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Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

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umidita relativaLa conservazione di ogni bene culturale tangibile dipende in larga parte dalle interazioni che avvengono tra l’oggetto in questione e l’ambiente che lo contiene; la gran parte delle interazioni fisiche, chimiche e biologiche dipendono dal microclima.

Anche se esistono regole generali, ogni materiale e ogni oggetto hanno esigenze proprie.
Il controllo del microclima richiede strumenti affidabili: una misurazione non corretta può lasciare l’oggetto esposto a condizioni inappropriate o, peggio, può far scattare misure di controllo ambientale (umidificazione, deumidificazione, condizionamento) intempestive o non dovute e quindi pericolose.

La norma europea UNI EN 16242:2012 “Conservazione dei beni culturali - Procedure e strumenti per misurare l’umidità dell’aria e gli scambi di vapore tra l’aria e i beni culturali” - che sostituisce la UNI 11131:2005 - specifica le caratteristiche della strumentazione da usare, fissando livelli di accuratezza, range, incertezza, ripetibilità, risoluzione, stabilità, controlli periodici, manutenzione, calibrazione e, infine, l’uso consigliato.

Le strumentazioni vengono distinte in tre categorie.
Nella prima si trova il misuratore del punto di rugiada con sensore a specchio raffreddato, utile per la taratura di altri sensori igrometrici in laboratorio. Si tratta di uno strumento che determina su base ottica quando inizia l’offuscamento di una superficie speculare che viene raffreddata.
Nella seconda categoria figura lo psicrometro elettronico, costituito da due termometri identici di cui uno con sensore bagnato e ventilato, in modo da indurre un dato tasso evaporativo. Dal valore della temperatura dell’aria e dalla differenza termica tra il sensore asciutto e quello bagnato è possibile calcolare tutte le grandezze igrometriche.
Nella terza categoria sono classificati i sensori di tipo capacitivo o resistivo, che più si prestano all’uso frequente e/o continuativo negli ambienti conservativi o all’esterno, purché periodicamente controllati.

La norma sconsiglia invece l’uso dei sensori a capello (i classici termoigrografi): il sensore è poco affidabile e, soprattutto, è bisognoso di periodica manutenzione e calibrazione (ogni 3 mesi), pratiche che il personale dei musei non è in genere preparato a soddisfare.

La norma si conclude con delle appendici utili a capire, valutare ed evitare errori comuni e a calcolare le varie grandezze termo-igrometriche a partire dai tre summenzionati tipi di sensori.

Sul numero di settembre della rivista U&C verrà pubblicato un articolo dettagliato sulle strumentazioni riportate nella UNI EN 16242 a firma Dario Camuffo, Coordinatore SC UNI Beni Culturali GL Ambiente e Convenor WG7 “Specifying and measuring indoor/outdoor climate” del CEN/TC 346 “Cultural heritage”.

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