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in fabbricaSi è tenuta recentemente in UNI una riunione del Gruppo di lavoro “Igienista occupazionale” che svolge la propria attività in seno alla Commissione Sicurezza.

Il GL, coordinato da Liliana Frusteri (INAIL), è ora impegnato nella elaborazione di una norma sulla professione dell’igienista industriale, una figura il cui ruolo è particolarmente delicato. L’igienista industriale infatti, individua, valuta e controlla ai fini della prevenzione e dell'eventuale bonifica, quei fattori e quegli aspetti organizzativi negli ambienti di lavoro e di vita che possono alterare lo stato di salute e di benessere dei lavoratori e della popolazione.
“Sono ambiti di competenza molto ampi”, dichiara Liliana Frusteri. “Valutare gli agenti di rischio per la salute nel contesto di una attività lavorativa può richiedere conoscenze molto diversificate”.

Ma quali possono essere questi agenti di rischio?
“Ne possono esistere diversi. Ad ogni modo possiamo raggrupparli in tre tipologie principali. Ci sono gli agenti di rischio biologici (virus, batteri, funghi...), gli agenti chimici (in cui rientrano varie sostanze) e infine gli agenti fisici (rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici ecc...)”.
Sono tutti fattori che, da soli o in combinazione, possono generare effetti nocivi sulla salute sino a favorire nel tempo l’insorgere di vere e proprie malattie professionali (dette anche “tecnopatie”).

Il progetto di norma che il gruppo di lavoro sta elaborando intende quindi tracciare un percorso di conoscenze di base, sia teoriche che pratiche, che individuino le caratteristiche di questa specifica e cruciale figura professionale.
“Innanzitutto”, prosegue Liliana Frusteri, “l’individuazione di conoscenze, abilità e competenze nell'ambito dell'igiene industriale si inserisce, nello schema normativo, nel quadro europeo delle qualifiche (il cosiddetto European Qualifications Framework - EQF). Questo garantisce un quadro omogeneo e comune a livello comunitario”.
La futura norma intende pertanto fornire dei parametri chiari e confrontabili per qualificare l’igienista industriale, o igienista occupazionale.
“Ai fini di una rigorosa definizione del profilo professionale, la norma definisce compiti comuni, cioè espletabili da qualsiasi igienista industriale indipendentemente dal proprio profilo specialistico, e compiti più specifici, espletabili dall'igienista industriale in funzione appunto del proprio profilo specialistico. Ogni compito viene descritto in termini di attività particolari ad esso associate”.

Ciò che è opportuno sottolineare è che ”l’igienista industriale”, dice ancora Frusteri, “deve conoscere i cicli produttivi. Questo permette infatti una valutazione complessiva e preliminare della situazione. Una valutazione che permette poi di individuare gli eventuali punti critici”.
Ovviamente questa valutazione può riguardare contemporaneamente più aspetti, legati a particolari condizioni chimiche, biologiche o fisiche.

“A questo proposito va sottolineato un punto centrale”, ricorda Liliana Frusteri. “Bisogna demarcare bene la linea di confine tra l'igienista industriale e le figure previste dal Decreto legislativo 81 (il riferimento legislativo in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, n.d.r.). L'igienista è un consulente e come tale svolge il suo lavoro a supporto del datore di lavoro, ma non va a sostituirsi ad esso. La valutazione dei rischi rimane in capo al datore di lavoro che, in questo specifico ambito, può essere coadiuvato dal servizio di prevenzione e protezione e dal medico competente”.
La norma che si sta elaborando ha dunque il compito di supportare, con la chiara definizione di conoscenze, abilità e competenze dell’igienista industriale, quello che è già previsto dal provvedimento legislativo.

"L'igienista industriale", conclude Liliana Frusteri, "deve essere in grado di fornire assistenza al committente, in collaborazione con gli altri soggetti che svolgono compiti in tema di salute e sicurezza sul lavoro. Quindi deve essere in grado di raccogliere informazioni sul processo e sull'organizzazione del lavoro, individuare i fattori di rischio che possono derivare da processi, operazioni, macchine e attrezzature. Deve saper valutare le possibilità reali o potenziali di esposizione negli ambienti di lavoro e di vita a fattori di rischio, definire strategie di indagine e la necessità di effettuare misure strumentali. Deve inoltre scegliere metodiche di campionamento e analisi dei fattori di rischio, stimare l’esposizione dei lavoratori attraverso una valutazione delle misure effettuate... Insomma, è una figura che esercita una professionalità molto articolata".

Al Gruppo di lavoro UNI partecipano alcune delle associazioni più rappresentative del settore (AIAS Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza; AIDII Associazione italiana igienisti industriali; A.I.V.A. SGSL; Associazione Ambiente e lavoro; ICFP Istituto Certificazione Figure della Prevenzione; SIAMMA Srl; SIMLII Società Italiana Medicina del Lavoro e Igiene Industriale) e altre importanti organizzazioni del mondo dell’impresa e del lavoro (CNA; INAIL, Ordine degli ingegneri Provincia di Milano; UIL).

L’argomento è complesso e dibattuto, ma il progetto di norma, già in buona fase di elaborazione, può diventare un utile strumento di qualificazione per tutti coloro che operano in questo delicato settore.

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