Compila i campi per il download gratuito della UNI/PdR richiesta





Si No


Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

Ai sensi dell'articolo 13 del DLgs. 196/2003, UNI - titolare del trattamento dei dati, domiciliato in via Sannio 2 - 20137 Milano - informa che i dati richiesti sono raccolti e trattati per finalità di:

- verifica che non vengano violate le norme sul diritto d’autore - informazione e promozione commerciale di prodotti e servizi UNI - indagini di mercato inerenti le attività UNI.

Per quanto riguarda il trattamento dei dati, esso viene effettuato in modo da garantire la sicurezza e riservatezza degli stessi mediante:

- strumenti manuali - strumenti informatici.

Nel caso in cui non venisse accordato il consenso al trattamento dei dati si segnala che verranno meno le prestazioni richieste di cui al punto precedente senza che UNI possa essere tenuto responsabile per il disservizio. Infine, come previsto dall'art. 7 del DLgs. 196/2003, si comunica al conferente dati che è in suo diritto accedere ai propri dati per consultarli, aggiornarli, cancellarli nonché opporsi al loro trattamento per legittimi motivi.

Trattamento dei dati personali – Consenso ex artt. 23,24,25 DLgs. 196/2003

Il sottoscritto, dato atto di avere ricevuto l'informativa prevista all'art. 13 del DLgs. 196/2003 in materia di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, espressamente garantisce il suo consenso ai sensi degli articoli 23, 24, 25 del summenzionato decreto (inclusivo di raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione, distruzione) secondo i termini della summenzionata informativa e nei limiti ivi indicati, dei propri dati personali acquisiti o che saranno acquisiti in futuro dall'UNI.

X

MENU

News

Martedì, 03 Agosto 2010

energiaverdeLa pubblicazione della UNI CEI EN 16001 è la continuazione di un cammino normativo relativo ai sistemi di gestione, iniziato tempo fa con le norme sui sistemi di gestione per la qualità e l’ambiente. Per informare tutti i soggetti civili ed industriali sulle potenzialità di tale norma, UNI e CTI organizzano il 15 settembre a Milano un corso di formazione. Ancora pochi giorni per iscriversi!

Leggi tutto...

Lunedì, 02 Agosto 2010

L'ultimo incontro dedicato alla norma UNI CEI EN 16001 si terrà il prossimo 16 settembre presso il Punto UNI di Ragusa (ospitato dalla CNA locale). Sarà l'occasione per riassumere i requisiti per un sistema di gestione dell’energia aziendale - uno strumento concreto e tangibile, capace di generare significativi risparmi - che mette in grado un’organizzazione di avere un approccio sistematico al miglioramento continuo delle proprie prestazioni energetiche. Un documento tecnico utilizzabile dalle imprese di qualsiasi dimensione e di qualsiasi tipologia, che è in grado di adattarsi a svariate condizioni geografiche, culturali e sociali.
La UNI CEI EN 16001 può essere adottata indipendentemente o integrarsi perfettamente con altri sistemi di gestione. Per facilitarne l’uso infatti la struttura della norma è simile a quella della UNI EN ISO 14001 e segue la stessa metodologia del Plan-Do-Check-Act.

All'incontro parteciperanno:

  • Maurizio Scalone, Presidente Provinciale Unione CNA Installazione e Impianti
  • Giuseppe Massari, Presidente Provinciale CNA
  • Giuseppe Brullo, Referente "Punto UNI" CNA Ragusa
  • Alberto Monteverdi, Responsabile Area Comunicazione e Formazione UNI
  • Sandro Picchiolutto, Coordinatore dell'Expert Group CEN/CLC JWG3 (ex TF189) “EG EME - Energy Managers and Experts”
  • Vittorio Schininà, Responsabile Unione CNA Installazione e Impianti

L’incontro è destinato principalmente a imprenditori e dirigenti, progettisti, certificatori energetici, auditor ambientali, consulenti, energy manager, responsabili di sistemi di gestione ambientale e per la qualità.

