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Esistono professioni che hanno un destino curioso: regolarmente citate e previste da certa disciplina legislativa, sono prive tuttavia di un riferimento certo (documento tecnico o regolamento) che ne stabilisca i requisiti minimi in termini di conoscenze, abilità e competenze.
E’ il caso dei mediatori familiari, che sono quelle figure professionali che possono intervenire nei casi di cessazione di un rapporto di coppia, per la gestione dei conflitti parentali e la riorganizzazione delle relazioni familiari.

intervista andreoliOra però qualcosa sta per cambiare. La norma sui requisiti professionali dei mediatori familiari infatti è ormai in dirittura d’arrivo. Un iter di lavorazione e di stesura che si è rivelato molto rapido, grazie alla positiva comunanza di intenti che ha animato tutti gli stakeholder coinvolti.
Lilia Andreoli, coordinatrice del gruppo di lavoro che, in seno alla Commissione tecnica UNI "Attività professionali non regolamentate", si è occupato di questa specifica materia spiega l’importanza del percorso svolto.

Uno dei punti fondamentali risiede nella definizione, condivisa dagli stakeholder, di ‘mediatore familiare’ e ‘mediazione familiare’ nel quadro della EQF (European Qualifications Framework, il Quadro Europeo delle Qualifiche che rappresenta uno degli schemi di riferimento per le norme tecniche sulle professioni non regolamentate, n.d.r.)”.
In termini tecnici, il mediatore familiare “opera nel contesto del ciclo vitale della coppia” e svolge la sua opera “prima, dopo e durante l’evento separativo”.
Il suo compito? “Aiutare i ‘mediandi’ (così vengono definiti nel progetto di norma, cioè i clienti o utenti della mediazione familiare, n.d.r.) nella gestione dei conflitti parentali e nella riorganizzazione delle relazioni familiari. Va dunque sottolineato”, aggiunge Lilia Andreoli, “che i mediandi sono gli attori principali di questo percorso. Ovviamente i mediatori familiari devono porre particolare attenzione alle situazioni che vedono la presenza di figli. Questo perché è fondamentale accompagnare i mediandi a recuperare e riconoscere le proprie competenze genitoriali, riconoscendone l'importanza e la responsabilità verso i figli oltre che verso se stessi”.

La norma tecnica si pone un obiettivo ambizioso.
Essa è utilissima per colmare un vuoto legislativo tuttora evidente”, aggiunge Lilia Andreoli. “Il mediatore familiare non ha una legge che definisca cos'è la mediazione familiare né chi è il mediatore familiare. E tuttavia ci sono leggi dello stato e leggi regionali che richiamano l'istituto della mediazione familiare, senza appunto aver definito il profilo del professionista che se ne occupa”. Una ambiguità che andava senz’altro superata. Attraverso la normazione tecnica.

L’esistenza di una norma che definisca i requisiti relativi all’attività professionale del mediatore familiare porterà quindi dei benefici.
Sicuramente porterà ad un allineamento degli standard professionali. E questo andrà a tutela sia dei consumatori che dei professionisti stessi Ma ci auguriamo”, conclude Lilia Andreoli, “che la norma tecnica sia di stimolo anche per l'emanazione di una apposita norma di legge”.

L'intervista a Lilia Andreoli è disponibile sul Canale UNI di YouTube.

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