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News

Lunedì, 28 Giugno 2010

spettatori_disegnoÈ stato pubbicato nel mese di dicembre 2009 il rapporto tecnico UNI CEN/TR 15913:2009 "Installazioni per gli spettatori - Criteri di disposizione degli spazi di osservazione per spettatori con esigenze speciali", che fornisce determinate soluzioni di progettazione su come dovrebbe essere progettato lo spazio di osservazione per spettatori con disabilità ed esigenze speciali.

Il documento normativo è stato studiato nell'ambito del Comitato tecnico europeo CEN/TC 315 "Spectator facilities" (Installazioni per spettatori), a segreteria italiana UNI, e costituisce uno dei primi riferimenti utili ad influenzare le norme tecniche europee applicabili agli stadi.

Il rapporto tecnico UNI CEN/TR 15913 fornisce dei criteri di base per le aree di osservazione: numero raccomandato di spazi per posti per disabili, collocazione delle aree di osservazione, qualità degli spazi di osservazione, linea di visibilità, aree di osservazione per spettatori disabili in grado di camminare, aree di osservazione al livello dell'attività. Esso evidenzia come la collocazione di posti di aree dedicate a spettatori con esigenze speciali e/o con disabilità attorno a uno stadio abbia implicazioni sulle linee di visibilità sia per gli spettatori disabili sia per gli altri spettatori seduti o in piedi nelle vicinanze. Nel documento vengono definiti i vantaggi e gli svantaggi delle varie posizioni di osservazione e come le linee di visibilità ne sono influenzate.

Il rapporto tecnico non si sostituisce alla legislazione esistente, ma fornisce dei criteri guida utili a migliorare in futuro gli spazi dedicati agli spettatori con esigenze speciali. Nello studio del documento europeo sono stati coinvolti e consultati diversi gruppi di tifosi e gruppi di assistenza ai disabili, in particolare inglesi, che hanno proposto lo studio di questo documento al CEN/TC 315.

A livello nazionale, i lavori normativi sulle installazioni per gli spettatori sono seguiti dalla commissione Impianti ed attrezzi sportivi e ricreativi dell'UNI.

UNI, Gian Luca Salerio
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Giovedì, 15 Luglio 2010

funiviaMinistero Infrastrutture e Trasporti: "Impianti italiani al top della modernità e della sicurezza"

L'arrivo delle prime nevi ha dato ufficialmente inizio alla stagione sciistica 2009/2010 e come ogni anno migliaia di persone raggiungeranno le località sciistiche in cerca di divertimento e relax. Gli italiani sono da sempre grandi appassionati della neve, i dati della stagione passata parlano infatti di un incremento del flusso dei turisti nelle principali località turistiche montane.

Secondo Sandro Lazzari, Presidente dell'ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) e Presidente del comprensorio Dolomiti Superski, in Italia sono 2,8 milioni gli sciatori che passano almeno una settimana sulle nevi e quasi 8 milioni gli sciatori che soggiornano per almeno un weekend, per un fatturato totale degli impianti di risalita che nella stagione 2008/2009 è stata di circa 800 milioni di Euro. Lazzari è fiducioso che nel 2009/2010 le cifre non si discosteranno troppo da quelle della precedente annata: "I dati che ci forniscono le strutture alberghiere sono positivi, c'è ottimismo per ciò che riguarda la stagione appena iniziata. L'Italia è da sempre una nazione appassionata della neve e grazie a degli impianti all'avanguardia si pone ai primissimi livelli di apprezzamento, anche da parte del pubblico straniero. Basti pensare che l'anno passato, nel comprensorio Dolomiti Superski, circa il 45% degli avventori erano di nazionalità straniera".

E sembra essere un fattore determinante proprio il livello qualitativo degli impianti: "Lo sciatore appassionato e competente, ma anche lo sciatore saltuario, cercano per la propria attività sciistica impianti che siano confortevoli, sicuri e moderni. Sia per ciò che riguarda impianti pre-esistenti, sia per quelli di nuova generazione, l'Italia si pone in una posizione di rilievo nel panorama europeo".

