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News

Mercoledì, 23 Giugno 2010

cosmetotessiliUna tecnologia innovativa permetterà di inserire nelle fibre tessili delle microcapsule che avranno il compito di rilasciare intenzionalmente e gradualmente sostanze chimiche con proprietà cosmetiche: inizia l'era dei cosmetotessili.

Il gruppo di lavoro 25 "Cosmeto-textile" del comitato tecnico europeo CEN/TC 248 "Textiles and textile products" ha concluso la redazione del futuro rapporto tecnico che prenderà in considerazione le caratteristiche - prevalentemente di sicurezza - dei cosmetotessili, che "combinano un prodotto tessile e un prodotto cosmetico": si tratta di articoli quali, ad esempio, i capi di vestiario "dimagranti", rinfrescanti, con proprietà idratanti, contenenti repellenti anti-zanzara, ecc..

Il rapporto tecnico, ora nella fase di "final draft" (che attende cioè i commenti finali prima della pubblicazione come CEN/TR) si concentra su quegli aspetti particolari che occorrono quando il cosmetico utilizza una superficie tessile per essere rilasciato al corpo umano. Il documento non considera ovviamente le sostanze che - pur essendo presenti nel supporto tessile - non presentano un rilascio intenzionale.

Il cosmetico presente in un cosmetotessile deve sottostare alle leggi europee sui cosmetici e in particolare alla Direttiva 76/768/CEE.

Il nuovo documento (FprCEN/TR 15917 "Textiles - Cosmetotextiles") specifica i caratteri generali di un cosmetotessile e mette a fuoco le proprietà ritenute importanti. È suddiviso in cinque parti:

  • aspetti generali
  • valutazione della sicurezza
  • effetti dichiarati
  • manutenzione
  • etichettatura.

UNITEX - Associazione Nazionale per l'Unificazione nel settore Tessile
web: www.uni-tex.it/

 

Martedì, 29 Giugno 2010

termografia_screeningInfluenza suina (o virus H1N1). Chi non ne ha sentito parlare in queste settimane? Le cronache dei giornali e i servizi in televisione sono pieni di informazioni e aggiornamenti su questa temuta pandemia.
Non è una novità. Prima di questa, qualche anno orsono, il caso dell’influenza aviaria aveva avuto grande eco sui mass media, mettendo in allarme i sistemi di controllo sanitario a livello mondiale.
Al di là dell’effettiva gravità di tali eventi, va rilevato che in questi casi le maglie dei controlli devono farsi particolarmente strette, così da preservare la salute pubblica e circoscrivere eventuali focolai di infezione.
Non c’è dubbio, quindi, che in questi casi i concetti chiave per una risposta efficiente siano soprattutto “velocità di intervento” e “controlli accurati”.

Un nuovo rapporto tecnico pubblicato di recente dall’ISO rappresenta uno strumento di particolare utilità proprio in questo ambito.
L’ISO/TR 13154:2009 “Medical electrical equipment - Deployment, implementation and operational guidelines for indentifying febrile humans using a screening thermograph” fornisce delle linee guida generali per l’impiego, l’attuazione e il funzionamento di una procedura di controllo termografico (“screening termograph”) in ambito sanitario. Questo è un metodo non intrusivo che è in grado di individuare, attraverso una sorta di scansione della figura, la temperatura corporea e dunque se una persona è affetta da influenza e di conseguenza se è potenzialmente portatrice di un virus.
In caso di minaccia pandemica il primo obiettivo è quello di salvare le vite, limitare il contagio, ridurre in termini complessivi l’impatto dell’epidemia nella società evitando tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare.
Il rapporto tecnico ISO contribuirà ad un uso più efficiente della tecnologia termografica, che può trovare una sua utile applicazione in luoghi particolarmente sensibili, come ad esempio all’entrata di ospedali, cliniche o pronto soccorso, di scuole, luoghi di lavoro, trasporti ed edifici pubblici.

David Osborn, Segretario del sottocomitato ISO che ha elaborato il documento, ha espresso la sua soddisfazione per il lavoro svolto: “La pubblicazione del rapporto tecnico si è rivelata particolarmente tempestiva, vista l’attuale diffusione del virus H1N1 in molte regioni del mondo... Esso rappresenta un primo importante passo per contrastare efficacemente potenziali epidemie, in casi in cui la tempestività degli interventi risulta fondamentale”.