La partecipazione è gratuita.
Le richieste di partecipazione verranno accettate fino al raggiungimento della capienza della sala.
Per esigenze organizzative la partecipazione deve essere comunicata agli uffici UNI
entro e non oltre il 13 settembre inviando una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure rivolgendosi direttamente al Punto UNI di Ragusa 0932 686144/683016 o inviando una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Lunedì, 02 Agosto 2010

stetoscopioSi tratta di una delle norme più importanti per il settore dei dispositivi medici e costituisce le fondamenta per affrontare la valutazione della conformità ai requisiti obbligatori fissati dalla legislazione europea e nazionale in materia di dispositivi medici, dispositivi impiantabili attivi e dispositivi medico-diagnostici in vitro (direttive 93/42/CEE, 90/385/CEE e 98/79/CE). La norma copre tutte le fasi del ciclo di vita del dispositivo medico, dalla progettazione alle informazioni di produzione e post-produzione.

Rispetto all'edizione precedente la norma è stata rivisitata con aggiunte e modifiche, confermando però quei concetti chiave esistenti nell'edizione precedente del 2004.
Tra gli aspetti rivisti si cita, a titolo di esempio, il punto 7 "Valutazione del rischio" che ha introdotto alcuni dettagli riguardanti i rischi derivanti dalle misure di controllo del rischio, mentre sono state fatte alcune aggiunte al punto 9 "Informazioni di produzione e post-produzione" per raccogliere e riesaminare le informazioni ottenute sul dispositivo medico o dispositivi simili nelle fasi sia di produzione che post-produzione (nella vecchia norma si considerava solo la fase post-produzione).

La nuova edizione risulta essere di fatto più "pragmatica" nelle spiegazioni dei concetti di gestione dei rischi sui dispositivi medici; infatti le principali Appendici della norma sono state riviste, modificate e/o ampliate. In particolare è stata aggiunta una Appendice A dal titolo "Razionale per i requisiti" che fornisce le spiegazioni e i dettagli su alcuni punti fondamentali della norma, ciò per migliorare la comprensione dei requisiti specificati. Inoltre è stata preparata a titolo di esempio (in Appendice B) una panoramica del processo di gestione del rischio per i dispositivi medici e si è ampliata la guida sui concetti di rischio importanti per la gestione dei rischi sui dispositivi medici (in Appendice D).
Questi sono solo alcuni dei miglioramenti introdotti nella nuova UNI CEI EN ISO 14971:2009 "Dispositivi medici - Applicazione della gestione dei rischi ai dispositivi medici".
La norma ha inoltre introdotto una Appendice speciale sulla gestione dei rischi per i dispositivi medico-diagnostici in vitro, coperti dalla direttiva 98/79/CE.

La nuova edizione della UNI CEI EN ISO 14971 è armonizzata a tutte le direttive comunitarie (inclusi gli aggiornamenti) in materia di dispositivi medici, impiantabili attivi e diagnostici in vitro ed è utilizzata per supportare alcune parti delle procedure di valutazione della conformità descritte negli allegati delle direttive europee di settore. Infatti offre un valido supporto al fabbricante per istituire e tenere aggiornata una procedura sistematica di esame sul dispositivo medico, al fine di riconsiderare le esperienze ottenute dai dispositivi nella fase di post-produzione e di adottare appropriati mezzi per applicare ogni azione correttiva necessaria.

Nello stabilire la politica per determinare i criteri di accettabilità del rischio, altro aspetto fondamentale della 14971, la norma permette al fabbricante di scegliere una gamma di opzioni, permesse dalla regolamentazione. Le direttive europee sui dispositivi medici richiedono che, nella selezione delle principali soluzioni appropriate per la progettazione e la costruzione dei dispositivi, queste soluzioni debbano essere conformi ai principi di sicurezza, tenendo in considerazione lo stato dell'arte generalmente riconosciuto; pertanto la norma UNI CEI EN ISO 14971 stabilisce che il fabbricante deve:

  • eliminare o ridurre i rischi per quanto possibile (deve essere pertanto intrinsecamente sicura la progettazione e la costruzione);
  • dove appropriato, intraprendere adeguate misure di protezione inclusi gli allarmi (se necessario), in relazione al fatto che il rischio non può essere eliminato;
  • informare l'utilizzatore del rischio residuo dovuto a lacune delle misure di protezione adottate.

