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La sottocommissione UNI "Latte e derivati", che opera in seno alla Commissione "Agroalimentare", svolge una intensa attività normativa.
Ovviamente ciò non stupisce, anche perché il settore lattiero-caseario è necessariamente soggetto a una legislazione e a controlli piuttosto stringenti.

intervista orlandiniLa riunione che si è svolta in UNI la scorsa settimana ha confermato l'esigenza che questo settore ha di vedere nella normazione tecnica un valido strumento a cui appoggiarsi per la valorizzazione dei propri prodotti.
Abbiamo incontrato Silvia Orlandini, membro della SC "Latte e derivati" e consulente del Consorzio Parmigiano Reggiano.
"La normazione tecnica può essere uno strumento molto utile per valorizzare i prodotti italiani. In un mondo globalizzato, dare valore aggiunto alle nostre tradizioni e a ciò che caratterizza al meglio i nostri prodotti può essere determinante".

La sottocommissione è ora impegnata in alcune importanti attività.
E' in fase di ultimazione un progetto di norma sulla definizione, la composizione e le caratteristiche dello yogurt.
Un altro lavoro riguarda invece un progetto di norma sul latte fermentato.
Un ulteriore progetto di norma ha invece per oggetto un metodo per la determinazione degli acidi grassi ciclopropanici. Proprio quest'ultimo ha una valenza particolare, perché va a meglio definire alcuni criteri richiesti dal disciplinare del Parmigiano Reggiano.
"Si tratta di un metodo che riesce a quantificare gli acidi ciclopropanici nel latte", spiega Silvia Orlandini. "La determinazione di questi acidi è determinante per sapere se le vacche abbiano assunto insilato di mais (una particolare tecnica di conservazione del foraggio, n.d.r.), cosa che non è prevista dal disciplinare del Parmigiano Reggiano, prodotto DOP. Insomma, la presenza di acidi ciclopropanici dà l'indicazione che il prodotto non è conforme".

La futura norma sarà dunque uno strumento molto utile, sotto diversi punti di vista.
"E' importante perché consentirà al Parmigiano Reggiano di essere più tutelato nel suo prodotto. E qualora dovesse nascere un contenzioso, nelle aule di tribunale si potrebbe esibire un documento ufficiale per fare delle ricerche standardizzate".
Una norma nazionale, dunque. A tutela di uno dei prodotti di eccellenza del nostro comparto agroalimentare.
"Il documento è già a buon punto. Ora ci stiamo dedicando all'organizzazione dello studio di validazione, cioè lo studio inter-laboratorio per determinare le precisioni del metodo. La norma", prosegue Silvia Orlandini, "vedrà indicativamente la luce entro la fine del 2016".

Nell'ambito della sottocommissione c'è tuttavia in fase di avvio dei lavori un altro progetto estremamente significativo per il mondo del made in Italy alimentare.
"Sì, è allo studio anche una norma che definisca le caratteristiche del gelato artigianale".
Ma che cosa si intende per gelato artigianale?
"E' proprio questo uno dei punti cruciali che il documento intende affrontare. Descrizione, terminologia, ingredientistica: il testo che vogliamo elaborare deve affrontare tutti questi aspetti in maniera puntuale".

Anche in questo caso, la norma nasce da esigenze concrete.
"L'obiettivo è evitare che circolino in commercio prodotti che, facendosi forti di una sostanziale ambiguità terminologica, possano ingenerare confusione tra i consumatori. L'industria del gelato è molto importante per il nostro Paese. Si spera che attraverso la normazione tali ambiguità vengano dissipate e che le esportazioni dell'agroalimentare italiano vengano incentivate".
Ne seguiremo gli sviluppi.

L'intervista a Silvia Orlandini è pubblicata sul Canale UNI di YouTube.

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