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“Innovazione” è un termine che viene spesso evocato quando si parla di imprese e di mercato globale. Ma che cosa si intende di preciso per “innovazione”? E che ruolo ricopre nella vita e nello sviluppo di un’azienda?
Di questi e di altri temi abbiamo parlato con Marco Gorini del Consiglio Nazionale degli Ingegneri nonché membro del GL UNI "Gestione dell'innovazione".

intervista goriniE’ vero, il concetto di innovazione”, dichiara, “è stato più volte abusato. Si può dire che molte volte manchi una conoscenza chiara del reale significato del termine. Dobbiamo invece pensare al processo di innovazione come a qualcosa in grado di generare un valore per il mercato.
La necessità di una chiara definizione non è capziosa: al contrario è un’esigenza pressante e assai concreta.
Un esempio? C'è uno schema di finanziamento dell'Unione europea ("Strumento PMI", n.d.r.) che premia i progetti di innovazione. Ebbene, in questo campo l'Italia ha un ranking molto basso. Questo probabilmente è dovuto al fatto che c'è molta confusione intorno a questo concetto, che viene troppo spesso confuso con la ricerca fine a se stessa. In verità innovazione significa creare un valore economico, un impatto sul mercato, nuovi posti di lavoro.

Si tratta quindi di gestire adeguatamente un processo che può rivelarsi un vero generatore di business.
Gestire un processo di innovazione”, prosegue Gorini, “significa far interagire tutti quegli elementi e quelle funzioni aziendali che portano alla creazione di valore. Non solo all'interno dell'azienda - la gestione del progetto, la conoscenza del mercato, la gestione della proprietà industriale ecc…-, ma anche in proiezione esterna, ossia nelle relazioni con i fornitori, i clienti, gli utilizzatori, i partner di ricerca... Il tutto in un'ottica di innovazione collaborativa, la cosiddetta open innovation.

Un processo di innovazione deve quindi essere in grado di aumentare la competitività e i profitti di un'impresa e gestire un processo di innovazione significa riuscire a far interagire tutti quegli elementi e quelle funzioni interne ed esterne all’azienda che possono portare alla creazione di valore sul mercato.

In tema di “innovation management” anche la normazione tecnica sta sviluppando da tempo uno specifico interesse, sia in ambito nazionale che europeo e internazionale.
Il Gruppo di lavoro UNI ‘Gestione dell'innovazione’ (che opera in seno alla commissione ‘Gestione per la qualità e metodi statistici’, n.d.r.) sta lavorando non tanto alla creazione di una norma sulla innovazione - che può anche risultare un controsenso visto il processo di libera creatività che il concetto di innovazione richiede - quanto a una condivisione e un comune intendimento su qual è il processo che porta a generare innovazione e quali potrebbero essere le situazioni o gli elementi chiave per far sì che l'azienda ottimizzi questa capacità di gestire l'innovazione.
Uno schema, insomma, che sia applicabile ai vari contesti.

Nel 2013 il CEN ha pubblicato una specifica tecnica: una prima parte che va a definire un sistema di gestione dell'innovazione, a cui hanno fatto seguito altre parti che vanno a toccare diversi elementi del processo come l'assessment o le metodologie di open innovation (la serie CEN/TS 16555, n.d.r.). Ora anche a livello internazionale l'ISO ha deciso di lanciare un suo comitato tecnico (l’ISO/TC 279, n.d.r.) ed è fondamentale partecipare ai questi tavoli internazionali per fare in modo che la specificità del nostro modello di gestione dell'innovazione sia rispettato e garantito. Parlare lo stesso linguaggio in tutto il mondo è fondamentale.

Senza dubbio in un prossimo futuro l’innovation management sarà uno dei temi più caldi per le imprese che vogliono conservare e accrescere la propria competitività sul mercato. E il nostro Paese non può farsi trovare impreparato.
Le imprese italiane fanno innovazione, ma possono senz'altro migliorare adottando un sistema di gestione dell'innovazione che ottimizzi questo processo. Far funzionare meglio, quindi, il processo che parte dall'idea sino al suo sviluppo e la sua valorizzazione sul mercato. Essere innovativi è anche una capacità distintiva.

Che cosa vuol dire dunque essere realmente innovativi?
Significa saper gestire l'intero processo di innovazione”, conclude Gorini. “Non è il numero di brevetti o il numero di laureati. E' saper essere in grado di generare un ritorno economico. Questo è di interesse per potenziali investitori, ma anche per gli Istituti di Credito che proprio in base a una adeguata gestione dell’innovazione potrebbero verificare la sostenibilità del business. Perché business strategy e innovation strategy devono coincidere.

L’intervista completa a Marco Gorini è disponibile sul canale UNI di YouTube.

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