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In attesa del nuovo provvedimento legislativo del governo che intende rivedere il decreto del Mise del dicembre del 2013, ad oggi l’incentivazione del biometano è disciplinata dal decreto ministeriale del 5 dicembre del 2013, che con la sua emanazione ha completato il quadro normativo in tema di promozione dell’energia da fonti rinnovabili, in base a quanto chiedeva la direttiva europea 2009/28/CE.
Il decreto del Mise di allora, in base alla destinazione d’uso, prevedeva tre tipologie di incentivazione: un incentivo monetario per il biometano immesso nella rete di trasporto o di distribuzione del gas naturale, senza una specifica destinazione d’uso; il rilascio di certificati di immissione in consumo (i Cic) per il biometano immesso nella rete del gas naturale con destinazione specifica per i trasporti; un incentivo monetario per il biometano immesso nella rete del gas naturale e utilizzato in impianti di cogenerazione ad alto rendimento (per rete del gas naturale vanno intese quelle di trasporto e distribuzione del gas naturale in concessione, le altre reti di trasporto private, il sistema di trasporto mediante carri bombolai e i distributori di carburanti per autotrazione, sia stradale sia a uso privati, compreso quello agricolo, anche se non connesso alle reti di trasporto e distribuzione; nda).

Lo stato dell’arte della normativa tecnica
Sul fronte normativo si è concluso il lavoro di revisione del rapporto tecnico UNI/TR 11537 “Immissione di biometano nelle reti di trasporto e distribuzione di gas naturale” elaborato dal CIG: dopo le approvazioni formali, il testo del progetto sarà avviato all'inchiesta pubbllica UNI. Il rapporto tecnico fornisce indicazioni per l’immissione nelle reti di trasporto e distribuzione del biometano. La revisione assume le caratteristiche chimico-fisiche del gas naturale definite nel decreto ministeriale del 19 febbraio del 2007 e i limiti aggiuntivi del biometano definiti dal prEN 16723-1 e indica i metodi, analitici e di campionamento, di riferimento per eseguire le misure dei componenti e gli schemi di riferimento per la realizzazione degli impianti di consegna e immissione in rete. Nel TR sono definite: le periodicità di analisi dei vari componenti e di calcolo delle caratteristiche energetiche in base allo stato dell’impianto, le periodicità di controllo dei vari componenti con riferimento allo stato dell’impianto e alle biomasse di origine, le modalità per il rispetto delle condizioni di sicurezza minime per l’odorizzabilità del biometano nel rispetto della UNI 7133 e, infine, l’adozione di prassi condivise di conduzione e purificazione del biogas.

Il biometano e l’odorizzazione
Tra le numerose questioni aperte riguardanti il biometano, vi è anche quella dell’odorizzazione. “Un tema - afferma Eugenio Salati, presidente della Commissione tecnica “Odorizzazione” del Comitato Italiano Gas - mai affrontato prima nelle sedi tecniche e normative e che riguarda la miscelazione di gas provenienti da diverse filiere, con potenziali differenti e con differenti caratteristiche di odorizzabilità. A ciò si aggiunge il fatto che le caratteristiche del biometano sono ipoteticamente mutabili in base al variare delle materie prime. Infatti, alcune sostanze presenti nella biomassa possiedono caratteristiche olfattive proprie. Ecco spiegato perché le caratteristiche olfattive del biometano potrebbero essere differenti da quelle del gas naturale”. Sulla materia è intervenuta anche l’Autorità garante, che con la delibera 46 del 2015 richiede che il produttore garantisca, in relazione alla matrici utilizzate, che il biometano sia odorizzabile, secondo le norme tecniche vigenti in materia, e non presenti caratteristiche tali da annullare o coprire l’effetto delle sostanze odorizzanti ammesse all’impiego dalle norme tecniche vigenti in materia.
Detto ciò, come è possibile assolvere al requisito posto dal regolatore in merito all’odorizzabilità del biometano?
“Inserendo nell’UNI/TR 11537 - afferma Salati - un requisito specifico per l’odorizzabilità del biometano, che debba essere rispettato sia che il biometano venga immesso nella rete di trasporto sia in quella di distribuzione. Il requisito chiesto prevede di effettuare una valutazione del grado di intensità di odore del biometano addizionato dell’odorizzante utilizzato nella rete, a valle dell’immissione, alle concentrazioni previste per il gas naturale. Se l’intensità di odore ottenuta è maggiore o uguale a due gradi olfattivi, il biometano potrà essere considerato odorizzabile come il gas naturale in cui verrà immesso”.

Per il produttore sarà quindi necessario fornire un rapporto di prova che certifichi il superamento del requisito (il riferimento è la UNI 7133). Tuttavia non è sufficiente valutare l’intensità di odore, poiché è necessario investigare anche il tipo di odore risultante. Alla prova indicata prima, si propone quindi di affiancare una valutazione di tipo qualitativo sul tipo di odore del biometano odorizzato, utilizzando quanto sta scritto nella UNI 7133-4 (punto 5.4, “Tipo di odore”), sebbene tale prova sia rivolta agli odorizzanti e non ai gas. Tenendo poi conto che il biometano nel tempo potrebbe variare in modo significativo la propria composizione, si ritiene che questo tipo di indagine venga ripetuto qualora intervenissero delle modifiche significative nella composizione del biometano. Si possono formulare alcune ipotesi: l’utilizzo diverso dall’immissione nelle reti di gas naturale, l’ulteriore upgrade per eliminare le sostanze che determinano la non rispondenza al requisito (dopo una specifica indagine) e, infine, l’effettuazione di ulteriori valutazioni per ottenere le concentrazioni di odorizzante necessarie per ottemperare al requisito normativo.

“La norma UNI 7133 - conclude Salati - è una norma aperta, che indica qual è la strada da percorrere per ricavare le concentrazioni di odorizzante necessarie per la corretta odorizzazione di un qualsivoglia gas combustibile a uso domestico o similare. Ottenendo però per campioni di biometano un valore di concentrazione di odorizzante che differisca da quello del gas naturale, al gestore si porrebbe il problema di quali concentrazioni dover controllare nella rete. L’unica soluzione praticabile sarebbe quella di considerare la concentrazione di odorizzante maggiore tra quelle previste per i diversi gas, a valle dell’immissione del biometano. Ciò però contrasterebbe con la richiesta, sempre più chiara a livello europeo, della diminuzione del tenore di odorizzanti nel gas. In particolare, qualora la quota di biometano fosse ridotta rispetto a quella del gas naturale, si sovraodorizzerebbe inutilmente la maggior parte del gas distribuito”.

 Pietro Mezzi

Articolo pubblicato sulla rivista "CIG Magazine" numero 5/2016.

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