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marco menegottoNei mesi scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto 31 luglio 2012 "Approvazione delle Appendici nazionali recanti i parametri tecnici per l'applicazione degli Eurocodici". È solo con questo passaggio – la pubblicazione delle Appendici Nazionali – che gli Eurocodici diventano di fatto "operativi" in edilizia: essi necessitavano infatti di essere completati da parametri da specificare a livello nazionale, che tenessero conto di condizioni particolari, di tipo climatico, geografico, geologico e di livelli di tutela specifici di ciascuna nazione.
Abbiamo chiesto a Marco Menegotto, presidente della Commissione tecnica Ingegneria strutturale, un quadro sulla loro importanza.

Domanda: Con la recente pubblicazione delle Appendici Nazionali giunge a conclusione un iter necessario per rendere concretamente applicabili gli Eurocodici. Qual è la portata di questa pubblicazione per chi opera nel settore delle costruzioni?
Risposta: La Commissione delle Comunità Europee decise nel 1975 di avviare un programma di armonizzazione delle norme relative alle strutture, in base al quale i primi Eurocodici Strutturali (EC), limitati ad alcuni tipi di strutture, furono redatti tra il 1977 e il 1989 direttamente a cura della Commissione, ma non divennero mai operativi.
Nel 1989, esce la direttiva del Consiglio n. 89/106/CEE "Construction Products Directive" (CPD) – ora riversata nel Regolamento n. 305/2011 del Parlamento e del Consiglio "Construction Products Regulation" (CPR) entrato in pieno vigore in questi giorni – la quale stabilisce che i prodotti immessi nel mercato debbono essere adatti all'uso cui sono destinati cioè tali che le opere in cui sono inseriti possano soddisfare i "Requisiti di Base" (RB). Il Comitato europeo di normazione (CEN, ente cui partecipano anche paesi europei non comunitari) riceve dalla Commissione il mandato quadro BC/CEN/11-89, di implementare e finalizzare gli Eurocodici per tutte le strutture, conferendo loro lo status di norme europee (EN). Negli anni 1990, questi vengono pubblicati come norme provvisorie (ENV), quindi, fra il 2003 e il 2005, approvati come norme definitive (EN).
Il fatto stesso, che si sia raggiunto l'obiettivo degli Eurocodici Strutturali, è un notevole successo, riuscito a fondere, in un unico corpus di norme condivise, quelle provenienti da una trentina di Paesi di diversa tradizione culturale, tecnica, economica, giuridica.
construction1I livelli di sicurezza e le caratteristiche delle azioni da considerare (carichi, intensità sismiche, ecc.) restano tuttora di competenza delle singole autorità nazionali, cui è demandata l'implementazione degli EC con i Parametri di Determinazione Nazionale (NDP), lasciati aperti negli EC stessi e che ogni Paese può stabilire per il proprio territorio, pubblicandoli nelle rispettive Appendici Nazionali (NA). In tal modo si possono impiegare gli Eurocodici, che forniscono metodi, principi e regole applicative, in un qualsiasi Stato membro dell'Unione, associandovi i rispettivi NPD locali. Gli Eurocodici pertanto non sono norme "armonizzate" ai sensi del CPR.
L'Italia, come gli altri Paesi dell'Unione, ha predisposto le proprie NA a tutti gli Eurocodici, approvate dal CS LLPP ed emanate tramite il DM II.TT. 31 luglio 2012 (SO alla GU 27/03/2013) "Approvazione delle Appendici Nazionali recanti i parametri tecnici per l'applicazione degli Eurocodici".
D'ora in poi, quindi, gli Eurocodici potranno essere pienamente impiegati in Italia, per quanto non in contrasto con la norma nazionale; contrasto improbabile comunque, data la comunione dei loro principi e il vincolo delle NA. La differenza nell'impiego degli uni o dell'altra consiste nella maggiore flessibilità e analiticità delle norme europee, dato il loro carattere prestazionale, non cogente, con una molteplicità di informazioni e di opzioni molto ampia e avanzata, rispetto a quella italiana che, essendo imposta per legge, deve attendere il consolidamento tecnico generalmente condiviso di criteri e regole e tener conto della prassi operativa media del Paese.

