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Per quanto la crisi economica di questi anni abbia lasciato un segno tangibile nel tessuto industriale del nostro Paese, ridisegnandone talvolta scenari ed equilibri, vi sono tuttavia molti settori in cui il cosiddetto “made in Italy” conserva intatta la sua capacità produttiva.
E’ senza dubbio il caso del settore “Grandi yacht”, che riguarda le imbarcazioni sopra i 24 metri. L'Italia vanta una fortissima tradizione, riconosciuta a livello internazionale. E non è certo un caso se, quando nel 2006 è stato deciso di costituire il sottocomitato 12 dell’ISO/TC 8 (“Ships and marine technology”), dedicato proprio ai “large yachts”, l'Italia ne abbia assunto la segreteria.

intervista morettiA fine aprile, presso UNI, si è tenuta una riunione plenaria del sottocomitato 12. Un'occasione importante in cui gli esperti dell'industria sia cantieristica che componentistica hanno potuto confrontarsi sui lavori tecnici in corso e sulle strategie future.
E' stato un interessante momento di confronto”, ha dichiarato Paolo Moretti (RINA Services), presidente dell’ISO/TC 8/SC 12. “Una sorta di brainstorming su quelle che possono essere le attività attraverso cui evolvere il nostro sottocomitato”.
L'SC 12 ha sviluppato, negli ultimi quattro anni, sette norme tecniche su diversi aspetti che riguardano la sicurezza delle unità: attrezzature di coperta, ancoraggi, protezione antincendio, vetrate… Ma molte questioni restano ancora da affrontare perché le norme possono concretamente aiutare l’industria del settore non solo ad affrontare efficacemente alcune problematiche di sicurezza ma anche alcune questioni contrattualistiche tra committenti e armatori.
Lo scopo dell'SC 12”, chiarisce Moretti, “è quello di colmare dei gap normativi che indubbiamente esistono riguardo ai grandi yacht rispetto alle normative cogenti per navi commerciali, e di razionalizzare il quadro normativo in questo settore”.

super yachtDefinire un quadro normativo coerente per le strutture e i componenti dei grandi yacht, dunque: questo l’obiettivo che gli esperti provenienti dai 12 paesi partecipanti (tra i quali Italia, Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti, Cina) e dai 13 paesi osservatori si pongono nello svolgere la loro attività di normazione tecnica.
Tutti i requisiti hanno a che fare con la scurezza dell'imbarcazione”, spiega Paolo Cavalieri (UCINA), presidente della Commissione tecnica UNI “Navale”. Tuttavia “nel gruppo di lavoro ISO, oltre ai requisiti di sicurezza – per esempio riguardo alle superfici vetrate - si sono sviluppati standard relativi a certi aspetti di valutazione del prodotto, come la verniciatura, la finitura esterna della barca o dello scafo. Questo”, conclude Cavalieri, “è un fatto di particolare rilevanza perché fissa un criterio oggettivo sulle basi del quale effettuare valutazioni certe”.

Come detto, il ruolo dell’Italia è di assoluto rilievo.
Per quanto concerne le costruzioni navali, il settore dei grandi yacht è l’unico che è rimasto saldamente nelle mani del nostro Paese, che vi esercita un ruolo di leadership a livello internazionale”, sottolinea Moretti. “Si pensi che circa il 38% delle unità sopra i 24 metri vengono prodotte in Italia”.
E l’ISO/TC 8/SC 12 è il luogo in cui gli interessi e le esperienze di una vastissima platea di stakeholder trovano la loro naturale conciliazione.
La rappresentatività del sottocomitato è data da un lato dalla partecipazione dei principali Paesi produttori, come Olanda, Germania, Italia e Stati Uniti”, puntualizza Cavalieri, “dall’altro dalla fattiva presenza dei rappresentati dell'industria e delle associazioni internazionali che riuniscono l'industria nautica e in particolare il settore dei Large yachts/Super yachts, quali ICOMIA (International Council of Marine Industry Associations) e SYBAss (Superyacht Builders Association)”.

L’ISO/TC 8/SC 12 si compone di due Working Group: il WG 2 “Safety and security” e il WG 5 “Quality”. Quest’ultimo sta principalmente lavorando al tema dei rivestimenti (“coatings”) che è uno degli aspetti che presenta le maggiori criticità per l’industria dei grandi yacht, in quanto su questi aspetti nascono spesso reclami da parte della committenza. Da qui la necessità di sviluppare norme tecniche che possano fungere da stabile punto di riferimento, anche contrattuale.

L’intervista a Paolo Moretti è pubblicata sul Canale UNI di YouTube (English video available here).

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