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Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

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Trattamento dei dati personali – Consenso ex artt. 23,24,25 DLgs. 196/2003

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Dopo aver concluso positivamente l’iter di approvazione, saranno pubblicate a breve le seguenti norme elaborate dall’ISO/TC 142 "Cleaning equipment for air and other gases" in collaborazione con il CEN/TC 195 "Air filters for general air cleaning":

  • EN ISO 15858 “UV-C Devices - Safety information - Permissible human exposure”
  • EN ISO 16710 “In situ test method for very high efficiency filter systems in industrial facilities”.

La prima norma tratta una tematica che apparentemente non attiene strettamente alla filtrazione dell’aria tanto che inizialmente alcuni membri si erano opposti all’inserimento di tale argomento tra le competenze dell’ISO/TC 142. In realtà la tecnica di disinfezione dell’aria per mezzo di lampade UV-C sta diventando sempre più diffusa, anche in relazione all’accresciuta domanda di elevati livelli di Indoor Air Quality.
Le principali tipologie di applicazione riguardano:

  • lampade UV-C installate in ambiente ad irraggiamento indiretto;
  • lampade UV-C installate in ambiente ad irraggiamento diretto;
  • lampade UV installate direttamente nei condotti dell’impianto di condizionamento.

Il mercato internazionale è in rapida evoluzione, specie in alcuni paesi quali la Cina, e mette ora a disposizione lampade e dispositivi più efficienti e affidabili. La normativa tecnica costituisce quindi un elemento importante per lo sviluppo di questo settore ma anche uno strumento per valutare correttamente l’efficacia e le reali prestazioni di questi dispositivi.
La EN ISO 15858 rappresenta un primo contributo in tal senso. Nello specifico la norma definisce i requisiti minimi di sicurezza per la protezione dei lavoratori in relazione ai livelli massimi di esposizione alla radiazione UV-C.
La EN ISO 16170, nata su proposta francese, definisce invece metodi di prova in situ per filtri ad alta efficienza utilizzati in applicazioni industriali e nucleari per limitare il rilascio di sostanze tossiche /radioattive o di materiali biologici verso l’ambiente esterno. La norma descrive due diversi metodi: il primo finalizzato alla verifica del mantenimento delle caratteristiche dei filtri (integrity test) e quindi alla verifica che non si verifichino perdite significative di aerosol tossici o radioattivi in ambiente; il secondo metodo consente invece di misurare l’efficienza dei filtri espressa mediante un fattore di decontaminazione.

Anna Martino
CTI
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Articolo pubblicato sulla rivista mensile "Energia e Dintorni. Il CTI informa" di giugno 2016.

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