L'ing. Giuseppe Vindigni, responsabile della Divisione 6 - Direzione Generale Trasporto Pubblico Locale - del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dichiara: "Gli impianti di risalita a fune garantiscono una sicurezza di altissimo livello: i controlli e la manutenzione vengono svolti con un'elevata frequenza e vanno dai controlli periodici stabiliti e coordinati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sino alle verifiche giornaliere. Ma al di là degli obblighi legislativi gli stessi esercenti degli impianti dimostrano un grande senso di responsabilità, che li spinge a confrontarsi tra loro, con i costruttori e con le Autorità di sorveglianza, e scambiare informazioni riguardanti anche il più piccolo dettaglio che possa far sorgere il dubbio sul venire meno del livello di sicurezza ottimale".

"Durante un recente incontro mondiale tra le Autorità di sorveglianza degli impianti a fune - continua Vindigni - è emerso l'alto grado di sicurezza degli impianti, a cui l'Italia è allineata. E oltre ad un eccellente livello di sicurezza degli impianti, abbiamo sul nostro territorio delle aziende leader mondiali nella progettazione e nell’installazione degli impianti di risalita".

Il confort e la tecnologia a servizio del consumatore, ma con un occhio particolare verso la sicurezza, così come spiega l’ingegner Klaus Erharter, Direttore Ricerca e Sviluppo Impianti a fune di Leitner: "Assieme ai nostri concorrenti e ai rappresentanti dei consumatori organizziamo dei tavoli di confronto per cercare di andare incontro alle esigenze dei nostri passeggeri. Ma al di là del livello tecnologico e del confort, è la sicurezza l'elemento base del nostro lavoro. Le norme tecniche che dobbiamo seguire nella produzione garantiscono il livello massimo di sicurezza per l'utente finale".

Possono quindi stare tranquilli gli sciatori che si recheranno sulle nostre montagne, certi di utilizzare degli impianti moderni, sicuri e conformi a tutti gli obblighi di legge anche grazie alle norme tecniche UNI.

La sicurezza di funivie, sciovie, seggiovie, è garantita da un pacchetto di norme tecniche elaborate in sede europea e pubblicate in Italia dall'UNI che riguardano appunto le prescrizioni di sicurezza degli impianti di risalita. Tali norme coprono tutti gli aspetti riguardanti gli impianti a fune: dalla progettazione alla fabbricazione, dalla realizzazione alla manutenzione, fino alla gestione dell'esercizio quotidiano.

 


LE NORME

Esiste una "norma quadro", la UNI EN 12929, relativa alle disposizioni di sicurezza applicabili a tutte le tipologie di impianti che elenca i requisiti di sicurezza generali degli impianti, dei componenti e dei sottosistemi. La norma definisce quindi i requisiti generali per minimizzare alcuni tipi di pericoli come - ad esempio - il malfunzionamento di un componente di un impianto, il comportamento errato delle persone, gli influssi esterni prevedibili (causati per esempio da valanghe, frane, caduta di pietre, fulmini...).

UNI ha stabilito inoltre una serie di regole da seguire nei casi di recupero e salvataggio delle persone in caso di incedente durante l'utilizzo di un impianto a fune. Tali regole sono descritte dalla UNI EN 1909 che stabilisce, ad esempio, che "tutti gli impianti a fune devono essere progettati, costruiti e utilizzati in modo tale che in caso di arresto prolungato sia possibile informare rapidamente i passeggeri e garantire il loro ritorno in un luogo sicuro entro un lasso di tempo ragionevole, senza compromettere la loro sicurezza né quella dei partecipanti alle operazioni di evacuazione". In una simile circostanza si procede preferibilmente al recupero delle cabine. Se questo non fosse possibile, si garantisce l'evacuazione dei passeggeri conformemente alle disposizioni del piano di evacuazione.

La norma UNI EN 12397 contiene inoltre le disposizioni per i passeggeri e comprende i requisiti relativi alla prevenzione degli incidenti e alla protezione del personale dedicato. Tra le misure di sicurezza da adottare per eliminare i fattori di pericolo vi sono, per esempio, l'impiego di personale operativo qualificato e addestrato; l'istituzione di disposizioni appropriate (in servizio normale e in caso di circostanze eccezionali), la definizione e l'affissione delle modalità di accesso e di trasporto dei viaggiatori.

