni e diffusi. Come chiamarlo altrimenti se non un vero e proprio disagio? Nei casi più gravi, inoltre, una dieta ristretta risulta il problema minore, soprattutto se paragonata alle possibili conseguenze - incluso il pericolo di vita - in caso di ingestione di un alimento verso il quale si manifesta una allergia.

Per contribuire a proteggere la salute e la sicurezza delle persone allergiche, il CEN (Comitato europeo di normazione) ha recentemente elaborato due norme sulla ricerca di allergeni alimentari. Entrambe sono state messe a punto dal comitato tecnico CEN/TC 275 "Food analysis - Horizontal methods".
L'attività normativa concernente i metodi immunologici e di biologia molecolare per la ricerca e la determinazione di additivi, residui e contaminanti negli alimenti, contribuirà a fornire in tutta Europa una corretta informazione sulla presenza nei prodotti alimentari di sostanze che possono essere causa di allergia.

La norma UNI EN 15633-1:2009 "Prodotti alimentari - Ricerca di allergeni alimentari con metodi immunologici - Parte 1: Considerazioni generali" stabilisce le linee guida generali e i criteri di prestazione per i metodi che si basano sugli anticorpi (metodi immunologici), utili per la ricerca e la quantificazione delle proteine che servono come marcatori per la presenza di alimenti o ingredienti alimentari che possono provocare allergia.

La norma UNI EN 15634-1:2009 "Prodotti alimentrari - Ricerca di allergeni alimentari mediante metodi di biologia molecolare - Parte 1: Considerazioni generali" riguarda i requisiti per l'amplificazione specifica delle sequenze di acido nucleico target e per la conferma dell'identità della sequenza dell'acido nucleico amplificato.

Queste norme intendono assicurare che i risultati ottenuti in diversi laboratori sul territorio europeo siano comparabili e riproducibili.

UNI, Paola Visintin
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Mercoledì, 23 Giugno 2010

nannaTutine, pagliaccetti, pigiamini... a volte quando si acquistano questi capi di abbigliamento per bambini si sta molto attenti a soddisfare esigenze di carattere estetico: si scelgono i colori, si valuta la morbidezza, si ammirano le forme, senza in realtà però considerare aspetti e caratteristiche ben più importanti come, ad esempio, il rischio che il prodotto possa essere infiammabile.
Questo vale ovviamente anche per gli indumenti che vengono utilizzati durante la notte.

A questo proposito nello scorso mese di gennaio UNI ha pubblicato la norma UNI EN 14878:2008 "Tessili - Comportamento al fuoco dell’abbigliamento notturno dei bambini - Specifiche" che definisce le caratteristiche di comportamento al fuoco dell’abbigliamento notturno dei bambini fino ai 14 anni di età e dei tessuti utilizzati per questo tipo di abbigliamento.

In fase di elaborazione del documento gli esperti si sono basati anche sui dati statistici esistenti che indicano - come fonti più comuni per questo tipo di incidenti - l’utilizzo improprio di dispositivi e apparecchi da cucina, l’eccessiva vicinanza ad un caminetto acceso, l’utilizzo di accendini, fiammiferi e candele decorative.

Il principio sul quale si basa la norma è la consapevolezza che la maggior parte dei tessuti utilizzati per la fabbricazione degli indumenti notturni dei bambini prendono facilmente fuoco anche a contatto con una piccola fiamma.
La proprietà del tempo di propagazione della fiamma e le caratteristiche della fiammata superficiale vengono valutate sottoponendo i campioni di tessuto a uno specifico metodo di prova descritto nella norma UNI EN 1103:2007 "Tessili - Tessuti per abbigliamento - Procedimento dettagliato per la determinazione del comportamento al fuoco".

La norma distingue gli indumenti e i tessuti in tre classi differenti: A, B e C. Per le classi A e B (indumenti notturni e pigiami) i parametri sottoposti a misura sono la fiammata superficiale e il tempo di propagazione della fiamma. Per la classe C invece - nella quale rientrano esclusivamente gli indumenti destinati ai neonati - tali parametri non vengono considerati. Infatti, i bambini al di sotto dei sei mesi di età non sono in grado di muoversi da soli e non possono quindi avvicinarsi autonomamente a fonti di pericolo, il rischio perciò è considerato basso.

Per informazioni tecniche:
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Martedì, 29 Giugno 2010

sedia_rotelleTerreni sconnessi, ingressi di edifici, cordoli stradali possono costituire serie difficoltà agli utilizzatori di sedie a rotelle. L'ISO - l'Organismo internazionale di normazione - ha messo a punto una nuova norma per misurare la capacità delle sedie a rotelle a propulsione elettrica (compresi gli scooter) nel salire e scendere in sicurezza da questi ostacoli.

Si tratta della ISO 7176-10:2008 "Wheelchairs - Part 10: Determination of obstacle-climbing ability of electrically powered wheelchairs", che fornisce un metodo per determinare l'ostacolo da scalare e l'abilità nel salire e scendere delle sedie a rotelle elettriche destinate a trasportare una persona; la norma specifica i requisiti delle apparecchiature di prova, definisce le procedure di prova e stabilisce le specifiche per la compilazione dei rapporti di prova.

La norma consentirà agli utilizzatori di selezionare la sedia a rotelle più appropriata e garantire l'accessibilità e il superamento degli ostacoli in sicurezza. Oltre a fornire utili informazioni sia agli operatori sia alle persone che prescrivono le sedie in oggetto, le prove contenute nella norma faciliteranno il confronto dei prodotti costruiti e messi sul mercato nei differenti Paesi.

La Parte 10 fa parte di una serie di norme sulle sedie a rotelle (ISO 7176) che affronta, tra gli altri argomenti, la stabilità, l'efficacia dei freni, il consumo di energia, le dimensioni, la massa e lo spazio di manovra, la velocità e l'accelerazione, l'impatto e la resistenza a fatica, i sistemi di comando.

L'ISO/TC 173 "Assistive products for persons with disability" SC 1 "Wheelchairs", il comitato tecnico che ha elaborato la ISO 7176-10, ha messo a punto numerose norme tecniche per le persone disabili, che vanno da ausili concepiti per risolvere specifici problemi (per esempio incontinenza, sacche per stomia), agli ausili per le persone con una disabilità visiva negli attraversamenti pedonali, al sollevamento e al trasferimento di persone con disabilità motorie.

A livello nazionale l’attività normativa del TC 173 è gestita dalla Sottocommissione "Ausili tecnici per disabili" della Commissione Tecnologie biomediche e diagnostiche, recentemente riorganizzata per seguire con una propria delegazione UNI i lavori normativi internazionali.

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