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Il gelato.
gelatoNon c'è forse prodotto alimentare per il quale il nostro Paese vanti una analoga tradizione di eccellenza.
Conosciuto, apprezzato - e a volte imitato - in tutto il mondo, il gelato italiano è un autentico fiore all’occhiello dell'economia nazionale.
L'industria italiana del settore rappresenta infatti da sola circa il 50% della quota di mercato, e si afferma come leader assoluta a livello mondiale. Una leadership confermata dall'elevato numero di brevetti nazionali e internazionali depositati.
Certo, la globalizzazione dei mercati anche in questo campo ha creato opportunità ma anche nuove problematiche da affrontare perché quando cresce la concorrenza, più urgente diventa la necessità di fissare delle regole, a tutela tanto dei produttori quanto dei consumatori.

Il WG 6 ("Artisan ice cream machinery") del CEN/TC 153 "Machinery intended for use with foodstuffs and feed" è nato nel gennaio 2013 proprio per rispondere ad una evoluzione del mercato che, nel suo allargarsi su scala mondiale, impone all'industria europea la definizione di più precisi standard a garanzia della qualità e della sicurezza dei macchinari prodotti.
Il WG 6 che si è riunito a metà luglio presso la sede dell'UNI è un gruppo di lavoro a guida italiana che ha già quasi completato l'elaborazione di quattro norme in materia di igiene e sicurezza.
"Si tratta di quattro norme per coprire altrettante tipologie di macchine esistenti" - chiarisce Roberto Lazzarini, convenor del WG e Direttore Ricerca e Sviluppo di Carpigiani Group - "Si tratta di mantecatori, pastorizzatori, montapanna e macchine per gelato espresso".

gelato mantecatoreLe norme sono a buon punto e la loro pubblicazione, prevista nel corso del 2016, andrà a coprire un vuoto normativo che, in Europa, rischiava di essere un freno per le imprese.
"In nordamerica e in altre aree geografiche esiste già un quadro normativo più o meno consolidato. Sono norme specifiche per il settore, basate come da tradizione sulla certificazione di terza parte. In Europa l’approccio è storicamente differente – si fa riferimento all’autocertificazione, ossia la dichiarazione di conformità alle norme tecniche (n.d.r.) - e ora si è finalmente avvertita l'esigenza di avere strumenti normativi più adeguati, a tutela dell'importante industria del settore".

Di fatto le norme che si stanno sviluppando daranno ai produttori l’assicurazione della conformità alle direttive comunitarie – e in particolare alla Direttiva macchine, che è il riferimento prevalente – consentendo una certificazione certa del macchinario (e dunque la marcatura CE).
E’ una forma di assicurazione”, chiarisce Lazzarini, “cioè essere sicuri di marcare CE in maniera corretta. Essere certi di produrre e utilizzare macchine sicure potendo dimostrare che sono tali. In fondo è anche una importante forma di tutela in un’ottica di responsabilità civile di prodotto”.

I lavori del CEN/TC 153/WG 6 dovrebbero dunque portare a sicuri benefici per l’industria comunitaria, sia a livello di competitività sui mercati internazionali sia a livello legislativo.
Quello del gelato è senz’altro un settore di nicchia, che presenta tuttavia un indotto molto importante. I marchi dei produttori di macchine in Italia sono 15 con un fatturato totale pari a circa 300 milioni di euro (di cui circa il 70% rappresentato da export). Se a ciò si somma l’industria degli ingredienti e dei semilavorati che conta circa 80 aziende per un fatturato di oltre 250 milioni di euro e si aggiunge che in Italia ci sono più di 10mila gelaterie, si ha un quadro più chiaro della dimensione produttiva del settore. Anche per questo si è avvertita la necessità di normative specifiche. Un’assenza di regole, infatti, apre a produzioni di qualsiasi provenienza, spesso prive di adeguati requisiti. L’attività del WG 6 permetterà invece di valorizzare adeguatamente le nostre produzioni nostrane”, conclude Lazzarini.

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