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intervista pernigotti mar2015Come è noto i lavori di revisione della ISO 14001 sui sistemi di gestione ambientale seguono in parallelo quelli della ISO 9001.
E' uno sforzo unitario che dà già di per sé il senso di un approccio comune ai sistemi di gestione, nato per facilitare la loro adozione da parte delle organizzazioni.
Ma precisamente a che punto sono i lavori in corso sulla nuova ISO 14001, alla luce della riunione internazionale che si è tenuta a Tokyo lo scorso febbraio?
Ne abbiamo parlato con Daniele Pernigotti, delegato italiano presso l'ISO/TC 207 "Environmental management" e coordinatore del GL "Gas ad effetto serra" della Commissione UNI "Ambiente".

"La riunione di Tokyo doveva essere teoricamente l'ultima prima della pubblicazione dell'FDIS. Purtroppo però non è stato possibile esaurire in toto gli oltre 1.400 commenti pervenuti".
Il lavoro di elaborazione del testo è molto meticoloso e molti sono gli aspetti che richiedono adeguate riflessioni.
Quali passi avanti sono stati dunque compiuti rispetto alla prima bozza di testo?
"Sono state affrontate importanti questioni", chiarisce Pernigotti. "Uno dei punti centrali è sicuramente l'ormai più volte ricordata questione del rischio (il 'risk based thinking', n.d.r.). Nello specifico si è deciso di allineare la terminologia con quella della ISO 9001. Prima infatti esisteva una terminologia un po' ad hoc per i sistemi di gestione ambientale. Questa unificazione terminologica è fatta nell'ottica di facilitare la comprensione e l'adozione del testo da parte delle aziende”.
Sia ISO 9001 che ISO 14001 hanno ora una derivazione comune.
E’ la struttura di alto livello, la cosiddetta high level structure. Essa diventa vincolante, cogente per tutti i sistemi di gestione, quindi da oggi in poi tutti i sistemi di gestione dovranno seguire questa struttura comune”, sottolinea Pernigotti.

ambiente worldAltri due aspetti generali risultano significativi nel comprendere le novità della futura nuova ISO 14001: “Interessante è l’aspetto della analisi del contesto, che obbliga le aziende a considerare appunto il proprio contesto di riferimento prima di introdurre un sistema di gestione ambientale. Ma ugualmente importante è l’integrazione dei sistemi di gestione nella parte strategica delle politiche aziendali. Questa introduzione reale degli SG nelle strategie aziendali comporta una precisa responsabilità degli organi direttivi. Si dovrebbe così superare il rischio di relegare i sistemi di gestione a un ruolo marginale rispetto alle politiche dell'organizzazione”.

I lavori, come sopra accennato, proseguiranno nei prossimi mesi, ma possono dirsi avviati al rettilineo finale.
Dal 20 al 24 aprile ci sarà un ulteriore incontro a Parigi che è destinato a discutere i commenti rimanenti. Nell'arco di un paio di mesi”, sottolinea Pernigotti, “si dovrebbe quindi giungere alla versione FDIS e ci si augura di avere il documento finito e pronto per la pubblicazione nel mese di ottobre”.

La revisione della più celebre norma sui sistemi di gestione ambientale è certo un’attività preminente, che suscita molte comprensibili aspettative da parte di una vasta platea di stakeholder. Nel 2013 (ultimi dati ufficiali disponibili) le certificazioni di conformità alla ISO 14001 nel mondo erano oltre 300 mila, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Sempre nel 2013 il nostro Paese si è confermato al secondo posto per numero di certificazioni ISO 14001 (oltre 24.600 le certificazioni di conformità registrate), dietro solo alla Cina (fonte: ISO Survey 2013).
Ma questi importanti lavori di revisione non esauriscono ovviamente il quadro delle attività in corso.
Proprio in seno al Gruppo di Lavoro “Gas ad effetto serra” della Commissione “Ambiente” si stanno preparando significativi lavori di aggiornamento della norma UNI EN ISO 14064: “La norma è divisa in tre parti”, chiarisce Pernigotti. “Molti sono gli aspetti ora in discussione: la parte volontaria delle emissioni che possono essere rendicontate dall'azienda; i progetti di riduzione delle emissioni, che comprende anche l'interessante sistema dei crediti; la verifica degli inventari Ghg (greenhouse gas, n.d.r.) e la verifica della carbon footprint di prodotto. Quest’ultimo è un elemento di novità che l'Italia sta gestendo in prima persona”.

Proprio sul tema della carbon footprint, è da registrare una importante novità: “è stato creato un gruppo ad hoc sulla carbon footprint che ha stilato un percorso di sviluppo futuro della norma. Da qui a un paio di mesi potrebbe pertanto partire un nuovo gruppo di lavoro con l’obiettivo di arrivare alla pubblicazione di una norma vera e propria a partire dalla specifica tecnica UNI CEN ISO/TS 14067”.

L'intervista a Daniele Pernigotti è disponibile sul canale UNI di YouTube.

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