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ethanol fireplaceNegli ultimi anni ha fatto la sua comparsa sul mercato, ritagliandosene una fetta in lento ma costante aumento, una nuova tipologia di apparecchi per il riscaldamento domestico: quelli alimentati ad etanolo (o bioetanolo, o alcool che sia).
Questi dispositivi hanno spesso potenze limitate (massimo 4.5 kW) e sono considerati elementi decorativi (mentre quelli con potenze maggiori sono generalmente visti come apparecchi di riscaldamento), tuttavia, per quanto contengano quantità limitate di combustibile (fino a 3 litri, generalmente), devono essere considerati generatori di calore a tutti gli effetti e quindi, nel caso fossero progettati e costruiti senza particolari accorgimenti, potrebbero causare incidenti: si tratta infatti di apparecchi contenenti liquidi infiammabili e con fiamme libere e che, pertanto, devono essere sempre maneggiati con cautela.

Proprio al fine di ridurre i pericoli intrinseci di questi generatori è stata voluta dai costruttori una norma che ne definisse i requisiti minimi e le linee guida generali per la loro progettazione.
Nel 2013 è stata pubblicata la norma UNI 11518 “Apparecchi a etanolo - Requisiti e metodi di prova”, elaborata dalla CT 609/GL 03 “Apparecchi a etanolo” del CTI. Il documento contiene requisiti sia tecnici e costruttivi, come ad esempio i materiali da utilizzare, la documentazione che deve essere fornita con l’apparecchio e, nel caso di apparecchi fissi, anche gli elementi necessari al loro fissaggio, sia di prova, come ad esempio i test necessari a verificarne l’affidabilità, la rispondenza alle specifiche di progettazione e la sicurezza.
La norma definisce inoltre le metodologie da adottare per le prove di combustione, per le verifiche di riaccensione (problema particolarmente sentito e una delle maggiori cause di incidenti, anche se molto spesso tali problemi sono dati dalla scarsa attenzione degli utilizzatori nella fase di ricarica più che da veri difetti di progettazione degli apparecchi) e per le analisi dei prodotti della combustione.
Queste prescrizioni sono state ritenute fondamentali in quanto, dato che gli apparecchi a etanolo cosiddetti “decorativi” non hanno bisogno di installazione né di canna fumaria, è molto importante assicurarsi della loro non nocività.

A corredo di questi requisiti nella norma sono stati inseriti anche i metodi per le prove che devono essere superate al fine di garantire un margine minimo di sicurezza nella loro fruizione (come ad esempio prove d’urto). La norma, inoltre, fornisce una serie di accorgimenti tecnici utili alla progettazione e costruzione di apparecchi più sicuri, sia che siano mobili (perché di dimensioni e peso ridotte o perché muniti di rotelle), che fissi (come ad esempio vincolati ad un muro).

L’importanza che questa tecnologia sta assumendo può essere dedotta inoltre dal fatto che, anche a livello CEN, si è voluta sviluppare una norma (prEN 16647 “Fireplaces for liquid fuels - Decorative appliances producing a flame using alcohol based or gelatinous fuel - Use in private households”) in seno al CEN/TC 46/WG 2 “Fireplaces for Ethanol/Gel”, la cui segreteria è gestita dal CTI dal 2012; il progetto di norma europeo, al momento in fase di post inchiesta pubblica (e che quindi potrà verosimilmente terminare la fase di Formal Vote verso settembre 2014), è strutturato similmente alla norma italiana, a cui andrà a sovrapporsi per alcuni requisiti. Le due norme, per quanto trattino gli stessi apparecchi, presentano tuttavia alcune differenze: guardando anche solo gli indici, si nota come quella nazionale presenti un capitolo sulle emissioni, cosa che invece non è ancora ben definita in quella CEN.
D’altra parte, la norma europea tratta anche la problematica dei dispositivi di sicurezza elettronici e presenta tutta una parte riguardante le procedure di fabbricazione, cosa che invece non è stata fatta in quella italiana.

Infine, entrambe le norme (seppur con alcune differenze) presentano le procedure per i test di urto, stabilità e di consumo del combustibile, e quelli per la prevenzione della riaccensione a caldo degli apparecchi.
Una certa attenzione è stata posta soprattutto nella definizione delle temperature massime accettabili nelle diverse parti degli apparecchi, anche nell’ottica di una maggior sicurezza dei bambini; tali limiti sono stati mutuati dai limiti al momento presenti per gli apparecchi di riscaldamento a biomassa solida, quindi valori già fortemente testati e valevoli.

La parziale sovrapposizione dei due documenti comporterà la necessaria revisione del documento nazionale (secondo le regole della normazione europea) una volta pubblicata la EN 16647.

A questo si aggiunge che la Commissione Europea sta procedendo alla stesura di una Decisione CE sul tema: il CEN/TC 46/WG 2 ha partecipato attivamente alle varie fasi di stesura delle bozze del documento, anche se sovente non vi è stata uniformità di vedute con i rappresentati della UE.
Nel caso la Decisione CE venga pubblicata nella sua ultima versione, il CEN dovrà rivedere il proprio documento per accordarlo alle indicazioni richieste.

Il tema è comunque nuovo – da qui le varie incertezze nell’elaborazione di un testo condiviso tra Commissione Europea e CEN – e quindi la stessa CE ha finanziato delle analisi sulle emissioni prodotte da questi apparecchi, in quanto, al momento, non vi sono dati e studi significativi in materia. I risultati dovrebbero essere disponibili verso l’inizio del 2015 e, solo allora, la DG SANCO potrà prendere una decisione più consapevole su quali vincoli imporre.

Dario Molinari
CTI – Comitato Termotecnico Italiano
Articolo pubblicato sulla rivista mensile del CTI “Energia e Dintorni. Il CTI informa”, del mese di maggio 2014.

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