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Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

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Il Gruppo di Lavoro GL 5 “Fatica” della UNI/CT 222 “Integrità strutturale degli impianti a pressione” del CTI sta portando avanti i lavori di una nuova norma dal titolo “Valutazione dello stato di conservazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione a seguito del degrado strutturale e metallurgico da esercizio dei materiali” che andrà a far parte del pacchetto UNI/TS 11325 “Messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione”.

Si tratta di un lavoro su un aspetto poco trattato nelle norme nazionali e internazionali, e che ha a che fare con la trasformazione, nel tempo, delle proprietà dei materiali utilizzati per la costruzione di attrezzature a pressione.

Nonostante le caratteristiche di tali materiali (caratteristiche microstrutturali, meccaniche e di resistenza alla corrosione) abbiano conosciuto, grazie allo sviluppo tecnologico, un continuo miglioramento e una maggiore stabilità nel tempo durante l’esercizio, resta, per tutti i materiali, una tendenza a manifestare una progressiva evoluzione micro strutturale con una conseguente alterazione delle proprietà iniziali.
Questa tendenza è propria di tutti i materiali strutturali (da quelli fabbricati da tempo ai più recenti), varia solo la sua cinetica. A questo fattore si aggiunge poi l’effetto che, attraverso fenomeni di diffusione, può avere l’ambiente di esercizio. Le conseguenze di questa evoluzione saranno tanto più rilevanti in funzione del tempo e delle modalità di esercizio del componente. Per tale motivo, le proprietà del materiale con cui furono realizzati componenti con un tempo di esercizio accumulato molto elevato, potrebbero essere sensibilmente cambiate rispetto a quelle inizialmente utilizzate per la progettazione.

Il lavoro si pone l’obiettivo di individuare gli interventi e controlli più idonei al fine di valutare lo stato di conservazione del materiale delle attrezzature e degli insiemi a pressione relativamente al degrado metallurgico, con particolare riferimento ai meccanismi di danneggiamento a evoluzione normalmente lenta i cui effetti non risultano rilevabili all’esame visivo.

Non sono invece trattati meccanismi di danneggiamento tenso-corrosivi che possono comunque generare effetti non rilevabili all’esame visivo, ma che sono caratterizzati da una cinetica più rapida. La norma fornisce una linea guida per la valutazione dei meccanismi di danno che possono aver determinato il degrado durante l’esercizio del componente, la stesura di un piano di controlli e la conseguente determinazione del danno accumulato con la messa in atto delle eventuali azioni correttive necessarie. La parte più caratterizzante del lavoro, la cui bozza è in fase di completamento, è quella relativa alla presentazione dei diversi meccanismi di danneggiamento, per i quali sono esaminati in modo sistematico gli effetti microstrutturali sul materiale, le possibili conseguenze, la localizzazione preferenziale, le implicazioni sui recipienti a pressione e i possibili metodi di valutazione.

Giuseppe Pinna
CTI
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Articolo pubblicato sulla rivista mensile "Energia e Dintorni. Il CTI informa" di giugno 2016.

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