A livello nazionale i lavori normativi sono seguiti dalla Sottocommissione “Apparecchiature per anestesia e ventilazione polmonare”, che svolge la sua attività in seno alla Commissione tecnica UNI Tecnologie biomediche e diagnostiche.

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Giovedì, 15 Luglio 2010

I viaggi ferroviari sono, statisticamente, la forma più sicura di trasporto via terra in Europa. Per mantenere questo record, un potenziale pericolo come il fuoco necessita da parte dei progettisti e degli operatori una costante attenzione.

Per raggiungere un alto livello di sicurezza in tutti gli Stati membri, è stata elaborata una specifica tecnica (TS) o norma sperimentale - suddivisa in più parti - basata sullo stato dell'arte e sui più recenti dati disponibili in materia di protezione antincendio.

Una specifica tecnica (TS) è un documento normativo particolarmente utile quando differenti alternative hanno bisogno di coesistere prima di una futura armonizzazione. In questo caso la TS 45545 è stata elaborata per permettere all'industria del settore di valutare - in tempi adeguati - i nuovi requisiti relativi al fumo, alla tossicità e alle prove.

Un piano di aggiornamento della specifica tecnica (TS) in norma europea (EN) è già stato definito: esso seguirà un processo che potrà dare i primi risultati all'inizio del 2011. La pubblicazione della futura EN richiederà a tutti i paesi europei il ritiro delle norme nazionali in contrasto.

Recentemente i comitati tecnici CEN e CENELEC che si occupano di applicazioni ferroviarie (rispettivamente il CEN/TC 256 "Railway applications" e il CENELEC/TC 9X) hanno congiuntamente pubblicato la specifica tecnica CEN/CLC TS 45545.

La TS 45545 "Railway applications - Fire protection of railway vehicles", è un documento suddiviso in 7 parti:

  • Part 1: General
  • Part 2: Requirements for fire behaviour of materials and components
  • Part 3: Fire resistance requirements for fire barriers
  • Part 4: Fire safety requirements for railway rolling stock design
  • Part 5: Fire safety requirements for electrical equipment including that of trolleybuses, track guided buses and magnetic levitation vehicles
  • Part 6: Fire control and management systems
  • Part 7: Fire safety requirements for flammable liquid and flammable gas installations.

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Giovedì, 15 Luglio 2010

Il nuoto, è risaputo, fa bene alla salute, sia a quella degli adulti sia -a maggior ragione- a quella dei bambini che stanno attraversando l’età dello sviluppo. Sono sempre più numerosi infatti i genitori che iscrivono i propri figli in piscina con l’obiettivo di imparare (o perfezionare) le tecniche del nuoto. Ma qual è il reale grado di soddisfazione degli utenti di questi impianti?

Per iniziare a gettare le basi in questo settore è stata pubblicata la nuova norma UNI 11321:2009 “Attività sportive non agonistiche e servizi negli impianti natatori - Requisiti e qualità” che si applica sia alle attività sportive e fisico motorie propedeutiche e di insegnamento al nuovo, sia alle attività ludico motorie guidate in acqua (una fra tutte l’acquagym) sia alle attività motorie libere, ossia quelle svolte autonomamente nell’acqua senza la supervisione di un istruttore.
La norma UNI 11321 ha un duplice scopo: da una parte definisce le caratteristiche relative alle figure tecnico-professionali operanti nelle piscine e dall’altra fornisce una sintesi delle tematiche relative alla soddisfazione del cliente circa le attività frequentate.

Nata dall’esigenza di mettere in relazione ciò che i clienti si aspettano quando si avvicinano ad un’attività sportiva non agonistica e ciò che realmente percepiscono alla fine del processo di erogazione di tale attività, la UNI 11321:2009 propone due differenti tipologie di istruttore: gli istruttori di primo livello, per le attività di insegnamento del nuoto, e gli istruttori di secondo livello per le attività ludico motorie guidate.
Per ciascun livello la norma definisce le competenze e le conoscenze che l’istruttore dovrebbe possedere.
Ogni impianto sportivo deve inoltre avere al proprio interno almeno un istruttore specializzato per seguire le persone disabili. Nel caso di rieducazione motoria l’istruttore deve avere competenze specifiche delle problematiche relative alle persone diversamente abili, se si tratta invece di riabilitazione è necessaria la presenza di un fisioterapista in piscina.

