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Si celebra oggi, 11 ottobre, la Giornata Mondiale contro l’Obesità (vd. World Obesity Day): una ricorrenza che offre l’occasione di riflettere su quella che può essere definita una vera e propria emergenza sanitaria a livello mondiale.

World Obesity Day logo2E’ sufficiente qualche dato per rendersi conto di quanto il fenomeno investa un numero crescente di popolazione: in 40 anni (dal 1975 al 2016) l'obesità giovanile è aumentata di oltre 10 volte. Secondo i dati diffusi dall'OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2016 i bambini e gli adolescenti obesi nel mondo sono oltre 124 milioni, e 213 milioni sono in uno stato di sovrappeso.
Una vera e propria “epidemia” che colpisce anche il nostro Paese. Secondo i dati elaborati dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, nel 2015 il 45,1 per cento dei soggetti adulti della popolazione italiana risultava in eccesso di peso, e di questi il 9,8 per cento risultava obeso. Numeri leggermente in flessione rispetto all’anno precedente, ma pur sempre significativi di un problema non più sottovalutabile.
Ovviamente il tema dell’obesità non ha nulla a che vedere con una questione estetica ma ha una ben più drammatica ricaduta pratica anche a livello economico e sociale. Il costo dell'obesità a carico del Servizio Sanitario Nazionale è infatti pari all'1,8% e, sempre in termini percentuali, l'eccesso di peso rappresenta il 7,1% delle cause di decesso.

Questo quadro drammatico ha comunque il merito di riportare alla giusta attenzione l’importanza di salvaguardare corretti stili e ancor più tradizioni alimentari che, lungi dall’essere una variabile improvvisata e casuale del sistema, rappresentano invece un autentico e prezioso distillato di cultura e – perché no? – di conoscenza che come tale va tutelato e tramandato, per il benessere della società intera.
A questo proposito è giusto ricordare un documento para-normativo, la prassi di riferimento UNI/PdR 25:2016 “Dieta Mediterranea patrimonio immateriale UNESCO - Linee guida per la promozione di uno stile di vita e di una cultura favorevole allo sviluppo sostenibile” (vd. Elenco prassi pubblicate). Da tempo infatti l'UNESCO ha riconosciuto la Dieta Mediterranea quale patrimonio immateriale dell’Umanità. La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e il consumo di cibo. Essa rappresenta insomma un valore universale come stile di vita.

La prassi di rifermento, sviluppata da UNI in collaborazione con il Consorzio Promos Ricerche, individua gli elementi chiave per la promozione di quel patrimonio di conoscenze e di tradizioni del territorio associate alle pratiche e alle rappresentazioni della Dieta Mediterranea.
La lotta contro l’obesità passa anche attraverso la diffusione di una cultura più ampia di sviluppo sostenibile e di pratiche salutari. In questo quadro anche la prassi di riferimento UNI/PdR 25 rappresenta un tassello significativo.

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