In questo contesto "l'eliminazione" o "la riduzione" del rischio deve essere interpretata e applicata tenendo in considerazione la tecnologia e la pratica esistente al momento della progettazione e le considerazioni tecnicamente ed economicamente compatibili con un alto livello di protezione della salute e della sicurezza.

La norma è stata sviluppata specificamente per i fabbricanti di dispositivi/sistemi medici che utilizzano principi assodati di gestione dei rischi.
Per gli altri fabbricanti, per esempio in altre industrie sanitarie, la norma potrebbe essere utilizzata come guida informativa per lo sviluppo e il mantenimento di un sistema e di un processo di gestione dei rischi. Pertanto la UNI CEI EN ISO 14971:2009 si rivela strumento utile anche in quei contesti dove non esistono obblighi legislativi e/o restrizioni in materia (ad esempio in diversi paesi extra UE). A livello mondiale la UNI CEI EN ISO 14971 è universalmente riconosciuta ed accettata dai principali sistemi regolamentari in materia di dispositivi medici e agevola pertanto il mutuo riconoscimento per la valutazione della conformità dei dispositivi medici anche in sistemi regolatori non europei.

La norma i tratta i processi per la gestione dei rischi, principalmente per il paziente, ma anche per l'operatore, le altre persone, le altre apparecchiature e l'ambiente. La gestione dei rischi è un argomento complesso perché ogni interlocutore attribuisce un valore diverso alla probabilità che si verifichi un danno e al detrimento che potrebbe derivare dall'esposizione ad un pericolo.

È comunemente accettato che il concetto di rischio abbia due componenti:
a) la probabilità che si verifichi il danno;
b) le conseguenze di tale danno, ovvero, di che gravità potrebbe essere.
Tali concetti sono di particolare importanza in relazione ai dispositivi medici a causa della varietà degli interlocutori, inclusi medici, organizzazioni sanitarie, governi, industria, pazienti e membri del pubblico. Per questo motivo la UNI CEI EN ISO 14971 aiuta ad affrontare la gestione dei rischi con un approccio il più possibile tecnico, riducendo i margini di interpretazioni soggettive.

È necessario che tutti gli interlocutori comprendano che l'impiego di un dispositivo medico comporta un certo grado di rischio. L'accettabilità di un rischio per l'interlocutore è influenzata dai componenti sopra citati e dalla percezione del rischio da parte dell'interlocutore. I fattori che incidono sulla percezione dei rischi da parte di ognuno degli interlocutori includono lo sfondo socio-economico e formativo della società interessata e lo stato di salute effettivo e percepito del paziente. Le modalità di percezione di un rischio tengono conto anche, ad esempio, del fatto che l'esposizione al pericolo sembri essere involontaria, evitabile, da una fonte creata dall'uomo, dovuta a negligenza, derivante da una causa scarsamente compresa o diretta a un gruppo vulnerabile all'interno della società. La decisione di intraprendere una procedura clinica impiegando un dispositivo medico richiede che i rischi residui siano bilanciati rispetto ai benefici anticipati della procedura. Tali giudizi dovrebbero tenere conto dell'uso previsto, delle prestazioni e dei rischi associati al dispositivo medico, nonché dei rischi e benefici associati alla procedura clinica o alle circostanze d'uso.
Alcuni di questi giudizi possono essere presi solo da un medico qualificato con conoscenza dello stato di salute di un singolo paziente o dall'opinione del paziente stesso. In qualità di interlocutore, il fabbricante dovrebbe emettere giudizi relativi alla sicurezza di un dispositivo medico, compresa l'accettabilità dei rischi, tenendo conto dello stato dell'arte generalmente accettato, al fine di determinare la probabile idoneità di un dispositivo medico ad essere collocato sul mercato per il suo uso previsto.

I vantaggi nell'usare la nuova UNI CEI EN ISO 14971 sono notevoli: basta ricordare che descrive un processo mediante il quale il fabbricante di un dispositivo medico può identificare i pericoli associati a un dispositivo medico, stimare e valutare i rischi associati atali pericoli, controllare detti rischi e monitorare l'efficacia di tale controllo.

