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macchina pastaLa pasta - inutile dirlo - è un alimento del quale noi italiani non possiamo proprio fare a meno. Secondo un’indagine Doxa condotta nel 2014 (commissionata da AIDEPI, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) il 99% degli italiani sono consumatori abituali di pasta e ben il 44% di loro la mangia tutti i giorni. Artigianale o industriale che sia, la pasta è quindi una vera passione per tutti oltre ad essere un’autentica espressione del made in Italy.

Per questo motivo l’industria italiana di settore ha trovato grande impulso nella realizzazione di un’ampia gamma di macchine per la lavorazione della pasta che va dalle singole macchine agli impianti più complessi per pasta, pane, prodotti da forno, ecc..

Si tratta di una realtà produttiva importante che, grazie agli elevati standard qualitativi e al volume delle esportazioni, pone il nostro Paese ai primi posti a livello mondiale.

Oltre agli standard qualitativi un altro aspetto importante da considerare è quello delle caratteristiche di sicurezza delle attrezzature impiegate per realizzare questi prodotti. Caratteristiche che vengono studiate sia a livello nazionale che europeo e internazionale.

foto SalviniNel settore delle macchine alimentari è attivo a livello europeo il comitato tecnico CEN/TC 153 “Machinery intended for use with foodstuffs and feed” suddiviso in vari gruppi di lavoro (Working groups) quattro dei quali gestiti direttamente dall’Italia e cioè: Macchine affettatrici (WG3), Centrifughe per oli edibili e grassi (WG5), Macchine per gelato (WG6), Macchine per la lavorazione della pasta (WG7). Proprio per parlare di queste ultime abbiamo interpellato Stefano Salvini (Assofoodtec) che oltre ad essere presidente della Sottocommissione “Macchine e impianti per l’industria alimentare e la ristorazione collettiva” dell’UNI è anche lo “storico” coordinatore del WG 7 “Pasta and cereal processing machinery”.

Domanda: Su cosa si sta concentrando in questo momento l’attività del CEN/TC 153/WG 7?
“Attualmente il CEN TC/153/WG7, che si occupa della sicurezza delle macchine per la lavorazione della pasta in ottemperanza alla Direttiva 2006/42/CE (nota come ‘Direttiva Macchine’ ndr) sta effettuando una revisione sostanziale delle norme relative alle macchine per la produzione di pasta secca, pubblicate nel 2001 e aggiornate nel 2007; seguirà la revisione della norma relativa alle macchine per la produzione di pasta fresca e ripiena pubblicata nel 2011. Per quanto riguarda la norma relativa alle macchine che si utilizzano nei mulini non è stata ancora presa alcuna decisione”.

Domanda: Come si colloca l'Italia tra i produttori mondiali di queste macchine?
“L’Italia primeggia nella produzione di macchine per la pasta ed è bello sapere che alle attività del gruppo di lavoro partecipano aziende del settore che sono leader di mercato. È un comparto in cui l’Italia ha un peso importante, di riferimento nel panorama mondiale. Attorno ai grandi costruttori ci sono anche molte realtà minori che coinvolgono un indotto importante. Il settore si è sviluppato sia nel nord che nel sud Italia, quindi le aziende produttrici sono dislocate su tutto il territorio nazionale”.

Domanda: Quali sono le principali problematiche tecniche che si riscontrano in questo settore e in che misura possono essere eventualmente risolte con le norme tecniche?
“Le problematiche tecniche più sentite riguardano l’utilizzo di materiali che devono essere adatti al contatto con gli alimenti ma che - allo stesso tempo - devono avere prestazioni tecniche elevate (leghe metalliche piuttosto che materiali plastici), o anche la complessità degli impianti, che uniscono una parte di meccanica di precisione a una parte di carpenteria, a cui si aggiunge una parte fondamentale per il processo che è la termodinamica e una automazione sempre più spinta.
Sono temi molto tecnici a cui difficilmente si può rispondere con le norme.
Le norme tecniche mirano piuttosto a fornire le basi per riconoscere i punti di attenzione per la sicurezza e nell’indicare la strada per avere linee sempre più sicure per gli operatori. Già questo è un valido obiettivo che bisogna sempre continuare a perseguire”.

Domanda: Perché è importante per i produttori italiani partecipare al tavolo di discussione su queste norme?
“I produttori italiani di dimensioni minori non sono particolarmente coinvolti nell’attività normativa. È un problema tutto italiano che capita purtroppo di vedere esteso anche alle aziende più grandi. I lavori di normazione possono rappresentare un’occasione di confronto tecnico tra aziende, ma con difficoltà si riesce a raccogliere la loro collaborazione. Fortunatamente - come ho già detto - abbiamo sempre potuto contare su aziende di grande prestigio che - fin dai primi anni 2000 - hanno sempre messo a disposizione le loro energie nel gruppo di lavoro. Le aziende dovrebbero partecipare per accrescere il loro grado di internazionalizzazione, potendo acquisire aspetti d’attenzione che sono tipici di altre nazioni e culture. Lo scambio culturale arricchisce i partecipanti e permette alle norme di essere più complete”.

Domanda: Lei è stato per molti anni il convenor di questo gruppo europeo... che cosa le ha lasciato questa esperienza?
“In questi 20 anni di lavoro ho avuto l’opportunità di operare in contesti importanti e di crescere sotto il profilo professionale ma soprattutto di conoscere molte persone con le quali ho condiviso esperienze che hanno lasciato un segno tangibile sotto il profilo umano”.

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