Gli aspetti più tecnici relativi agli impianti a fune sono invece stabiliti dalle norme UNI EN 12927, UNI EN 13796 e UNI EN 1709 che si applicano rispettivamente a:

  • criteri di selezione delle funi e dei loro attacchi;
  • cabine, carrelli, freni sul veicolo, seggiola, dispositivi di traino...;
  • prove, manutenzione, controlli di esercizio degli impianti.

Attraverso l'applicazione di queste norme UNI può quindi garantire un elevato livello di sicurezza degli impianti di risalita a fune, di modo che l'unica preoccupazione che gli appassionati degli sport invernali potranno avere sarà quella di trarre il maggiore divertimento possibile dalle proprie giornate passate sulle piste da sci.

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Mercoledì, 23 Giugno 2010

pellicceCome può il consumatore finale non essere tratto in inganno ed essere certo di aver acquistato un articolo di pellicceria di qualità? Leggere attentamente l'etichetta!
L'etichettatura volontaria dei capi di pellicceria sta acquistando sempre più importanza perché garantisce la qualità (e la tipologia!) della pelle utilizzata, la sicurezza, il comfort e -non ultimo- lo stile.
Quello che serve, quindi, è una etichetta "a prova di norma", che verrà intesa dal consumatore come un gesto di trasparenza nei suoi confronti.

Aggiorna e sostituisce la vecchia edizione del 2002 la nuova norma UNI 11007:2009 "Requisiti per l'etichettatura dei prodotti di pellicceria", che definisce i requisiti di etichettatura dei prodotti di pellicceria (non si applica alle pellicce ottenute con materiali sintetici).

Tra i requisiti generali per l'etichettatura di un capo di pellicceria troviamo -per esempio- le dimensioni dell'etichetta, dei simboli e delle scritte riportate, la visibilità e integrità dell'etichetta; il produttore è responsabile dell'esattezza delle informazioni riportate.
Non meno importante è il contenuto informativo dell'etichetta che deve riportare le informazioni sui materiali impiegati, il nome comune e quello scientifico della specie animale, le istruzioni per l'uso e la manutenzione del capo.

Due le Appendici contenute nella UNI 11007:2009. L'Appendice A riporta la terminologia e le modalità di designazione dei materiali; l'Appendice B un esempio di etichetta.

L’argomento sarà approfondito in un articolo che verrà pubblicato sulla rivista U&C-Unificazione & Certificazione.

Per informazioni tecniche:
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Per informazioni commerciali:
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Giovedì, 15 Luglio 2010

È stata appena pubblicata la nuova parte 7 della norma UNI EN 13277 "Equipaggiamento di protezione per arti marziali". La nuova norma specifica i requisiti supplementari (e i relativi metodi di prova) per i protettori delle mani e dei piedi e fa parte di una serie più ampia di documenti (esistono infatti altre sei parti) relativi ai dispositivi di protezione per arti marziali per specifiche parti del corpo.

In particolare la parte 1 della norma, la UNI EN 13277-1, specifica i requisiti generali e i metodi di prova per tutti i tipi di protettori, in termini di innocuità, ergonomia, dispositivi di sicurezza, zone di protezione, etc.
Tali protettori vengono utilizzati nelle arti marziali che non prevedono l'uso di armi per colpire altre persone (ad esempio taekwondo, karate, kick-boxing e discipline simili) o per equipaggiamenti di addestramento.
I protettori delle mani e dei piedi sono dispositivi che si applicano agli arti per coprirli e proteggerli da eventuali lesioni provocate da urti con altre persone o contro le attrezzature per l'addestramento. Essi offrono un buon grado di sicurezza in caso di contatto accidentale durante la pratica di questi sport.
Per quanto riguarda i soli protettori delle mani, la norma li classifica in due categorie, di classe A e di classe B, a seconda della zona protetta. I protettori di classe B offrono un maggior grado di sicurezza in quanto coprono una zona più ampia della mano.
La norma prevede che i protettori possano essere forniti in taglie diverse in modo da adattarsi alle varie dimensioni corporee degli utilizzatori. Il produttore deve sempre indicare le dimensioni del protettore.
I protettori delle mani e dei piedi possono essere utilizzati anche in combinazione con altri tipi di protettori per arti marziali (ad esempio protettori per la testa, per il torso, ecc.) e devono avere un sistema di sicurezza e trattenuta che consenta all'utilizzatore di applicarli con l'aiuto di un’unica persona (nel caso delle mani) o da solo (nel caso dei piedi).
Per verificare l'efficacia del sistema di ritenuta, la norma stabilisce che il protettore debba essere indossato. Dopo una verifica visiva della "vestibilità" in termini di taglia e dimensioni del protettore - che non deve in alcun modo comprimere gli arti - inizia la prova vera e propria che consiste nell'applicare una forza di 20 N in tutte le direzioni.
I protettori delle mani e dei piedi vengono inoltre sottoposti a prove d'impatto: vengono individuate le zone più "sensibili" e potenzialmente deboli del protettore dopo di che, su ciascuna di queste zone, vengono eseguite tre prove di impatto (con un livello di energia specificato dalla norma) con un intervallo di circa un minuto tra una e l'altra.

