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cocoaPer istituire una filiera del cacao sostenibile - rispondente a esigenze ambientali, sociali ed economiche - è necessario disporre di un documento riconosciuto e condiviso che permetta di garantire la tracciabilità del prodotto, dalla piantagione alla tavoletta di cioccolato.

Nell’elaborazione di una norma internazionale che definisca i requisiti del cacao sostenibile e tracciabile sono coinvolti il CEN/TC 415 “Sustainable and traceable cocoa” (segreteria danese DS) e l’ISO/TC 34 “Food products” SC 18 “Cocoa” (segreteria congiunta NEN-Paesi Bassi e GSA-Ghana). L’ambizione è quella di sviluppare un documento con i paesi produttori e i paesi consumatori per definire una politica di filiera basata sul consenso.

Se il cacao è principalmente coltivato in Africa occientale, in America Latina e in Asia (i più grandi Paesi produttori sono la Costa d’Avorio, il Ghana, l’Indonesia, la Nigeria, il Camerun e il Brasile), i prodotti derivati sono principalmente consumati nei paesi industrializzati. Gli acquirenti di fave di cacao di questi paesi rappresentano essenzialmente l’industria di trasformazione. L’Europa occupa poi una posizione essenziale sul mercato: più del 40% del cacao prodotto a livello mondiale è consumato sul suo territorio.

All’origine il progetto aveva due obiettivi: rispondere alla domanda di cacao sostenibile e, visti l’aumento dei consumi asiatici e il fine vita di numerose piantagioni, evitare una eventuale penuria di cacao negli anni a venire.

Uno dei punti di forza dei lavori è legato alla rappresentatività dei soggetti interessati: sono presenti produttori di cacao, industria della trasformazione, associazioni di consumatori, ONG, organismi scientifici…

La futura norma EN ISO 34101 comprenderà più parti, elaborate da differenti gruppi di lavoro. La prima riguarderà i requisiti di sostenibilità dei sistemi di gestione e avrà il compito di “dirigere” l’organizzazione della cooperativa o del produttore al fine di assicurare il rispetto dei criteri di tracciabilità del cacao sostenibile.
La parte 2 fornirà degli indicatori di performance per valutare i criteri di sostenibilità e i loro tre pilastri (people, planet, profit), al fine di padroneggiare gli impatti sull’ambiente e sulla salute (per es. dovuti dall’utilizzo di pesticidi), prendere in conto le condizioni sociali della produzione vietando tutte le forme di sfruttamento, garantire lo sviluppo economico dei produttori.
La terza parte è dedicata alla tracciabilità: essa ha lo scopo di tracciare il cacao sostenibile una volta lasciata la cooperativa o la piantagione, al suo arrivo in fabbrica, quindi di competenza dell’industria.
L’ultima parte, meno avanzata nei lavori, è dedicata agli schemi di certificazione e definisce le regole per certificare un cacao sostenibile: essa fornisce tutti i requisiti per gli organismi di certificazione (competenze degli auditor, durata degli audit, …) e comprende una parte sulla comunicazione, al fine di garantire una corretta informazione al consumatore.

I normatori hanno anche deciso di redigere una specifica tecnica, una sorta di manuale dell’utilizzatore, per tradurre concretamente i contenuti delle norme.

Nell’ultima riunione tenutasi a Parigi è stato deciso di lanciare l’inchiesta CEN e l’inchiesta DIS in autunno, inchiesta che coinvolgerà le prime tre parti della norma. L’ultima parte è ancora in corso di integrazione.

Il coinvolgimento di tutte le parti, tra cui i paesi produttori, preannuncia un riferimento riconosciuto e comune, necessario per costruire una filiera industriale sostenibile.

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