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Water footprint, o impronta idrica. Se ne sente parlare sempre più spesso, ma di che cosa si tratta di preciso?
E’ la “traccia” che consente di misurare l'impatto dei processi di produzione sulle risorse idriche - rinnovabili sì ma sempre più limitate soprattutto in alcune zone del mondo - di definire eventuali danni e di programmare possibili soluzioni per evitare ricadute negative sull'ambiente e sulla qualità della vita (vd. Acqua e sostenibilità: pubblicata la nuova norma ISO 14046 - Video Adnkronos).

world water week 2014La water footprint adesso è oggetto di una norma internazionale, la ISO 14046 “Environmental management - water footprint - Principles, requirements and guidelines”, che ha visto la luce proprio nei giorni che hanno preceduto l’avvio della World Water Week, la settimana mondiale dedicata all'acqua in programma a Stoccolma fino al 5 settembre, organizzata dallo Stockholm International Water Institute.

Acqua ed energia è il tema conduttore dell'edizione 2014 della Settimana che riunisce oltre 2.000 tra esperti, operatori, manager e imprenditori di tutto il mondo per scambiare idee, confrontarsi sulle nuove tecnologie, trovare insieme nuove soluzioni.
Di “water footprint” si parla già da tempo, ma al problema ogni Paese ha dato una sua risposta.
Per gestire un problema ambientale, che è la disponibilità di risorse idriche, c’è bisogno di uno standard”, spiega all'Adnkronos Alessandro Manzardo del Cesqa (Dipartimento Ingegneria Industriale dell'Università di Padova) e coordinatore del gruppo di lavoro UNI sulla gestione ambientale di prodotto (della Commissione tecnica "Ambiente"), che ha contribuito alla stesura della norma internazionale.
L’acqua - continua - è una risorsa indispensabile ma, sebbene rinnovabile, è disponibile in quantità limitata quindi va gestita in modo accorto. Una necessità comune a cui, però, si sono date risposte diverse con un proliferare di strumenti di ‘water footprint’, generando una certa confusione”.
Un esempio? “Abbiamo condotto uno studio su un prodotto, una marmellata ‘bio’ di fragole: applicando uno standard, l’impronta idrica del vasetto di marmellata è risultata pari a 240 litri di acqua equivalenti, applicandone un altro è invece risultata pari a 88 litri - racconta Manzardo - Da qui la necessità di uno standard internazionale con l’obiettivo di fare chiarezza e dare garanzie ai consumatori e alle aziende”.

acqua torrenteDue i principi fondamentali della norma ora pubblicata: l’analisi dell’impatto sull’intero ciclo di vita del prodotto “dalla culla alla tomba”, cioè dall’estrazione delle materie prime al consumo finale, e la completezza della valutazione. L'intero processo viene infatti analizzato in tutte le sue sfaccettature.
La water footprint analizza non solo i prelievi di risorse idriche, ma anche l’inquinamento delle acque generato dalle attività umane, oltre a prendere in considerazione diverse categorie di impatto, dalla degradazione all’eutrofizzazione, dalla tossicità all’acidificazione delle acque.

Conoscere l’impronta idrica di un processo aziendale è un vantaggio non solo per i consumatori ma anche per le aziende. Vantaggio che si traduce in efficienza dei processi produttivi, in risparmio di risorse idriche e in possibilità di conquistare nuove fette di mercato, attirando i clienti e i consumatori più sensibili alle produzioni sostenibili.

In alcuni Paesi come la Francia - conclude Manzardo - sono già stati varati dei provvedimenti legislativi che
prevedono che tutti i prodotti in vendita debbano riportare in etichetta sia il carbon footprint, ossia quanta Co2 viene emessa per produrre quel bene o fornire quel servizio, che il water footprint. Lo scopo della norma ISO appena pubblicata è proprio quello di definire un quadro che renda più consapevoli i consumatori, i produttori e i rivenditori in fase di scelta e di acquisto dei prodotti”.

L’ISO ha messo in piedi un percorso di normazione con la partecipazione di diversi Paesi, dall’Australia alla Finlandia al Giappone, passando per India, Corea, Brasile e Botswana: un percorso avviato nel 2009 e il cui risultato (lo standard è stato pubblicato il 1 agosto scorso) è una procedura standard che oltre ad assicurare chiarezza e completezza, favorisce il commercio di beni effettivamenterispettosi delle risorse idriche a livello mondiale.

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