I protettori devono essere contrassegnati chiaramente e in modo indelebile con le seguenti informazioni:

  • il nome o il marchio del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato all’interno dell’Unione europea;
  • la denominazione del protettore, il nome commerciale o il codice che identifica il protettore;
  • la taglia;
  • il numero della norma europea;
  • l’anno di fabbricazione (data o codice);
  • il pittogramma che segnala all’utilizzatore di fare riferimento alle informazioni fornite dal fabbricante.

Inoltre il fabbricante deve fornire una serie di informazioni (nella lingua ufficiale del Paese in cui il protettore viene venduto) tra cui:

  • una spiegazione del tipo di protezione fornita dal protettore;
  • istruzioni per la scelta della giusta taglia e adattamento dei protettori;
  • dettagli sulla taglia in rapporto alle dimensioni corporee dell’utilizzatore;
  • istruzioni per l’adattamento e il regolamento corretti del protettore, in modo da garantire che rimanga nella posizione prevista durante l’uso normale;
  • un’avvertenza in cui si specifichi che le variazioni delle condizioni ambientali, come la temperatura, potrebbero ridurre notevolmente le prestazioni dei protettori;
  • un’avvertenza in cui si specifichi qualsiasi contaminazione o alterazione del protettore o uso scorretto dello stesso che ridurrebbe pericolosamente la prestazione;
  • istruzioni per la pulizia.

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Mercoledì, 23 Giugno 2010

hospitalL’ossigenoterapia è un trattamento che serve a compensare alcune insufficienze respiratorie in persone con particolari patologie quali -ad esempio- malattie polmonari.
L’ossigeno liquido medicinale, generalmente utilizzato per le terapie a lungo termine, può essere trasportato dai pazienti mediante dei contenitori criogenici portatili che sono a tutti gli effetti dei dispositivi medici e che permettono alle persone di potersi muovere liberamente anche quando sottoposte a terapia.
Vista la peculiarità dei medicinali trasportati e le particolari condizioni per la loro conservazione e somministrazione al paziente, risulta evidente la necessità che questi dispositivi garantiscano la massima qualità e sicurezza per l’utilizzatore.

Per salvaguardare tutti gli aspetti di sicurezza e le prestazioni essenziali dei sistemi trasportabili di ossigeno liquido per uso medico che vengono utilizzati come una sorgente di alimentazione per l’ossigeno terapia, l’UNI ha recentemente pubblicato la nuova norma UNI EN ISO 18777 intitolata “Sistemi trasportabili di ossigeno liquido per uso medico - Requisiti particolari”.

La norma deve essere utilizzata congiuntamente alla CEI EN 60601-1 alla quale fa frequentemente richiamo e che si applica agli apparecchi elettromedicali fornendo le prescrizioni relative alla sicurezza fondamentale e le prestazioni essenziali.
La norma UNI EN ISO 18777 specifica inoltre tutte le informazioni riguardanti, ad esempio:

  • la marcatura e il controllo degli strumenti;
  • la documentazione che devono accompagnare il prodotto;
  • le avvertenze relative alle precauzioni da utilizzare e agli eventuali rischi (ad esempio l’avvertenza di non collocare il contenitore a meno di 20 cm da qualsiasi fonte di calore, o ancora la necessità che la stanza dove viene utilizzato il contenitore debba essere debitamente arieggiata in modo da evitare un accumulo di ossigeno);
  • le istruzioni per la manutenzione destinate all’operatore (metodi e materiali per la pulizia e la disinfezione del contenitore, manutenzione delle batterie e informazioni per la loro ricarica);
  • le informazioni per il paziente (elenco degli accessori che devono essere utilizzati: ad esempio maschere o cannule nasali);
  • le informazioni di servizio (i metodi raccomandati e la frequenza delle ispezioni di routine, delle prove, della calibratura ecc.);
  • la descrizione tecnica (ad esempio le procedure raccomandate per determinare se il sistema trasportabile di ossigeno liquido è sensibile alle interferenze elettromagnetiche e le azioni da intraprendere in questo caso).

