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Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

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intervista zaccarelliA chi non piacerebbe arrivare sul posto di lavoro e trovare persone sorridenti, disponibili, pronte a collaborare, ognuna offrendo il meglio di sé e delle proprie abilità e conoscenze? Questo è possibile ed è solo uno dei tanti effetti positivi (anche se non il principale) a cui porta la “conoscenza condivisa”.

Ma di cosa si tratta esattamente?
Si tratta di un modello relazionale che mette l’individuo e le sue esigenze al centro dell’interesse collettivo. Un modello etico e culturale di gestione aziendale che pone la persona al centro dell’organizzazione, ascoltandola e valorizzandola. In questo modo la persona - sentendosi apprezzata e valorizzata - dona spontaneamente i propri talenti e le proprie conoscenze all’azienda contribuendo al suo successo. La felicità personale diventa quindi il benessere collettivo. Il benessere che si crea spinge le persone al fare e a identificarsi nel comune agire delle aziende.

Sembrerebbe un tema astratto, quasi utopico, eppure è semplice e disarmante nella sua logica: le persone felici lavorano meglio e rendono di più contribuendo al miglioramento della produttività dell’impresa.

Proprio su questi concetti un gruppo di lavoro UNI (il GL 1 della Commissione Servizi) ha recentemente portato a termine il nuovo rapporto tecnico UNI/TR 11642 intitolato “La conoscenza condivisa - Definizione, caratteristiche e applicazione” che definisce le regole per la preparazione e la presentazione di un progetto di conoscenza condivisa nell’ambito di progetti di consulenza di management, finalizzati al cambiamento organizzativo.

Ne abbiamo parlato con Guido Zaccarelli (Accademia dei Professionisti), membro del gruppo di lavoro UNI e relatore del nuovo documento UNI.
“Il nuovo rapporto tecnico UNI/TR 11642 - spiega Zaccarelli - riveste un’importanza strategica a livello nazionale in quanto finalmente anche in Italia si può ora parlare di conoscenza condivisa. Il rapporto tecnico identifica le linee guida che deve seguire un’azienda per adottare al proprio interno, nell’ambito del Change management, il modello della conoscenza condivisa”.
“La presenza di questo documento - continua Zaccarelli - sarà di stimolo alle imprese e, mediante un’ampia e capillare diffusione e sensibilizzazione pubblica, potrà essere di grande aiuto anche alla persone che operano all’interno delle organizzazioni aziendali”.

Secondo Stefano Bonetto, presidente della Commissione Servizi dell’UNI “Con questo rapporto tecnico abbiamo tentato di utilizzare la normazione in modo innovativo. Ci arrivano molte richieste per fare norme, per alcune, come la conoscenza condivisa, capiamo subito che sono idee buone, ma capiamo anche che sono idee poco formalizzate e poco diffuse. Questo rapporto tecnico è quindi un tentativo di dare ordine, terminologia comune, riferimenti normativi generali e idee di utilizzo a questa forma di consulenza che è agli inizi. Speriamo che sia il punto di partenza per proseguire il lavoro, ora che abbiamo un’idea più chiara di cosa stiamo trattando".

La videointervista completa a Guido Zaccarelli è disponibile sul canale UNI di YouTube (Playlist Servizi).

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