La valutazione della soddisfazione del cliente deve essere misurata tenendo in considerazione il livello di percezione dei benefici ottenuti, il rapporto che si instaura tra allievo e istruttore, il livello di qualità percepito circa la struttura relativa all’attività e agli spazi di utilizzo comune quali spogliatoi, docce e servizi igienici.
In uno specifico capitolo la norma tratta anche i rapporti tra l’organizzazione e il praticanti analizzando i requisiti relativi a come deve essere gestita l’informazione, a come deve essere redatta l’offerta da sottoporre al cliente, a come deve essere formalizzata la proposta di attività, ecc..

La norma UNI 11321 suddivide in sette fasi organizzative gli elementi che la struttura sportiva deve mettere in atto per gratificare la propria clientela, eccole:

  • Fase 1 modalità di accoglienza del cliente
  • Fase 2 conoscenza del cliente e delle sue esigenze/aspettative
  • Fase 3 definizione del percorso/obiettivi di attività fisica del cliente
  • Fase 4 adattamento rapido del cliente all’interno del gruppo
  • Fase 5 raggiungimento degli obiettivi condivisi con il cliente
  • Fase 6 monitoraggio del cliente e del suo livello di soddisfazione
  • Fase 7 valutazione e miglioramento del rapporto cliente/struttura.

Costituistono “valore aggiunto” per la struttura sportiva una serie di servizi che si possono offrire alla clientela, quali ad esempio: servizio di baby sitting; navette per il trasporto di bambini e adulti; attività contemporanee per genitori/bambini.

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Mercoledì, 23 Giugno 2010

allergiealimentariLe allergie alimentari possono avere effetti molto negativi sulla qualità della vita, rendendo impossibile l'assunzione di alcuni alimenti a noi graditi o di alimenti molto comuni e diffusi. Come chiamarlo altrimenti se non un vero e proprio disagio? Nei casi più gravi, inoltre, una dieta ristretta risulta il problema minore, soprattutto se paragonata alle possibili conseguenze - incluso il pericolo di vita - in caso di ingestione di un alimento verso il quale si manifesta una allergia.

Per contribuire a proteggere la salute e la sicurezza delle persone allergiche, il CEN (Comitato europeo di normazione) ha recentemente elaborato due norme sulla ricerca di allergeni alimentari. Entrambe sono state messe a punto dal comitato tecnico CEN/TC 275 "Food analysis - Horizontal methods".
L'attività normativa concernente i metodi immunologici e di biologia molecolare per la ricerca e la determinazione di additivi, residui e contaminanti negli alimenti, contribuirà a fornire in tutta Europa una corretta informazione sulla presenza nei prodotti alimentari di sostanze che possono essere causa di allergia.

La norma UNI EN 15633-1:2009 "Prodotti alimentari - Ricerca di allergeni alimentari con metodi immunologici - Parte 1: Considerazioni generali" stabilisce le linee guida generali e i criteri di prestazione per i metodi che si basano sugli anticorpi (metodi immunologici), utili per la ricerca e la quantificazione delle proteine che servono come marcatori per la presenza di alimenti o ingredienti alimentari che possono provocare allergia.

La norma UNI EN 15634-1:2009 "Prodotti alimentrari - Ricerca di allergeni alimentari mediante metodi di biologia molecolare - Parte 1: Considerazioni generali" riguarda i requisiti per l'amplificazione specifica delle sequenze di acido nucleico target e per la conferma dell'identità della sequenza dell'acido nucleico amplificato.

Queste norme intendono assicurare che i risultati ottenuti in diversi laboratori sul territorio europeo siano comparabili e riproducibili.

UNI, Paola Visintin
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Mercoledì, 23 Giugno 2010

nannaTutine, pagliaccetti, pigiamini... a volte quando si acquistano questi capi di abbigliamento per bambini si sta molto attenti a soddisfare esigenze di carattere estetico: si scelgono i colori, si valuta la morbidezza, si ammirano le forme, senza in realtà però considerare aspetti e caratteristiche ben più importanti come, ad esempio, il rischio che il prodotto possa essere infiammabile.
Questo vale ovviamente anche per gli indumenti che vengono utilizzati durante la notte.

A questo proposito nello scorso mese di gennaio UNI ha pubblicato la norma UNI EN 14878:2008 "Tessili - Comportamento al fuoco dell’abbigliamento notturno dei bambini - Specifiche" che definisce le caratteristiche di comportamento al fuoco dell’abbigliamento notturno dei bambini fino ai 14 anni di età e dei tessuti utilizzati per questo tipo di abbigliamento.