Altri aspetti presi in esame dalla norma riguardano le caratteristiche delle parti staccabili, dei bordi e degli spigoli, il rischio di incendio, la stabilità durante il normale utilizzo, la vibrazione e il rumore prodotto, la compatibilità elettromagnetica, i carichi elettrostatici, la biocompatibilità ecc..
Va ricordato infine che la UNI EN ISO 18777 è una norma armonizzata in quanto supporta i requisiti di sicurezza della direttiva europea 93/42/CEE sui dispositivi medici.

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Mercoledì, 23 Giugno 2010

glossariopelletteriaTracolla, secchiello, cartella a soffietto, sacca boston... sono termini nei quali ci si imbatte entrando in un negozio di pelletteria per la scelta e l'acquisto di un articolo. Ma sappiamo riconoscere le differenze tra un baule e un baule armadio? Preferiamo una cucitura rovesciata o una cucitura sellaio? Con il termine "bisaccia" che cosa si intende esattamente? La definizione che troviamo nella norma riporta "Borsa da donna che si porta a tracolla costituita da due quadranti simmetrici a base arrotondata"...

Per fare chiarezza in un settore così importante per il "made in Italy" come quello della pelletteria ci viene in aiuto la nuova norma nazionale UNI 11287:2009 che definisce i principali termini del settore -alcuni dei quali tradotti anche in lingue inglese- e le relative definizioni. Dal semplice titolo "Pelletteria - Glossario", il documento si rivela utile per gli addetti ai lavori e per tutta l'industria del settore, definendo in modo particolareggiato modelli, lavorazioni, attrezzature.

Elaborata in seno alla commissione tecnica "Cuoio, pelli e pelletteria" dell'UNI, la norma prevede una classificazione dei termini in 4 famiglie:

  • prodotti finiti, modelli e collezioni;
  • processi e componenti;
  • attrezzi;
  • professioni.

Per le caratteristiche e i requisiti -con i rispettivi metodi di prova- dei cuoi destinati all'industria della pelletteria e degli accessori si rimanda alla norma UNI 10826:2000. Per l'etichettatura dei prodotti di pelletteria (esclusi i prodotti di abbigliamento, calzaturieri e di arredamento) alla UNI 10857:2000.

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Venerdì, 25 Giugno 2010

percorsiacrobatici1Dedicati a quanti - adulti e bambini - hanno voglia di divertirsi con un pizzico di adrenalina, i parchi acrobatici (o parchi avventura) possono essere il luogo ideale per fare attività all’aria aperta stando in mezzo alla natura.
Molte località turistiche montane, da Cortina D’Ampezzo a Corvara in Badia, da Cervinia a San Martino di Castrozza, mettono ormai a disposizione dei turisti questi percorsi acrobatici (in Italia sono oltre 100 i percorsi acrobatici già in esercizio, dal Friuli alla Sicilia) offrendo così un’accattivante forma di divertimento alternativo per vivere la montagna anche in estate.
L’idea è semplice: mediante l’uso di funi, liane, carrucole, ponti tibetani e corde tirolesi è possibile effettuare diversi percorsi acrobatici stando ... sospesi in mezzo agli alberi (non a caso questa attività viene chiamata anche “Tarzaning”).
Generalmente dotati di diversi itinerari classificati da livelli di differente difficoltà, i parchi acrobatici sono accessibili alla maggior parte delle persone, purché in grado - fisicamente e mentalmente - di affrontare i percorsi e di tenere comportamenti responsabili per quanto riguarda la sicurezza.

Per garantire la sicurezza delle strutture e definire precise regole di progettazione, costruzione, controllo, manutenzione e uso, UNI ha pubblicato le norme UNI EN 15567 (Parte 1 e Parte 2), che definiscono i requisiti di sicurezza dei percorsi acrobatici e dei loro componenti e i requisiti di gestione necessari per assicurare un appropriato livello di sicurezza nell’uso di tali percorsi.