Domanda: Qual è il ruolo degli Eurocodici nell'ingegneria strutturale e qual è il loro sviluppo futuro?
Risposta: Gli Eurocodici Strutturali e le varie norme di prodotto sono parte di un processo di armonizzazione e unificazione, volto a eliminare le barriere tecniche fra i Paesi europei, come regole comuni per il progetto e l'esecuzione delle strutture e dei componenti.
Il compito degli Eurocodici Strutturali è la formulazione delle REGOLE per soddisfare il RB n. 1 "Resistenza meccanica e stabilità" e parte del RB n. 2 "Sicurezza in caso d'incendio" (relativamente alla capacità portante). In realtà, le regole degli Eurocodici vanno oltre la mera verifica della sicurezza strutturale, affrontando altresì le prestazioni di servizio e, in prospettiva, anche il nuovo RB n. 7 "Impiego sostenibile delle risorse naturali", aggiunto nel CPR.
Gli Eurocodici riguardano le opere. Attualmente sono in numero di dieci; i primi due sono generali, gli altri sono classificati in funzione del materiale strutturale, con l'anomalia dell'EC8, dovuta alla cronologia del loro avviamento (se si impostassero oggi, probabilmente il contenuto dell'EC8 sarebbe ripartito fra tutti gli altri EC):
EN 1990 (EC0) Basi della Progettazione
EN 1991 (EC1) Azioni sulle costruzioni
EN 1992 (EC2) Strutture in Calcestruzzo
EN 1993 (EC3) Strutture in Acciaio
EN 1994 (EC4) Strutture in Acciaio-Calcestruzzo
EN 1995 (EC5) Strutture in Legno
EN 1996 (EC6) Strutture in Muratura
EN 1997 (EC7) Geotecnica
EN 1998 (EC8) Strutture Antisismiche
EN 1999 (EC9) Strutture in Alluminio
Ognuno di essi è suddiviso in un certo numero di Parti, relative alla tipologia strutturale.
Altri ne sono allo studio, fra i primi quelli per le Strutture in vetro e per gli Interventi su Strutture esistenti, previsti nel recente (2013) mandato M/515 al CEN, che contiene anche l'aggiornamento di tutti gli EC.
Accanto agli Eurocodici, sono molte le norme riguardanti i prodotti per le costruzioni, inclusi i materiali, molti dei quali con importanti effetti sul comportamento delle strutture e la loro sicurezza. Tali prodotti portano la marcatura CE, ad indicare la conformità alle corrispondente norma. Le norme di prodotto sono norme armonizzate (hEN), cioè valide senza spazio per modifiche o integrazioni nazionali. Prodotti che non rientrino in una norma esistente possono essere regolati da una Valutazione Tecnica Europea (ETA) specifica, cui pure è associata la marcatura CE.
Per gli aspetti che hanno rilevanza strutturale, sia le norme di prodotto sia gli ETA debbono riferirsi agli Eurocodici ovvero, in mancanza di nesso specifico, inserire regole particolari coerenti con gli stessi.
L'UNI, tramite la sua Commissione Ingegneria Strutturale, interfaccia il CEN, sia per il coordinamento dei contributi italiani agli Eurocodici, che sono stati molto rilevanti sin dall'inizio, sia per il recepimento in Italia degli stessi, come norme UNI-EN. Inoltre, gestisce la stessa interazione per quanto riguarda le norme di prodotto che contengano aspetti di rilevanza strutturale

Domanda: Che legami esistono tra norme europee, Eurocodici e norme nazionali?
Risposta: Tuttora, nei vari Paesi europei vigono, per il progetto e le verifiche di sicurezza delle strutture, le norme nazionali ma molti consentono anche l'uso alternativo degli Eurocodici. Anzi, alcuni li hanno già assunti come unica norma tecnica vigente.
L'Italia, già col DM 09/01/1996, aveva consentito l'impiego di EC2 e EC3, allora nella forma di ENV. Il D.M. II.TT. 14/01/2008 "Norme Tecniche per le Costruzioni" (NTC 08) contempla ora l'uso dei nuovi Eurocodici EN nel loro insieme, associati alle dette Appendici Nazionali italiane, pur non essendone esplicita la facoltà in termini alternativi.
Perciò, nei Paesi europei, lo stato attuale della normativa tecnica strutturale per le opere rientra nel periodo di coesistenza fra EC e norme nazionali, che dovrebbe durare ancora alcuni anni (prevedibilmente fino al 2018), prima di lasciare il posto ai soli EC. Nel frattempo, gli EC sono soggetti al citato processo di estensione e aggiornamento, che parte ora dal corpus comune e non più da un coacervo di tante norme nazionali disomogenee; nel frattempo, queste si sono via via avvicinate agli Eurocodici e, ipso facto, anche fra di loro. Il processo ne sarà facilitato e gli EC della nuova generazione potranno avere una stesura più agile e amichevole ("user friendly").
Le norme europee di prodotto (come ad esempio le varie norme sugli elementi prefabbricati), armonizzate, comportano invece la rimozione delle corrispondenti norme nazionali in tutta Europa, già ufficialmente avvenuta per molte di loro, e gli Stati non possono emanarne o modificarne altre di pari oggetto.
Gli Eurocodici sono norme a carattere consensuale (non per essere cogenti legalmente), il che permette loro di proporre una molteplicità di utili regole anche non prescrittive. Il fatto che in Italia, invece, la normativa strutturale sia legge, comporterà lo studio di un approccio che li renda compatibili.
Il Vecchio Continente ha laboriosamente costruito il sistema normativo comune, partendo da proposte pre-normative studiate da associazioni tecnico-scientifiche europee nate negli anni 1950, quali il CEB e la FIP, che ora continuano l'opera fuse nella fib. Sistema di grande utilità, sia per l'aggiornamento dei criteri, più difficilmente perseguibile su base nazionale, sia per l'opportunità data a progettisti e imprese di operare con le stesse norme strutturali, divenute le proprie, in ogni paese d'Europa, con il solo controllo dell'Appendice Nazionale del paese ospite, contenente i pochi parametri NDP di competenza nazionale. In futuro, probabilmente, anche i parametri nazionali tenderanno ad allinearsi e le Appendici Nazionali a ridursi o scomparire.
L'impiego degli Eurocodici è possibile, e già attuato, anche in paesi extra-comunitari che, non dotati di proprie norme nazionali, possono oggi adottare questi piuttosto che norme di singoli paesi terzi, come avveniva in passato. Vantaggio significativo per noi italiani, le cui norme nazionali non erano praticamente considerate altrove.
Come per la moneta comune europea, anche l'uso degli Eurocodici strutturali crea all'inizio qualche difficoltà di adattamento e resistenza da parte degli operatori, nell'integrarsi in un sistema comune. Ma sarebbe difficile pensare che essi non rappresentino un valido strumento, meritevole dell'impegno in questa era di globalizzazione, e che se ne possa fare a meno.

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