UNI, Gian Luca Salerio
Responsabile Divisione “Sanità, alimentazione,
materiali e beni di consumo”
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Diffusione UNI
tel. 0270024200, fax 025515256
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lunedì, 02 Agosto 2010

aquila_cupolaanimesanteL'immenso patrimonio artistico e architettonico danneggiato dal sisma dell'Aquila è ancora in attesa di conoscere il proprio futuro.

Per evitare che restauri "benintenzionati" possano essere più distruttivi del terremoto è necessario effettuare le attività diagnostiche, di progettazione degli interventi, di recupero e di restauro dei beni culturali "a regola d'arte".

L'Italia è leader in questo settore, infatti la commissione ministeriale "NorMaL" prima e la commissione tecnica UNI "Beni culturali" poi, hanno elaborato numerose norme tecniche per la caratterizzazione dei materiali e per la valutazione di efficacia dei prodotti. Più di recente, inoltre, è stato creato ed affidato alla guida del nostro Paese il comitato tecnico europeo CEN/TC 346 "Conservation of cultural property".

Proprio per confrontarsi sui contenuti e sull'applicazione delle norme tecniche nazionali ed europee sui materiali, i prodotti e le attività necessarie per dare nuova vita ai monumenti e alle opere d'arte de l'Aquila, i principali esperti di settore si incontreranno nel corso della Giornata di aggiornamento sulla normativa tecnica per la conservazione dei beni culturali, prevista nel capoluogo abruzzese il prossimo 23 settembre.

pdf Informazioni in anteprima

La giornata è organizzata da ASSORESTAURO - Associazione italiana per il restauro architettonico, artistico, urbano - ed è patrocinata da UNI, Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi dell'Aquila, Ordine degli Architetti della Provincia dell'Aquila e Ordine degli Ingegneri della Provincia dell'Aquila.

L'evento è organizzato grazie alla collaborazione di: Ardea Progetti e sistemi Srl, Bossong Spa, FIBRENET Srl, Grandinetti Srl, Keimfarben Colori Minerali Srl, Kimia Spa, Rofix Spa, Ruredil Spa, Sika Italia Spa, Studio Floridia Srl, Tecnochem Italiana Spa, Tecno Future Service Srl.

Le norme più recenti pubblicate dalla Commissione Beni culturali dell'UNI

UNI 11305:2009 Beni culturali - Malte storiche - Linee guida per la caratterizzazione mineralogico-petrografica, fisica e chimica delle malte

UNI EN 15801:2010 Conservazione dei beni culturali - Metodi di prova - Determinazione dell'assorbimento dell'acqua per capillarità

UNI EN 15802:2010 Conservazione dei beni culturali - Metodi di prova - Determinazione dell'angolo di contatto statico

UNI EN 15803:2010 Conservazione dei beni culturali - Metodi di prova - Determinazione della permeabilità al vapore d'acqua (dp)


Demetra Comunicazione
tel. 0341271900
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Venerdì, 30 Luglio 2010

occhialipremontatiHanno avuto grande successo perché sono pratici, economici e in Italia sono di libera vendita. Tuttavia esistono sul mercato molti occhiali premontati inadeguati e l’esigenza di regolamentare questo settore era nata anche per evitare la proliferazione di occhiali premontati che andassero oltre il loro giusto utilizzo, in particolare al fatto che questi occhiali sono destinati unicamente all'uso per la visione da vicino e alla lettura e che devono avere un paio di lenti unifocali, di uguale potenza sferica positiva, in cui la sagomatura non è effettuata in risposta diretta a una prescrizione scritta di un medico qualificato.

Infatti secondo la norma tecnica UNI EN 14139 il termine "occhiali premontati" è limitato agli occhiali che hanno o incorporano lenti monofocali. La motivazione di tale restrizione è che le lenti per occhiali diverse dalle lenti monofocali (per esempio lenti a potenza bifocali, multifocali e progressive) non sono raccomandate per l'uso negli occhiali premontati a causa della necessità della prescrizione di un professionista qualificato e della fornitura di tali lenti. Gli occhiali premontati non possono e non devono essere intesi come se fossero degli occhiali da vista.

