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business relationsDal 23 al 25 maggio scorso UNI ha ospitato la riunione plenaria del comitato internazionale ISO/PC 286 “Collaborative business relationship management ”.
Per riuscire a intrattenere relazioni d’affari di successo tra le imprese è indispensabile predisporre e attuare, una metodologia strutturata. Ciò è importante in quanto il miglioramento delle opportunità contrattuali e la comunione delle risorse sono solo alcuni dei vantaggi che le organizzazioni possono ottenere lavorando insieme.
Per questo motivo il comitato ISO sta elaborando la nuova norma internazionale ISO 11001 (che attualmente ha raggiunto lo stadio di DIS – Draft International Standard) che si propone di regolamentare, stabilendone i parametri di riferimento normativo condivisi ed accettati, i rapporti di business tra le diverse entità che operano nel mercato.
Lo scopo della norma è quindi quello di sensibilizzare le imprese a sviluppare i requisiti di un ciclo di vita strategico atto a instaurare e migliorare i rapporti di collaborazione tra le organizzazioni, e all'interno di ciascuna di esse, quali che siano le loro dimensioni.

La norma riguarda sia i requisiti generali, che permettono di attuare un sistema di gestione, sia i requisiti dei processi operativi applicabili a specifiche organizzazioni ed il quadro di riferimento normativo si riferisce direttamente ai temi che hanno impatto sul comportamento e sulla cultura organizzativa di tutte le entità, focalizzandosi sul loro piano relazionale al fine di incorporare i processi di collaborazione nelle attività aziendali.

ruffini hawkinsA lato della riunione dell’ISO/PC 286 abbiamo posto alcune domande a David Hawkins, nella sua qualità di Operations Director di ICW (Institute for Collaborative Working) e Capo Delegazione britannico ai lavori del comitato ISO.

Gli abbiamo chiesto innanzitutto di spiegarci in che cosa consistono le relazioni collaborative tra le imprese.

Dal mio punto di vista - spiega Hawkins - la collaborazione tra le imprese è un passaggio che va al di là del business contrattuale. Per molti anni infatti abbiamo avuto contratti di tutti i tipi ma questi contratti in molti casi nascevano con l’obiettivo di portare benefici ad una sola parte. I benefici che si possono avere da una relazione collaborativa stanno invece nella possibilità di condividere le conoscenze, le informazioni e le rispettive competenze; quello che cerchiamo di far capire alle imprese, infatti, è come le relazioni possano fornire valore aggiunto alla propria attività, traendone un mutuo beneficio. Vogliamo fornire una piattaforma comune per permettere alle organizzazioni di stabilire delle relazioni commerciali più solide e migliorare la performance della loro attività”.

Dai risultati di una ricerca condotta circa 20 anni fa, era emerso che le imprese utilizzavano termini come ‘partnership’, ‘collaborazione’, ‘alleanze’ senza mai realmente focalizzarsi sul vero significato di queste parole. Come risultato di tutto ciò le imprese adottavano una specie di “modello integrato” senza però dotarsi di una chiara governance e di una struttura adeguata per il raggiungimento dei benefici attesi”.

Quindi -conclude Hawkins- le relazioni collaborative tra le imprese sono quelle che vanno al di là dei contratti, aggiungono valore e rappresentano un punto di forza strategico per le organizzazioni”.

Che norme sta sviluppando attualmente il comitato ISO?

In questo momento il comitato ISO/PC 286 è focalizzato su una norma quadro che è la ISO 11001. Quello che stiamo invece pensando di sviluppare in futuro sono altri documenti guida che saranno più concretamente applicabili da parte delle imprese. Stiamo pensando per esempio a un documento specifico per le PMI perché mentre per le grandi imprese è più semplice affidare a qualcuno l’incarico di scrivere un processo e di gestirlo, le piccole imprese pensano che sia un onere troppo gravoso”.

In Gran Bretagna stiamo attualmente sviluppando uno strumento di autovalutazione per cercare di rendere più semplice per le piccole imprese capire i potenziali benefici che possono derivare da relazioni di tipo differente. Allo stesso tempo stiamo cercando di far capire alle grandi imprese quali benefici si possono ottenere lavorando con le PMI che sono molto più dinamiche, innovative e flessibili. E’ chiaro che una grande multinazionale si trova in una posizione molto differente rispetto a una piccola impresa o a una società che opera in un unico Paese”.

mani strettePerché le relazioni collaborative tra le imprese sono importanti per la competizione globale?

Non esiste probabilmente nessuna impresa al mondo che non sia in qualche modo coinvolta in una relazione con un altro Paese. Persino le imprese più piccole possono avere delle relazioni con un fornitore o con un service provider esteri. Il mercato globale impone oggi alle società di operare in molte parti del mondo, in paesi differenti, di confrontarsi con differenti culture e diversi modelli di business ed è quindi indispensabile instaurare relazioni sostenibili in modo da riuscire a vincere le sfide, essere in grado di capire meglio gli altri e lavorare insieme in modo più efficace”.

Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a un progressivo incremento di imprese che erano abituate a fare tutto da sole e che invece adesso operano in collegamento con molte società esterne, e dietro queste società esterne ve ne sono molte altre ancora creando così dei network che hanno molte più capacità e potenzialità rispetto alle singole aziende. Bene, se questo è il trend allora le relazioni diventano molto importanti. La sfida che ci siamo posti con questa norma è di far capire alle organizzazioni che bisogna guardare avanti, maturare una nuova visione aziendale e intraprendere un cambiamento”.

Quando inizialmente la norma del BSI è stata introdotta nel Regno Unito ci dicevano tutti che era impossibile normare le relazioni di collaborazione, noi crediamo invece che sia possibile creare una struttura che permetta a queste relazioni di avere differenti livelli di impegno aiutandole a crescere e a migliorare”.

Hawkins ha poi accennato alla realtà italiana: “Se guardiamo alle più importanti realtà italiane, come ad esempio Finmeccanica o ENI, ci rendiamo conto che probabilmente l’80% dei loro costi operativi vengono sostenuti all’esterno dell’impresa, mentre fino a cinquant’anni fa questi costi erano sostenuti all’interno. Le relazioni che di conseguenza si creano stanno divenendo un elemento di successo per le imprese stesse. Per questo abbiamo bisogno di una serie di meccanismi in grado di aiutare queste imprese a creare legami tra loro.
Un’altra cosa che stiamo cercando di fare è sensibilizzare il mondo accademico affinché sviluppi dei piani di studio e di formazione e una nuova visione dell’insegnamento su queste tematiche, un modo diverso di concepire il business”.

Le dinamiche del business stanno cambiando in modo significativo. I Governi in particolare sono impegnati nel promuovere le attività delle PMI perché sono in crescita e rappresentano una realtà importante, ma queste imprese fanno molto fatica a rapportarsi a quelle grandi. Questo divario culturale ed economico può essere colmato passando da un modello competitivo a un modello collaborativo, quindi creando una rete di relazioni e di rapporti di collaborazione per il reciproco sostegno”.

Qualsiasi strumento - conclude Hawkins - possa aiutare a focalizzare l’attenzione sull’innovazione, su una migliore produttività, su rapporti di collaborazione più forti e sostenibili che siano finalizzati a creare valore può, a mio parere, rivelarsi un fattore di successo fondamentale per il futuro delle imprese”.

APPROFONDIMENTO

Va ricordato che l'attività di normazione italiana ha già maturato l'approccio alla regolamentazione del passaggio dal modello competitivo al modello collaborativo, ritenendo che la normazione volontaria sia deputata a condurre il cambiamento in quanto idonea ad orientarlo verso nuove strutture di gestione che posizionino gli strumenti contrattuali nel rispetto della stabilità e dell'implementazione imprenditoriale, dell'integrità culturale e dello stile di vita delle varie entità economiche nazionali.
I suoi asset regolamentari incoraggiano infatti una nuova modalità di comunicazione tra tutti i soggetti interessati in un’appropriata dimensione collettiva per lo sviluppo e la crescita globali.

Essa si qualifica quindi come un punto strategico da difendere per implementare quella particolare forma di governance che noi mettiamo in relazione ad un reale sviluppo di sistemi di partenariato che attraverso modalità di confronto e di condivisione consentono l'integrazione dei soggetti attuatori, pubblici e privati.

Sulla base di un progetto denominato “Modello di relazione strutturata di Partenariato” (che ispira anche la ISO 11001) la commissione “Sicurezza della società e del cittadino” ha elaborato e pubblicato la norma UNI 11500 “Partenariati Pubblico Privato – Linee guida per elaborare accordi di partenariato” – che costituisce un chiaro ed avanzato esempio di riconoscimento normativo di una tipologia di partenariato innovativo, stabile ma flessibile ad un tempo e di rapido adattamento a tutte le entità interconnesse, anche per elaborare accordi tra organizzazioni pubbliche e/o private che debbano coordinarsi e cooperare per fronteggiare eventi destabilizzanti, prima, durante e dopo il loro accadimento.

La norma ISO 22397 “Societal security – Guidelines for establishing partenering arragements” pubblicata nel 2014, sempre sotto leadership italiana, ne rappresenta l'autorevole contrafforte internazionale, ritenuto idoneo ad essere inserito nella riedizione del documento APELL – Awareness and Prepardness for Emergencies at Local Level – dell'Agenzia dell'Enviroment Programme delle Nazioni Unite.

E, da ultimo, la leadership italiana continua ad essere esercitata anche all'interno del l'ISO/PC 286 poiché, in occasione del meeting, è stato lanciato il progetto di sviluppo di due nuove norme per l'applicazione del collaborative business l'uno alle PMI, l'altro alle reti d'impresa.

Adarosa Ruffini
Coordinatrice UNI/CT 43/GL 1 “Gruppo di lavoro archetipico”

 

[l’articolo verrà pubblicato su U&C n.7 Luglio/Agosto]

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