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Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

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Trattamento dei dati personali – Consenso ex artt. 23,24,25 DLgs. 196/2003

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La UNI ISO 26000 viene utilizzata sempre di più dalle imprese italiane e multinazionali per integrare la Responsabilità Sociale (CSR) nelle strategie e nelle operazioni; la sua implementazione è affidata al Responsabile CSR, anche se spesso ad occuparsene è direttamente la Direzione Generale; il processo di applicazione della norma coinvolge l'intera organizzazione, ma include in modo ancora poco efficace gli stakeholder esterni (clienti, fornitori, comunità locale).
Condizioni di lavoro e Ambiente sono i due ambiti di impegno prioritario.

Questi, in sintesi, gli elementi emersi dallo studio sull’implementazione in Italia della norma, che UNI e Fondazione Sodalitas hanno realizzato insieme e presentato nel corso dell'evento “Misurare per migliorare. UNI ISO 26000: approcci ed esperienze a confronto” che si è svolto a Milano giovedì 30 gennaio.
I risultati della ricerca sono stati approfonditi dal discussion panel condotto da Bureau Veritas, Certiquality e DNV GL Business Assurance, che ha potuto contare sulle testimonianze di cinque aziende impegnate a integrare la responsabilità sociale al proprio interno seguendo proprio le linee guida UNI ISO 26000: Diadora, Gruppo Sostenya, Intesa Sanpaolo, Radici Group e Technip.

Il campione di studio
Le realtà che hanno preso parte alla rilevazione – 87% imprese, 5% pubbliche amministrazioni, 4% Società di Ricerca e Consulenza, 4% altro - danno complessivamente lavoro a oltre 100.000 persone e operano prevalentemente nei settori manifatturiero (48%), bancario (18%), agroalimentare e dei servizi (entrambe al 13%), coprendo non solo il mercato nazionale ma, nel 48% dei casi, anche contesti europei ed extraeuropei.
Le imprese, che costituiscono la quasi totalità del campione, sono soprattutto grandi (44%); le aziende di medie dimensioni sono il 39%; il restante 17% del totale è rappresentato dalle piccole imprese.

La Responsabilità Sociale  attraverso la UNI ISO 26000: perimetro e responsabilità
Secondo quanto emerso dalla ricerca di UNI e Fondazione Sodalitas, chi ha scelto di seguire i principi della UNI ISO 26000 lo ha fatto sia perchè considera questa norma un documento di rilevanza internazionale (48%) - “un valore che dà particolare forza alla funzione CSR nei rapporti con le aree/funzioni meno disponibili ad assecondare le richieste e supportare i progetti di responsabilità sociale” secondo Claudia Brini di Intesa Sanpaolo - sia perché la ritiene uno strumento completo in termini di contenuti e di approccio integrato (39%) e modulabile nella sua implementazione (26%). Un aspetto, quest'ultimo, particolarmente importante per chi si avvicina al tema della Responsabilità Sociale per la prima volta.

La funzione responsabile dell'implementazione della UNI ISO 26000 nell'organizzazione è molto spesso il Responsabile CSR (48%), anche se non di rado questo processo viene seguito direttamente dalla Direzione Generale (30%). Meno frequente l'assegnazione del compito ai Responsabili Qualità/Sicurezza/Ambiente (22%) o ai Responsabili Risorse Umane (17%).

Tra i sette ambiti di Responsabilità Sociale declinati dalla UNI ISO 26000 - governance, diritti umani, rapporti e condizioni di lavoro, ambiente, corrette prassi gestionali, rapporto con i consumatori, coinvolgimento e sviluppo della comunità – le aree di impegno prioritario riguardano i rapporti e le condizioni di lavoro (4,35 in una scala da 1 a 5) e l'ambiente (4,3). Seguono poco distanti la governance e le corrette prassi gestionali (4,2).

Materialità, Stakeholder engagement, Accountability: le sfide per le aziende che adottano la UNI ISO 26000
L'applicazione delle linee guida contenute nella norma riguarda e raggiunge, quasi sempre, l'intera organizzazione (78%). Ma è ancora basso il livello di coinvolgimento degli stakeholder esterni: solo il 17% delle organizzazioni include infatti gli stakeholder esterni (clienti, fornitori, la comunità locale e sociale…) nel processo di applicazione della UNI ISO 26000. Se per il 61% del campione l’applicazione della UNI ISO 26000 è utile a condurre un’accurata gap analysis in materia di Responsabilità Sociale, il 50% delle aziende intervistate segnala che la maggiore difficoltà è passare ad un’analisi di materialità che permetta di definire Piani d’azione e obiettivi di miglioramento. Un’ultima area di miglioramento riguarda l’Accountability: il 41% delle organizzazioni che applicano la UNI ISO 26000 non comunica le performance di Responsabilità Sociale agli stakeholder esterni. “Alcuni stakeholder ONG chiedono alle imprese comportamenti socialmente responsabili estremi per i quali non sempre esiste una soluzione industrializzabile o comunque sostenibile, ciò nonostante tali richieste vanno tenute in conto poiché tracciano la strada per il miglioramento futuro dei prodotti” afferma Michele Risatti di Diadora.

Secondo Alessandro Beda di Fondazione Sodalitas “applicare i principi della CSR non significa gestire le organizzazioni in modo filantropico, bensì cercare ulteriori elementi di competitività per le imprese riconducibili al concetto di sostenibilità (sociale, ambientale, economica). Solo 4.000 organizzazioni italiane hanno fatto una qualche esperienza nel campo: decisamente troppo poche anche solo rispetto a chi opera in regime di qualità o di gestione dell’ambiente.” “Nelle scorse settimane è stato avviato ufficialmente il processo di revisione della UNI ISO 26000 (nel rispetto delle regole ISO che prevedono l’aggiornamento delle norme ogni 5 anni) con una prima raccolta a livello mondiale di pareri sui macro-indirizzi che la sua evoluzione dovrà seguire, tra questi - ad esempio - se diventare un documento certificabile…” conclude Ornella Cilona di CGIL (Presidente della Commissione Tecnica UNI sulla CSR).

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