In fase di elaborazione del documento gli esperti si sono basati anche sui dati statistici esistenti che indicano - come fonti più comuni per questo tipo di incidenti - l’utilizzo improprio di dispositivi e apparecchi da cucina, l’eccessiva vicinanza ad un caminetto acceso, l’utilizzo di accendini, fiammiferi e candele decorative.

Il principio sul quale si basa la norma è la consapevolezza che la maggior parte dei tessuti utilizzati per la fabbricazione degli indumenti notturni dei bambini prendono facilmente fuoco anche a contatto con una piccola fiamma.
La proprietà del tempo di propagazione della fiamma e le caratteristiche della fiammata superficiale vengono valutate sottoponendo i campioni di tessuto a uno specifico metodo di prova descritto nella norma UNI EN 1103:2007 "Tessili - Tessuti per abbigliamento - Procedimento dettagliato per la determinazione del comportamento al fuoco".

La norma distingue gli indumenti e i tessuti in tre classi differenti: A, B e C. Per le classi A e B (indumenti notturni e pigiami) i parametri sottoposti a misura sono la fiammata superficiale e il tempo di propagazione della fiamma. Per la classe C invece - nella quale rientrano esclusivamente gli indumenti destinati ai neonati - tali parametri non vengono considerati. Infatti, i bambini al di sotto dei sei mesi di età non sono in grado di muoversi da soli e non possono quindi avvicinarsi autonomamente a fonti di pericolo, il rischio perciò è considerato basso.

Per informazioni tecniche:
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Martedì, 29 Giugno 2010

sedia_rotelleTerreni sconnessi, ingressi di edifici, cordoli stradali possono costituire serie difficoltà agli utilizzatori di sedie a rotelle. L'ISO - l'Organismo internazionale di normazione - ha messo a punto una nuova norma per misurare la capacità delle sedie a rotelle a propulsione elettrica (compresi gli scooter) nel salire e scendere in sicurezza da questi ostacoli.

Si tratta della ISO 7176-10:2008 "Wheelchairs - Part 10: Determination of obstacle-climbing ability of electrically powered wheelchairs", che fornisce un metodo per determinare l'ostacolo da scalare e l'abilità nel salire e scendere delle sedie a rotelle elettriche destinate a trasportare una persona; la norma specifica i requisiti delle apparecchiature di prova, definisce le procedure di prova e stabilisce le specifiche per la compilazione dei rapporti di prova.

La norma consentirà agli utilizzatori di selezionare la sedia a rotelle più appropriata e garantire l'accessibilità e il superamento degli ostacoli in sicurezza. Oltre a fornire utili informazioni sia agli operatori sia alle persone che prescrivono le sedie in oggetto, le prove contenute nella norma faciliteranno il confronto dei prodotti costruiti e messi sul mercato nei differenti Paesi.

La Parte 10 fa parte di una serie di norme sulle sedie a rotelle (ISO 7176) che affronta, tra gli altri argomenti, la stabilità, l'efficacia dei freni, il consumo di energia, le dimensioni, la massa e lo spazio di manovra, la velocità e l'accelerazione, l'impatto e la resistenza a fatica, i sistemi di comando.

L'ISO/TC 173 "Assistive products for persons with disability" SC 1 "Wheelchairs", il comitato tecnico che ha elaborato la ISO 7176-10, ha messo a punto numerose norme tecniche per le persone disabili, che vanno da ausili concepiti per risolvere specifici problemi (per esempio incontinenza, sacche per stomia), agli ausili per le persone con una disabilità visiva negli attraversamenti pedonali, al sollevamento e al trasferimento di persone con disabilità motorie.

A livello nazionale l’attività normativa del TC 173 è gestita dalla Sottocommissione "Ausili tecnici per disabili" della Commissione Tecnologie biomediche e diagnostiche, recentemente riorganizzata per seguire con una propria delegazione UNI i lavori normativi internazionali.