Prima di tutto particolare attenzione deve essere dedicata alla scelta del luogo dove installare un percorso acrobatico in modo da garantire che si trovi in un’area sicura da cui - in caso di emergenza - sia possibile far uscire rapidamente tutti i partecipanti da qualsiasi punto in cui essi si trovino. Vanno anche presi in considerazione (sia in fase di progettazione sia nella gestione della struttura stessa) fattori locali come la luminosità, l’umidità, il pericolo di alluvioni e valanghe.
Naturalmente la scelta del luogo non può prescindere da una valutazione di arboricoltura, ossia dal parere di un esperto in grado di determinare la condizione fisiologica e meccanica degli alberi utilizzati come supporto dei cavi e delle piattaforme. Una prima valutazione deve essere eseguita prima di inaugurare il percorso acrobatico; successivamente la valutazione dovrà avere cadenza annuale per analizzare le eventuali variazioni intervenute. I sistemi utilizzati per fissare le piattaforme, le linee di sicurezza e gli elementi devono essere progettati in modo da ridurre al minimo ogni possibile danno arrecato agli alberi.
I materiali utilizzati per realizzare le strutture del percorso acrobatico (legno, metalli, materiali sintetici e compositi) devono essere selezionati e protetti in modo che l’attrezzatura mantenga la sua integrità nel tempo. Un altro elemento da tenere in considerazione è il degrado dei componenti strutturali dovuto all’influsso degli elementi atmosferici in genere: per le funi di sicurezza si devono usare solo funi metalliche di acciaio inossidabile o zincato.
La progettazione e la fabbricazione deve essere ovviamente molto curata: i percorsi acrobatici devono essere progettati tenendo in considerazione l’altezza e il peso corporeo dei partecipanti utilizzatori, nella struttura non devono essere presenti bordi affilati a portata dell’utente né aperture che possano rappresentare un potenziale rischio di intrappolamento per gli arti.

Lo spazio libero di caduta (ossia lo spazio interno o circostante al percorso) non deve contenere alcun ostacolo nel quale una persona in manovra o in caduta possa eventualmente impattare: se c’è la possibilità che un utilizzatore possa entrare in collisione con un ostacolo posto nelle vicinanze - ad esempio un albero - si deve installare un appropriato dispositivo di sicurezza, ad esempio un’imbottitura su parte del tronco.

Le norme UNI forniscono i metodi di calcolo per la realizzazione dei sistemi di sicurezza individuali (cioè gestiti dallo stesso partecipante) o assistiti (cioè quando il partecipante è assicurato ad almeno un’altra persona) realizzati con funi metalliche.
Questi sistemi devono essere progettati per poter sopportare il peso di tutti i partecipanti (calcolato moltiplicando il peso medio di un partecipante per il numero dei partecipanti autorizzati ad accedere simultaneamente) e il carico generato da un partecipante in caso di caduta.
Insomma: corde, reti, passerelle, piattaforme teleferiche, ponti, pertiche da pompiere, funi, catene, travi, scale, dispositivi di discesa, cioè tutte quelle strutture che costituiscono di fatto un percorso acrobatico devono essere progettate per poter essere utilizzate con la massima sicurezza e per sopportare i carichi.

Ma per accedere al percorso è necessario utilizzare imbracature, funi di sicurezza, moschettoni, guanti e caschi: tutti dispositivi di sicurezza a norma UNI!

Il parco acrobatico a norma dovrà essere soggetto a visite ispettive con cadenza almeno annuale (la frequenza varia anche a seconda del tipo di struttura). Inoltre il fabbricante o fornitore dovrà fornire le istruzioni per la manutenzione, anche per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale (verifiche, manutenzione e immagazzinaggio, registrazione della vita di servizio, identificazione dell’attrezzatura mediante marcatura).