Gli occhiali da vista premontati conformi alla normativa europea sono quelli che hanno, ad esempio, le lenti di uguale potenza sferica nel campo che va da +1,00 a +3,50 diottrie.
Sempre secondo la norma il fabbricante deve fornire una serie di informazioni/avvertenze che accompagnano gli occhiali premontati; in particolare:

  • deve indicare la distanza di centratura, in mm, che deve essere marcata sulla montatura o sulla targhetta appesa o sull'adesivo applicato
  • deve fornire l'avvertenza di non idoneità per la guida o l'uso su strada, mediante apposito simbolo specificato nella norma.

Inoltre gli occhiali devono essere marcati in modo permanente con le seguenti informazioni minime:

  • nome o marchio commerciale del fabbricante o del distributore;
  • potenza sferica, in diottrie, dichiarata dal fabbricante.

La norma richiede inoltre di fornire un avviso leggibile nella lingua nazionale del Paese di destinazione, sotto forma di etichetta affissa o targhetta appesa, volto a sconsigliare l’uso in determinati ambiti (per la guida, come occhiale di protezione, inadatto alla visione a distanza ecc..). La norma elenca in modo preciso il contenuto delle avvertenze da fornire.

UNI, Gian Luca Salerio
Responsabile Divisione Sanità, alimentazione, materiali e beni di consumo
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Diffusione UNI
tel. 02 70024.200, fax 02 5515256
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giovedì, 29 Luglio 2010

cosmeticiIl settore dei cosmetici è uno dei comparti più floridi e importanti tra quelli dei beni di largo consumo. Si tratta di prodotti che fanno parte della nostra vita quotidiana: quando ci laviamo le mani, i capelli, facciamo la doccia stiamo usando, infatti, dei cosmetici la cui produzione e commercializzazione è sottoposta a regole specifiche.

Secondo la definizione tecnica enunciata nell’articolo 1 della legge 713/86 per prodotti cosmetici s’intendono “le sostanze e le preparazioni, diverse dai medicinali, destinate a essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo, esclusivo o prevalente, di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, correggere gli odori corporei, proteggerli o mantenerli in buono stato”.

La legge appena citata regolamenta in Italia la produzione e la vendita di prodotti cosmetici, recependo la direttiva comunitaria 76/768/CEE, emanata al fine di rendere uniforme a livello europeo la disciplina relativa alla produzione e alla vendita dei cosmetici.

La 713/86 copre gli aspetti di composizione dei prodotti cosmetici, la loro presentazione (intendendosi per presentazione l’etichettatura, il confezionamento e ogni altra forma di rappresentazione esterna del prodotto) e specifica gli adempimenti necessari per avviare la produzione e la vendita o procedere all’importazione di prodotti cosmetici. Inoltre, essa specifica le sostanze che non possono entrare nella composizione dei prodotti cosmetici o il cui uso è permesso in determinati limiti o condizioni. La situazione legislativa è in corso di evoluzione in Europa. Infatti la pubblicazione del nuovo Regolamento Comunitario 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici, porterà a rivoluzionare l’intero settore, mandando in pensione la vecchia legislazione esistente. Il regolamento Comunitario 1223 avrà piena applicazione a decorrere dall’11 luglio 2013. Tra le novità del Regolamento si trova il rinvio esplicito alle norme armonizzate per dimostrare la conformità agli obblighi del Regolamento, come ad esempio all’articolo 8 “Buone pratiche di fabbricazione”; il Regolamento recita quanto segue: “Qualora la fabbricazione avvenga conformemente alle pertinenti norme armonizzate, i cui riferimenti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, si presume il rispetto delle buone pratiche di fabbricazione”.

Ciò significa che la norma UNI EN ISO 22716 "Cosmetici - Pratiche di buona fabbricazione (GMP) - Linee guida sulle pratiche di buona fabbricazione" è il riferimento tecnico riconosciuto dal Regolamento e pertanto conferisce presunzione di conformità alla nuova legislazione. È evidente che la norma tecnica sulle Good manufacturing practice supporterà in modo più pratico questa generale disposizione imposta dal legislatore, rendendola più pragmatica e trasparente.

