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Trattamento dei dati personali – informativa ex art.13 DLgs. 196/2003

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translation bigIn dirittura d’arrivo due norme internazionali che costituiranno le pietre miliari dei servizi di traduzione: la ISO 17100 sui servizi di traduzione in generale e la ISO 18587 che riguarda specificamente il processo chiamato di post-editing, ovvero i processi e i requisiti di qualità applicabili all’intervento umano dopo che è stato impiegato un programma automatico di traduzione.

Già da parecchi anni sono in uso strumenti di traduzione assistita che permettono a società di traduzione e traduttori professionisti di creare memorie di traduzione specifiche per ogni cliente o per ogni settore di attività. Queste translation memories hanno sostanzialmente due vantaggi: permettono di recuperare testi già tradotti e di mantenere coerenza terminologica e stilistica all’interno di testi lunghi, ripetitivi o ricorrenti a distanza di tempo.

 La ISO 17100 aggiorna la norma UNI EN 15038 per i servizi di traduzione, che già definiva quali controlli il traduttore dovesse fare, quali fossero le sue competenze, quelle dei revisori e quelle dei revisori specializzati; ora si aggiungono le definizioni di altre figure coinvolte, come il linguista e il revisore di bozze. La norma definisce ampiamente quali siano le competenze di ognuno e definisce concetti fondamentali che identificano attività, fasi di lavorazione o elementi che influenzano il processo di traduzione.
Il “cuore” della norma è la definizione di tutti i processi e di tutte le attività che devono essere attuati per erogare un sevizio di traduzione: dalla verifica delle esigenze del cliente, allo studio di fattibilità, passando per la preparazione del processo di traduzione con il coinvolgimento delle figure necessarie. Si rivolge a translation service providers di qualsiasi dimensione o status, ovvero sia a società di traduzione sia a traduttori professionisti.

La ISO 17100 introduce i concetti di machine translation (traduzione automatica), di machine translation output (prodotto della traduzione automatica) e di post-edit, ma non entra nel merito di questo tipo di attività, che viene invece definita nella ISO 18587.
L’introduzione alla norma ISO 18587 spiega che un numero sempre maggiore di fornitori di servizi di traduzione ha iniziato a implementare sistemi di traduzione automatica nel proprio flusso traduttivo, migliorando la produttività e la coerenza della traduzione umana, migliorando i tempi di consegna e diminuendo i costi di traduzione. Non esiste tuttavia alcun software che possa eseguire traduzioni di qualità uguale a quella di una traduzione umana: la qualità finale del prodotto dipende ancora dai traduttori umani e per questo motivo si deve stabilire la loro competenza per il post-editing, ovvero per la revisione del “prodotto” di una traduzione automatica.
Dalla definizione di post-edit e dei concetti relativi alla traduzione automatica, la norma ISO 18587 si addentra nella definizione delle fasi di preparazione del post-editing, della sua attuazione e della verifica di questa attività. Definisce le qualifiche dei post-editors ma, soprattutto, definisce due diversi livelli di risultato finale, ovvero due diversi livelli di “qualità” della traduzione finale.

I robot stanno soppiantando i traduttori o sta nascendo una nuova figura di “traduttore-mutante” che lavorerà sempre più in simbiosi con le macchine?

Un articolo più dettagliato a firma di Elena Cordani di Interlinguae, Membro dell’ISO/TC 37 SC5 e del GL1 “Documentazione tecnica” UNI, sarà pubblicato sul numero di giugno della rivista dell’UNI U&C-Unificazione&Certificazione.

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