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Giovedì, 15 Luglio 2010

Per rendere più calda e accogliente la nostra casa è possibile installare caminetti e stufe a effetto decorativo di combustione! Si tratta di apparecchi alimentati a gas naturale o a GPL che possono essere installati anche in ambienti cittadini. La manutenzione è quella prevista per altri apparecchi alimentati a gas.
Uno dei vantaggi di tali apparecchi è quello di poter regolare con assoluta precisione l'andamento della combustione e la quantità di calore prodotto, regolazione che avviene automaticamente con controllo a termostato, telecomando, etc.
Trattandosi di apparecchi che utilizzano il gas e che devono pertanto garantire un altissimo livello di sicurezza, devono essere installati da tecnici abilitati e, per il loro esercizio e manutenzione, debbono essere rispettate tutte le prescrizioni di sicurezza pertinenti, applicabili.
Proprio per definire i requisiti e i metodi di prova per la costruzione, la sicurezza e la marcatura di questi apparecchi (con una portata termica nominale non maggiore di 20 kW) è stata recentemente pubblicata la nuova versione della norma UNI EN 509:2008.
La norma si applica appunto agli apparecchi alimentati a gas, progettati per simulare una fiamma che brucia combustibile solido e che comprendono un bruciatore a tiraggio naturale, con o senza bruciatore di accensione.

La UNI EN 509:2008 prevede dei metodi di prova per verificare ad esempio la stabilità della fiamma, ossia quella caratteristica della fiamma di rimanere stabile e "tranquilla" sui fori del bruciatore, senza pericolo di distacco o di ritorno di fiamma, oppure la formazione di fuliggine, fenomeno caratterizzato da un deposito carbonioso sulle superfici in contatto con i prodotti della combustione, ecc..
Nel rispetto dei requisiti della direttiva europea sugli apparecchi alimentati a gas (90/396 CEE) gli apparecchi in questione devono, infatti, essere dotati di uno speciale dispositivo di sicurezza che interrompe automaticamente l’alimentazione di gas, sia nel caso di spegnimento della fiamma, sia nel caso di combustione incompleta che può determinare la formazione di monossido di carbonio nel locale d’installazione degli apparecchi.
La norma riporta, inoltre, un sistema di classificazione degli apparecchi secondo il tipo di gas utilizzato a seconda della famiglia di appartenenza, prima, seconda e terza. A ciascun apparecchio viene, quindi, assegnata una categoria a seconda - appunto - della famiglia di gas utilizzato.

La qualità e lo spessore dei materiali usati per la costruzione dell’apparecchio e i metodi di assemblaggio delle varie parti devono essere tali che le caratteristiche costruttive, di funzionamento e di prestazioni non cambino in modo significativo durante una ragionevole durata di vita nelle normali condizioni di installazione, di utilizzo e di manutenzione.
L’apparecchio deve, inoltre, essere progettato in modo che non si formi condensa e -se questa si dovesse formare- non deve compromettere la sicurezza di funzionamento e non deve fuoriuscire dall’apparecchio.
Le parti in lamiera a contatto con i prodotti della combustione devono essere ricoperte con un’idonea protezione anti-corrosione, per esempio con smalto.
Qualsiasi comando situato nel circuito gas deve essere disposto in modo che eventuali operazioni di regolazione, manutenzione o sostituzione risultino agevoli.

La UNI EN 509:2008 definisce le caratteristiche e i requisiti di funzionamento dei dispositivi di accensione, dei sistemi di sorveglianza di fiamma, dei bruciatori, etc. oltre a stabilire tutti i metodi di prova sulla tenuta del circuito gas, sulle portate termiche, sulla corretta evacuazione dei prodotti della combustione, sull’effetto delle correnti d’aria etc.
La norma è stata elaborata nell’ambito di un mandato conferito al CEN dalla Commissione europea e dall’EFTA ed è in supporto ai requisiti essenziali della direttiva UE 90/396/CEE riguardante gli apparecchi a gas.


Alcuni consigli del CIG per la sicurezza degli apparecchi alimentati a gas

  • Gli apparecchi alimentati a gas e i loro accessori devono essere "a norma" e contraddistinti dalla marcatura CE. Assicurarsi inoltre che le imprese installatrici abbiano eseguito l'installazione degli impianti "a regola d'arte" utilizzando materiali e componenti realizzati secondo le norme tecniche di sicurezza UNI e CEI e nel rispetto della legislazione tecnica vigente in materia.
  • Sottoporre gli apparecchi a gas ai controlli periodici. Ad esempio la verifica fumi di scarico deve essere effettuata ogni due anni.
  • In caso si percepiscano odori riconducibili a quello del gas, allertare prontamente il "Pronto intervento" dell'Azienda di distribuzione del gas combustibile per un'immediata verifica della situazione.

