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Tra i vari sistemi di gestione ce n'è uno che, più di altri, è oggi al centro di particolari attenzioni.
Si tratta del sistema di gestione per la prevenzione della corruzione ("Anti-bribery management system"), che vede nella UNI ISO 37001 la sua norma di riferimento.
platea 37001Pubblicata come norma internazionale nell'ottobre scorso (grazie ai lavori dell'ISO/TC 309 "Governance of organizations"), l'UNI l'ha subito adottata come norma nazionale e tradotta in italiano a dicembre.
A ulteriore conferma dell'importanza del tema, a febbraio è stato organizzato - sempre in UNI - un incontro di presentazione e di approfondimento che ha visto una numerosa partecipazione di pubblico.

Il perché di tanto interesse è dato dall'evidenza di un fenomeno che - al di là di numeri e stime più o meno realistiche sulla sua reale incidenza economica - da tanti viene ormai percepito come endemico.
Quale che ne sia la valutazione complessiva, è certo che predisporre sistemi di gestione adeguati alla sfida è la via probabilmente più efficace per arginare veramente il fenomeno.
Insomma, non è retorico dire che la lotta a un fenomeno complesso come la corruzione passa soprattutto attraverso azioni preventive più ancora che repressive e quindi attraverso lo strumento della normazione volontaria.
Da qui il giustificato interesse per la UNI ISO 37001.

intervista bonetto 2017"Molti sono gli aspetti di novità della norma UNI ISO 37001", ribadisce Stefano Bonetto, Presidente della Commissione tecnica "Servizi". "Già l'argomento che tratta - prevenzione della corruzione - dà l'idea della cornice innovativa in cui questi lavori si sono inseriti".
Una materia che, proprio perché "nuova", si declina nel documento normativo secondo linee specifiche.
Quali?
"Per citarne tre", prosegue Bonetto, "direi innanzitutto l'analisi del rischio. La norma lo sviluppa su due livelli: l'analisi iniziale in cui si vede quali sono i processi o le attività che possono avere una qualche influenza ai fini dello svilupparsi di un fenomeno corruttivo, e una fase di cosiddetta 'due diligence', cioè un'analisi più approfondita su quei specifici elementi che risultano potenzialmente problematici. Tra questi la norma ne riporta alcuni che meritano un particolare approfondimento, come per esempio le transazioni e i pagamenti".

"Un altro elemento interessante che non si trova nelle altre norme di sistemi di gestione", continua Bonetto, "riguarda l'attenzione data all'aspetto della selezione del personale: un'azione tipica di prevenzione della corruzione. Infine, e anche in questo caso si può parlare di un approccio innovativo, nella norma UNI ISO 37001 per la prima volta si entra nel dettaglio e si formalizza il concetto di come è strutturata la governance. E all'interno della governance vengono assegnate formalmente le deleghe e le procure. Si va dunque oltre una semplice e generica 'job description'".

La norma, come tutte quelle sui sistemi di gestione, è basata sul modello HLS (High Level Structure), il che ne facilita sicuramente l'integrazione con altri SGA.
Ma c'è un ulteriore aspetto innovativo: "E' autoportante. Ciò significa che non ci sono riferimenti normativi esterni. E' sicuramente un salto di qualità perché rende più facile per esempio inserire questa norma all'interno di un contratto".

intervista ruffini 2017Sicuramente la norma UNI ISO 37001 può trovare utile adozione sia in ambito pubblico che privato.
"Lo è perché è una norma di requirement", chiarisce Adarosa Ruffini, membro della Commissione tecnica “Sicurezza della società e del cittadino” e Presidente del Collegio dei Probiviri di UNI, "cioè una norma specifica che introduce un preciso modello di gestione all'interno delle aziende".
Definisce cioè requisiti e fornisce una guida per un sistema di gestione progettato per aiutare le organizzazioni (siano esse pubbliche, private o no profit) a prevenire, rintracciare e affrontare gli eventi corruttivi e a rispettare le leggi sulla prevenzione e la lotta alla corruzione e gli impegni volontari applicabili alla propria attività.
"Passare attraverso lo strumento della normazione volontaria", sottolinea Adarosa Ruffini, "può veramente garantire una lotta alla corruzione molto più efficace. Perché dobbiamo ricordarci che la lotta alla corruzione non è un fatto tecnico ma un fatto culturale. E le norme sono proprio questo: sfide culturali operative".

Le interviste a Stefano Bonetto e ad Adarosa Ruffini sono disponibili sul canale UNI di YouTube.

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