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La commissione Tessile e abbigliamento dell'UNI si è riunita a Milano nei giorni scorsi per definire le strategie di un rafforzamento della presenza italiana ai tavoli di lavoro CEN e ISO. Fino ad oggi, infatti, la presenza italiana ai tavoli di lavoro europei ed internazionali non era sufficientemente garantita ma tra gli obiettivi che la commissione si pone vi è proprio quello di far partecipare alle attività europee del CEN/TC 248 ed internazionali dell'ISO/TC 38 almeno un esperto in rappresentanza di ciascun gruppo nazionale.

pietro pin"Va detto che un certo rafforzamento a livello europeo c'è già stato – dichiara Pietro Pin presidente della commissione UNI e rappresentante di Benetton Group spa – e questo è testimoniato dal fatto che la prossima riunione plenaria del comitato CEN sui tessili si terrà proprio nel nostro Paese e precisamente a Treviso, alla fine del mese di ottobre. Quindi c'è effettivamente un rafforzamento del nostro ruolo ma dobbiamo fare di più! Vorremmo per esempio riuscire a ottenere la segreteria di qualche gruppo di lavoro europeo perché attualmente abbiamo solo quella del WG 35 "Slide fasteners" che si sta occupando di una norma sulle zip".

"Quando a fine 2010 si è costituita all'UNI la commissione 'Tessile e abbigliamento', nella quale sono confluite tutte le attività dell'ex ente federato Unitex – continua il presidente – eravamo sette in tutto. In questi due anni e mezzo di lavoro il numero dei partecipanti è più che quadruplicato... Direi che questo è già un primo risultato importante. Però sappiamo benissimo che poter essere incisivi in fase di elaborazione delle norme è necessario essere presenti ai tavoli di lavoro CEN e ISO".

La vastità dei temi trattati, dai tessili biologici alla caratterizzazione e analisi quantitativa delle fibre in composizione mista, dalla codifica delle taglie di abbigliamento alla gestione della sicurezza dei prodotti tessili, hanno resa necessaria un'articolata strutturazione della commissione in gruppi di lavoro specifici, che raccolgono gli esperti di tutte le componenti interessate. Partecipano infatti ai lavori della commissione i rappresentanti dell'industria tessile e della moda, i distributori, le associazioni di categoria, i consumatori, i laboratori di prova e gli organismi di certificazione.

"Parliamo di aziende come Ermenegildo Zegna, Coin, Benetton, Prenatal Chicco, BasicNet e molti altri – spiega Pietro Pin – quindi possiamo dire di avere una forte rappresentanza di gruppi che hanno un certo peso sia a livello nazionale che internazionale. Tra i laboratori di prova abbiamo quelli maggiormente strutturati per questa attività: ad esempio il Buzzi e il Brachi di Prato, il Centro Tessile Cotoniero, l'ICQ...".

childrens clothingTra i principali filoni di normazione seguiti dalla commissione UNI vi è sicuramente quello della sicurezza dell'abbigliamento per bambini: anche i vestiti – infatti – possono rappresentare un potenziale pericolo per l'incolumità dei più piccini. A conferma di ciò basterebbe dare un'occhiata ai dati RAPEX (European Rapid Alert System for non-food consumer products) il sistema europeo di allerta rapida per i prodotti di consumo pericolosi grazie al quale le autorità nazionali notificano alla Commissione europea quelli che, ad eccezione di alimenti, farmaci e presidi medici, rappresentano un grave rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori.

Nel 2012, ad esempio, la categoria che ha ricevuto il maggior numero di segnalazioni è proprio quella del tessile e abbigliamento (34%) seguita dai giocattoli (19%). Inoltre – sempre per quanto riguarda i capi di vestiario – quelli più pericolosi risultano proprio essere i vestiti per bambini, soprattutto a causa della presenza di lacci e cordoncini che possono rappresentare un potenziale rischio se non rispettano i requisiti della norma UNI 14682 che stabilisce proprio i requisiti per l'utilizzo di accessori come coulisse, cordoncini funzionali e decorativi nei vestiti destinati ai bambini da 0 a 14 anni.

Altri temi cruciali che vengono trattati dalla commissione UNI sono quelli che riguardano l'infiammabilità (ossia i parametri da valutare per un controllo del rischio fuoco su tessili, prodotti di abbigliamento e arredamento) e l'unificazione delle taglie.
Per quanto riguarda in particolare quest'ultimo aspetto, a livello europeo sono già state elaborate le prime tre parti della norma EN 13402 sulla "Designazione delle taglie di abbigliamento", suddivisa in quattro parti: la prima e la seconda parte sono già state ultimate e approvate all'unanimità, la terza parte – relativa alla codifica delle taglie – è giunta alla fase di 'final draft' ed è attualmente in fase di votazione mentre si è ancora in attesa della quarta parte relativa alla definizione del codice alfanumerico.

Secondo Pietro Pin le norme tecniche – se applicate correttamente – aiutano le imprese ad acquisire un reale vantaggio competitivo sulla concorrenza, perché servono a dimostrare ai propri clienti che le regole sono state rispettate e che quindi i propri prodotti sono sicuri e di qualità.
"I consumatori – conclude Pin – devono poter entrare in un negozio ed effettuare i propri acquisti basandosi unicamente su criteri di tipo estetico, senza preoccuparsi della sicurezza perché questa dovrebbe essere implicita e garantita dal rispetto delle norme tecniche. Inoltre – conclude Pin – la corretta applicazione delle norme tecniche permette anche una semplificazione delle procedure per il passaggio delle merci dalle dogane".

La prossima riunione della commissione "Tessile e abbigliamento" si terrà nel mese di settembre.

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