Il CIG-Comitato Italiano Gas sottolinea come il connubio conformità alle norme tecniche - corretta manutenzione rappresenti la miglior garanzia per evitare incidenti. Il CIG ricorda infine che l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha disposto l’istituzione di un’assicurazione a favore dei clienti del gas contro gli infortuni, gli incendi e la responsabilità civile derivanti dall’uso del gas, fornito tramite un impianto di distribuzione.
Per maggiori informazioni: Numero verde CIG 800-92.92.86 tutti i giorni dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

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Martedì, 29 Giugno 2010

veneziaLa figura professionale della guida turistica ha un grande impatto sull'esperienza del visitatore e contribuisce notevolmente a far percepire positivamente o meno una località turistica: una buona guida fornisce ai viaggiatori le informazioni, i suggerimenti e le esperienze che essi vanno cercando. Se i turisti si sentono ben accolti e informati rispetto al patrimonio naturale e culturale di una località, spesso scelgono di fermarsi più tempo oppure decidono - in futuro - di ritornare.

La guida turistica ha un ruolo specifico: da un lato deve promuovere il patrimonio dell'area interessata, dall'altro deve contribuire a garantire la sua sostenibilità rendendo i visitatori consapevoli della sua importanza e vulnerabilità.

La nuova norma UNI EN 15565:2008 "Servizi turistici - Requisiti per l’erogazione di programmi di formazione professionale e di qualifica delle guide turistiche" supporta gli sforzi portati avanti dall'Unione Europea per facilitare la mobilità dei servizi turistici tra gli Stati membri e punta l'obiettivo sull'importanza di formare guide turistiche specializzate su aree di interesse fornendo così un servizio turistico di alta qualità. Mediante standard comuni di alta qualità potrà essere ottenuta una qualificazione delle guide turistiche in tutti i paesi europei.

La norma - elaborata sotto la competenza della Commissione "Turismo" dell'UNI - specifica i requisiti minimi per l’erogazione di programmi di formazione professionale e qualifica delle guide turistiche. Essa fornisce requisiti e raccomandazioni relative a una serie di competenze fondamentali che includono la ricerca e l'elaborazione delle informazioni da fornire al turista, l'abilità linguistica, la presentazione delle informazioni in modo comprensivo e comunicativo (dall'impostazione vocale e linguaggio del corpo alla gestione del tempo e alle dinamiche di gruppo). Nel documento vengono inoltre trattati punti quali la formazione, la gestione di gruppi, la qualificazione e qualsiasi altro elemento che possa rendere perfetta la vacanza richiesta dal viaggiatore.

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Martedì, 29 Giugno 2010

igiene_alimentiVaschette, scatole, astucci, sacchetti, cartoni: gli imballaggi per alimenti che troviamo nel grande supermercato o nel negozio di generi alimentari sotto casa sono sempre più diversificati. Ma quali criteri di fabbricazione devono rispettare gli imballaggi per alimenti per evitare che i prodotti stessi subiscano delle contaminazioni?

La UNI EN 15593:2008 "Imballaggi - Gestione dell’igiene nella produzione di imballaggi destinati ai prodotti alimentari - Requisiti" costituisce un documento normativo che riguarda tutti gli aspetti della gestione dell’igiene nella produzione degli imballaggi e specifica i requisiti per un sistema di gestione dell’igiene per fabbricanti e fornitori di imballaggi per alimenti inclusi immagazzinaggio e trasporto. Elaborata in ambito europeo con l’importante e competente contributo italiano di coordinamento delle due Task Force che ne hanno messo a punto il contenuto, tale attività a livello UNI è stata interfacciata da un gruppo di lavoro della Commissione "Imballaggi". La norma UNI EN 15593 ha lo scopo di fornire uno strumento armonizzato per la messa in opera dei sistemi di gestione dell’igiene che sia ampiamente accettato da tutti i paesi UE per facilitare il commercio di materiali per imballaggio e alimenti confezionati e favorire un livello di sicurezza e igiene dei prodotti costante fra produttori diversi.

I diversi anelli che formano la catena produttiva degli imballaggi per l'industria alimentare sono così incentivati a comunicare tra loro e ad assicurare che siano identificati e adeguatamente controllati tutti i rischi possibili. La UNI EN 15593 si basa sui principi dell'analisi e della valutazione di tali rischi e fornisce le indicazioni per definire gli appropriati livelli di controllo. La norma descrive sia il sistema di gestione sia le pratiche igieniche che i fabbricanti di imballaggi devono fare propri, considerandosi parte della filiera alimentare come descritto nella UNI EN ISO 22000:2005 "Sistemi di gestione per la sicurezza alimentare - Requisiti per qualsiasi organizzazione nella filiera alimentare".

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