Elenco dei principali prodotti cosmetici

Creme, emulsioni, lozioni, gel e oli per la pelle (mani, piedi, viso ecc.)
Maschere di bellezza (a esclusione dei prodotti per il peeling)
Fondotinta (liquidi, paste, ciprie)
Cipria per il trucco, talco per il dopo bagno e per l’igiene corpo ecc.
Saponi da toletta, saponi deodoranti, ecc.
Profumi, acque da toletta e acqua di colonia
Preparazioni per bagni e docce (sali, schiume, oli, gel ecc.)
Prodotti per la depilazione
Deodoranti e antisudoriferi
Prodotti per il trattamento dei capelli
Prodotti per la rasatura (saponi, schiume, lozioni ecc.)
Prodotti per il trucco e lo strucco degli occhi
Prodotti destinati a essere applicati sulle labbra
Prodotti per l’igiene dei denti e della bocca
Prodotti per l’igiene delle unghie e lacche per le stesse
Prodotti per l’igiene intima esterna
Prodotti solari
Prodotti abbronzanti senza sole
Prodotti per schiarire la pelle
Prodotti antirughe

Fonte: Ministero della Salute

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNI, Gian Luca Salerio
Responsabile Divisione Sanità, alimentazione, materiali e beni di consumo
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì, 28 Luglio 2010

milkPrima di aggiungerne una goccia al caffè o al tè o di riempire una tazza di cereali o di leggere gli ingredienti di qualsiasi prodotto a base di latte, abbiamo sicuramente già fatto una scelta, tra quelli offerti sul mercato, del contenuto di grasso del latte a noi più gradito. Ma che cosa significano esattamente i termini scremato, parzialmente scremato o intero e come possiamo essere sicuri che tutte le marche sul mercato utilizzino misure equivalenti?

Per rispondere a questa domanda e armonizzare questa tipologia di prodotto, ISO e International Dairy Federation (IDF) hanno elaborato una norma che fornisce i requisiti di prova e le linee guida per determinare il contenuto di grasso nel latte.

Adottata dalla Commissione tecnica Agroalimentare dell’UNI con il titolo “Latte - Determinazione del contenuto di grasso - Metodo gravimetrico (Metodo di riferimento)”, la norma UNI EN ISO 1211:2010 specifica un metodo di riferimento per la determinazione del contenuto di grasso del latte di buona qualità fisica e chimica e fornisce le linee guida per il calcolo e l’espressione dei risultati.

Originariamente applicabile al latte vaccino, il metodo riportato nell’edizione 2010 della norma si applica, per la prima volta, anche al latte ovino e caprino, intero, parzialmente scremato e scremato.

Secondo Silvia Orlandini, capo del progetto che ha elaborato la norma, “Il contenuto di materia grassa del latte è un importante fattore di qualità e uno degli elementi determinanti del prezzo pagato ai produttori. Procedure di prova armonizzate permettono la comparazione tra prodotti diversi provenienti da diversi produttori e contribuiscono a scoraggiare e a prevenire l’adulterazione del latte falsificando il valore relativo al contenuto di materia grassa.”

La UNI EN ISO 1211 è un utile strumento per ingegneri e tecnici dell’industria lattiero-casearia, per le autorità pubbliche, gli istituti di ricerca e per gli allevatori.

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Diffusione UNI
tel. 02 70024.200, fax 02 5515256
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì, 28 Luglio 2010

iso31000“Il rischio si rapporta prima di tutto all’incertezza o - ancora più importante - all’effetto che questa incertezza comporta sulla realizzazione degli obiettivi”. Queste le parole di Kevin W. Knight, responsabile del gruppo ISO che ha elaborato la norma ISO 31000 “Gestione del rischio - Principi e linee guida”, che sarà presto presente anche nel catalogo nazionale UNI.

Il documento, che stabilisce i principi generali, le linee guida e una struttura di riferimento per il processo complessivo di gestione del rischio, è applicabile a qualsiasi soggetto: imprese pubbliche, private o sociali, associazioni, gruppi o individui. Di conseguenza, la norma non è indirizzata ad una determinata organizzazione o specifico settore; essa può essere applicata - all’interno di una organizzazione - ad una vasta gamma di attività: strategie e decisioni, processi, funzioni, progetti, prodotti, servizi.