Il progettista del percorso acrobatico dovrà fornire un documento relativo alle regole per l’uso del percorso acrobatico che deve contenere -come minimo - informazioni riguardanti: l’uso degli elementi, le condizioni meteorologiche nelle quali le attrezzature non devono essere utilizzate, il numero di persone ammesse, la tipologia dei partecipanti (altezza minima e peso massimo), il tipo di abbigliamento appropriato, la descrizione dei dispositivi di protezione individuale da utilizzare sui percorsi, il piano di emergenza con la descrizione delle procedure di evacuazione.
Le norme stabiliscono, inoltre, che prima di iniziare un’attività, i partecipanti debbano ricevere da un istruttore una serie dettagliata di spiegazioni su: il tipo di percorso e i rischi connessi, le attrezzature da usare in caso di necessità, il modo in cui utilizzare tali attrezzature, come interpretare la segnaletica posizionata all’inizio di ogni percorso, come identificare gli istruttori e comunicare con loro, cosa fare nell’eventualità di un incidente…..
Gli istruttori dovranno spiegare ai partecipanti i principi delle varie tecniche da utilizzare durante i percorsi. Dopo aver ricevuto tutte le informazioni i partecipanti devono superare un percorso di prova prima di poter avere accesso a tutte le attrezzature.
L’istruttore dovrà inoltre eseguire un controllo sui dispositivi di protezione individuale che vengono consegnati al partecipante in modo da verificarne anche l’adeguatezza alla taglia dell’utilizzatore.
Per i bambini di età inferiore ai sei anni che accedono ai percorsi è richiesta una supervisione di livello 1, ossia l’istruttore deve poter intervenire fisicamente in qualsiasi momento del percorso, mentre i bambini dai sei agli otto anni devono essere sottoposti a una supervisione di livello 2 , situazione in cui un istruttore è sufficiente che possa vedere chiaramente il partecipante e intervenire verbalmente.

Tutti i percorsi acrobatici devono riportare chiaramente il numero della norma UNI e il nome del fabbricante (o fornitore). All’inizio di ogni “tappa” del percorso devono essere affissi gli avvisi con le informazioni necessarie come, ad esempio, il numero massimo di persone ammesso, tutte le istruzioni speciali (in piedi, seduto, in ginocchio), dove e come agganciarsi, il grado di difficoltà, ecc.. La difficoltà dei percorsi acrobatici o degli elementi deve essere chiaramente identificata: si possono utilizzare i colori in scala da verde a blu, rosso e nero (da facile a molto difficile).

Per aprire un parco avventura non basta però rispettare le norme! Maurizio Crisanti dell'Associazione Parchi Avventura Italiani aggiunge che “è necessario superare gli aspetti amministrativi, primo dei quali quello della concessione del bosco – in genere di proprietà pubblica – e la verifica dei vincoli ambientali, che possono condizionare la realizzazione di strutture come il magazzino, la cassa e il punto ristoro. Si deve poi ottenere la licenza comunale, che viene rilasciata dopo la visita della Commissione di vigilanza sui luoghi di spettacolo”.

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Mercoledì, 23 Giugno 2010

soleamicoTutti conosciamo gli innumerevoli effetti benefici che il sole ha sul nostro corpo, sulle ossa, sulla nostra mente.
Bisogna però ricordare che un'esposizione prolungata e non protetta della pelle e degli occhi ai raggi ultravioletti solari può provocare effetti dannosi sia nel breve, sia nel lungo periodo.
La cute e gli occhi possono comunque essere ben protetti indossando capi di abbigliamento progettati e fabbricati con tessuti specifici e un buon paio di occhiali da sole.

Ma come si riconoscono i capi di abbigliamento anti UV, cosa determina la capacità di un tessuto di proteggere dai raggi solari e, ancora, come fare a scegliere un buon paio di occhiali da sole?

Per dare una risposta quanto più possibile completa a queste domande UNI ha pubblicato la nuova guida "Sole amico" che, grazie alla collaborazione con ANFAO (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), Commissione Difesa Vista, Sistema Moda Italia e Unitex, fornisce informazioni utili e pratici consigli per una protezione ... a norma.

Scarica la guida "Sole amico"

Mercoledì, 23 Giugno 2010

cosmetotessiliUna tecnologia innovativa permetterà di inserire nelle fibre tessili delle microcapsule che avranno il compito di rilasciare intenzionalmente e gradualmente sostanze chimiche con proprietà cosmetiche: inizia l'era dei cosmetotessili.