La ISO 31000 non impone un approccio universale, sottolinea piuttosto che la gestione del rischio si deve adattare alle esigenze e alla struttura specifica dell’organismo considerato. Le organizzazioni devono quindi sviluppare, attuare e migliorare il proprio processo di gestione del rischio con lo scopo di integrare il medesimo all’interno della propria governance globale.

La crisi del traffico aereo provocato dall’eruzione del vulcano islandese, con gli impatti economici e sociali che ne sono derivati, vengono analizzati attraverso la lente della norma ISO 31000 sulla gestione del rischio in un articolo pubblicato sul sito dell'International Organization for Standardization.

Kevin W. Knight - autore della norma e dell’articolo - commenta: “Sorprendentemente un tale evento non sembra aver rappresentato un rischio da considerare da parte delle compagnie aeree e delle altre società coinvolte. E la nube di cenere è solo un esempio dei rischi in continua evoluzione che devono essere gestiti “just in time” in un'economia sempre più globale”.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì, 28 Luglio 2010

La CNA Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa - Associazione Provinciale di Rovigo, organizza nei giorni 24 e 25 settembre un corso di formazione e aggiornamento tecnico professionale dal titolo "DM 37/08 e impianti a gas: la norma UNI 7129:2008 e argomenti correlati".

I contenuti del corso:

  • il DM 37/08 (ex Legge 46/90): il quadro normativo, soggetti coinvolti e relativi compiti e responsabilità, la marcatura dei prodotti, lo scenario professionale nel contesto dell’attuale situazione di regole europee e sovranazionali;
  • la normativa tecnica: il panorama generale, novità recenti e proiezioni future a breve termine, i contributi degli operatori di settore nel contesto delle nuove procedure e strategie UNI
  • la dichiarazione di conformità degli impianti: condiferazione e approfondimenti
  • gli impianti a gas: l'edizione ottobre 2008 della norma UNI 7129 "Impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione - Progettazione e installazione", parti da 1 a 4.
Seguirà un dibattito con risposte ai quesiti formulati durante il corso.

Relatori saranno Luciano Nigro, Vice Presidente Commissione UNI “Protezione attiva contro l’incendio” e Cristiano Fiameni, Funzionario Tecnico Divisione UNI “Edilizia, infrastrutture, impianti ed energia”.

pdf Locandina

Segreteria organizzativa:
CNA - Associazione Provinciale di Rovigo
Rovigo Borsea - Zona Interporto
Via Maestri del lavoro 7/e
tel 0425 987611
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Martedì, 27 Luglio 2010

soleamico_2010Scottature, eritemi, fastidiosi riflessi della luce e molto altro. I raggi ultravioletti, oltre a portare numerosi effetti benefici, molte volte presentano il conto allo sprovveduto bagnante che si è esposto senza prendere le necessarie precauzioni. Proprio per questo motivo l’UNI ha aggiornato i contenuti della guida "Sole amico. Proteggersi con occhiali e abbigliamento anti UV a norma" (pdf Scarica la guida ) per far conoscere i problemi derivanti da una eccessiva esposizione al sole e per indicare i requisiti che i vari prodotti che acquistiamo (capi d’abbigliamento e occhiali da sole) devono avere per essere considerati “a norma”.
La guida è stata realizzata grazie alla collaborazione di ANFAO (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), CDV (Commissione Difesa Vista) e SMI (Sistema Moda Italia). 

Una recente indagine condotta dall’istituto Piepoli per conto di CDV nel dicembre 2009, pone l’attenzione sul rapporto tra italiani e occhiali da sole. Scopriamo quindi che il 15% della popolazione tende a usare gli occhiali da sole sempre, il 30% non li indossa quasi mai o mai e il 18% solo raramente. Tuttavia ben l’83% è consapevole che un occhiale da sole contraffatto o mediocre possa causare danni agli occhi. Insomma, al di là dell’estetica e del brand, è essenziale che gli occhiali da sole svolgano al meglio la principale funzione per la quale sono stati ideati e che siano fabbricati “a regola d’arte”. 