Il gruppo di lavoro 25 "Cosmeto-textile" del comitato tecnico europeo CEN/TC 248 "Textiles and textile products" ha concluso la redazione del futuro rapporto tecnico che prenderà in considerazione le caratteristiche - prevalentemente di sicurezza - dei cosmetotessili, che "combinano un prodotto tessile e un prodotto cosmetico": si tratta di articoli quali, ad esempio, i capi di vestiario "dimagranti", rinfrescanti, con proprietà idratanti, contenenti repellenti anti-zanzara, ecc..

Il rapporto tecnico, ora nella fase di "final draft" (che attende cioè i commenti finali prima della pubblicazione come CEN/TR) si concentra su quegli aspetti particolari che occorrono quando il cosmetico utilizza una superficie tessile per essere rilasciato al corpo umano. Il documento non considera ovviamente le sostanze che - pur essendo presenti nel supporto tessile - non presentano un rilascio intenzionale.

Il cosmetico presente in un cosmetotessile deve sottostare alle leggi europee sui cosmetici e in particolare alla Direttiva 76/768/CEE.

Il nuovo documento (FprCEN/TR 15917 "Textiles - Cosmetotextiles") specifica i caratteri generali di un cosmetotessile e mette a fuoco le proprietà ritenute importanti. È suddiviso in cinque parti:

  • aspetti generali
  • valutazione della sicurezza
  • effetti dichiarati
  • manutenzione
  • etichettatura.

UNITEX - Associazione Nazionale per l'Unificazione nel settore Tessile
web: www.uni-tex.it/

 

Martedì, 29 Giugno 2010

termografia_screeningInfluenza suina (o virus H1N1). Chi non ne ha sentito parlare in queste settimane? Le cronache dei giornali e i servizi in televisione sono pieni di informazioni e aggiornamenti su questa temuta pandemia.
Non è una novità. Prima di questa, qualche anno orsono, il caso dell’influenza aviaria aveva avuto grande eco sui mass media, mettendo in allarme i sistemi di controllo sanitario a livello mondiale.
Al di là dell’effettiva gravità di tali eventi, va rilevato che in questi casi le maglie dei controlli devono farsi particolarmente strette, così da preservare la salute pubblica e circoscrivere eventuali focolai di infezione.
Non c’è dubbio, quindi, che in questi casi i concetti chiave per una risposta efficiente siano soprattutto “velocità di intervento” e “controlli accurati”.

Un nuovo rapporto tecnico pubblicato di recente dall’ISO rappresenta uno strumento di particolare utilità proprio in questo ambito.
L’ISO/TR 13154:2009 “Medical electrical equipment - Deployment, implementation and operational guidelines for indentifying febrile humans using a screening thermograph” fornisce delle linee guida generali per l’impiego, l’attuazione e il funzionamento di una procedura di controllo termografico (“screening termograph”) in ambito sanitario. Questo è un metodo non intrusivo che è in grado di individuare, attraverso una sorta di scansione della figura, la temperatura corporea e dunque se una persona è affetta da influenza e di conseguenza se è potenzialmente portatrice di un virus.
In caso di minaccia pandemica il primo obiettivo è quello di salvare le vite, limitare il contagio, ridurre in termini complessivi l’impatto dell’epidemia nella società evitando tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare.
Il rapporto tecnico ISO contribuirà ad un uso più efficiente della tecnologia termografica, che può trovare una sua utile applicazione in luoghi particolarmente sensibili, come ad esempio all’entrata di ospedali, cliniche o pronto soccorso, di scuole, luoghi di lavoro, trasporti ed edifici pubblici.

David Osborn, Segretario del sottocomitato ISO che ha elaborato il documento, ha espresso la sua soddisfazione per il lavoro svolto: “La pubblicazione del rapporto tecnico si è rivelata particolarmente tempestiva, vista l’attuale diffusione del virus H1N1 in molte regioni del mondo... Esso rappresenta un primo importante passo per contrastare efficacemente potenziali epidemie, in casi in cui la tempestività degli interventi risulta fondamentale”.

A livello nazionale i lavori normativi sono seguiti dalla Sottocommissione “Apparecchiature per anestesia e ventilazione polmonare”, che svolge la sua attività in seno alla Commissione tecnica UNI Tecnologie biomediche e diagnostiche.

Diffusione UNI
tel. 02 70024.200, fax 02 5515256
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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