Per assicurarsi che gli occhiali da sole - o le lenti - che acquistiamo siano a “norma” si raccomanda di verificare che riportino almeno le seguenti informazioni (che possono essere impresse come marchio sulla montatura degli occhiali, stampate sull’etichetta o indicate sull’imballaggio o una combinazione di tutte queste modalità):

  • la marcatura CE (obbligatoria)
  • il riferimento alla norma europea UNI EN 1836 (o solo EN 1836) che solitamente si trova all’interno del libretto di istruzioni che accompagna il prodotto
  • il nome del fabbricante o del fornitore
  • il numero della categoria del filtro montato (da 0 a 4, con l’eventuale logo per il divieto di impiego durante la guida nei casi ove previsto)
  • le istruzioni per la cura, la manutenzione e la pulizia.

Utilizzare un occhiale da sole con lenti protettive “a norma” significa far assorbire le radiazioni pericolose dalla lente prima che possano colpire l’occhio e produrre danni. 

Ma anche un’esposizione prolungata della pelle ai raggi solari può provocare effetti dannosi sia nel breve sia nel lungo periodo (quindi attenzione, perché gli effetti dannosi di un accumulo di radiazioni solari a cui si è stati sottoposti da bambini può manifestarsi anche dopo molti anni). Molti dei danni provocati alla pelle dai raggi solari possono comunque essere sensibilmente ridotti indossando capi di abbigliamento progettati e fabbricati con tessuti specifici.
Per identificare e garantire la qualità dell’abbigliamento protettivo ai raggi UV esistono le norme tecniche della serie UNI EN 13758.
I capi di abbigliamento “anti-UV” conformi alle norme UNI si riconoscono perché sono marcati e riportano un pittogramma (sole giallo con ombreggiatura, profilo e caratteri neri) che segnala che il tessuto presenta un fattore di protezione dei raggi ultravioletti (UPF) maggiore di 40, ed è dunque concepito per offrire alle persone che lo indossano una protezione contro l’esposizione ai raggi UVA e UVB. Oltre al pittogramma, tali capi d’abbigliamento contengono il numero della norma e l’indicazione del fattore protettivo “40+” oltre ad alcune informazioni che solitamente si trovano sull’etichetta o sul materiale informativo che accompagna il prodotto, ad esempio le frasi:

  • “l’esposizione al sole causa danni alla pelle”
  • “soltanto le aree coperte sono protette”
  • “assicura la protezione UVA + UVB per l’esposizione al sole”.

Bisogna naturalmente ricordare che il grado di protezione dell’indumento si riduce nel caso questo sia strappato, logoro, danneggiato o bagnato. La norma raccomanda inoltre di allegare al prodotto un piccolo opuscolo informativo per illustrare i pericoli dell’esposizione alle radiazioni UV. 

Per quanto riguarda invece le creme solari protettive, a livello internazionale sono allo studio nuove norme tecniche per la loro valutazione al fine di migliorarne le prestazioni e di fornire informazioni più dettagliate in base alle caratteristiche specifiche dei tipi di pelle. Un primo passo per la valutazione delle creme solari è stato fatto con la pubblicazione del documento UNI CEN ISO/TR 26369. Si tratta del primo rapporto tecnico che esamina i metodi più comunemente utilizzati per valutare il fattore di fotoprotezione dei prodotti di protezione solare applicati sul corpo umano.

Per quanto concerne gli aspetti qualitativi e di sicurezza, il settore ha fatto un decisivo passo avanti con la pubblicazione della norma UNI EN ISO 22716, che fornisce le linee guida per la produzione, il controllo e la conservazione dei prodotti cosmetici e che copre tutti gli aspetti di qualità del prodotto, a garanzia del consumatore finale. La norma è innovativa per il settore e l’obiettivo è quello di qualificare il comparto dei prodotti cosmetici valorizzando quelli di qualità.

 La guida "Sole amico. Proteggersi con occhiali e abbigliamento anti UV a norma" offre inoltre numerose indicazioni riguardanti le caratteristiche che devono avere gli occhiali da sole ed i vestiti ed il tipo di uso che deve esserne fatto, oltre a diversi consigli pratici su come comportarsi nei luoghi assolati, soprattutto per i bambini.

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie. Clicca qui per ulteriori informazioni.