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Si è svolta in questi giorni – giovedì 18 aprile – una riunione plenaria della Commissione “Attività professionali non regolamentate”.
Presieduta da Giorgio Berloffa, la Commissione – che opera dal maggio del 2011 – svolge un’attività rilevante sotto molti aspetti. Tanto più ora che, con l’emanazione della legge 4/2013 sulle “professioni non organizzate”, le norme UNI acquisiscono una importanza significativa nel quadro della definizione dei requisiti di quelle figure professionali non riconducibili ad Albi, Ordini e Collegi.

Quattro norme finora pubblicate (che riguardano le professioni del comunicatore, del chinesiologo, del fotografo e del patrocinatore stragiudiziale), altre allo studio grazie a una significativa articolazione interna in numerosi gruppi di lavoro: la Commissione prosegue i suoi lavori.
E’ lo stesso Giorgio Berloffa a tracciarne un quadro complessivo: “al momento ci sono circa una decina di gruppi di lavoro che stanno lavorando ad altrettanti progetti di norma. Le professioni ora oggetto di attenzione da parte della commissione vanno dai counselor ai traduttori e interpreti, dai tributaristi ai controller. Stiamo facendo un lavoro importante.

Il riconoscimento dell’attività di normazione tecnica volontaria avuta con la pubblicazione della legge 4/2013 pone ovviamente anche i lavori della Commissione “Attività professionali non regolamentate” sotto un’altra luce.
La legge ora riconosce che le norme sono la stella polare di questo genere di professioni”, ricorda infatti Berloffa. “Come deve essere svolta una determinata attività professionale, quali sono le conoscenze che la supportano, quali le abilità e le competenze ad essa associate. Quali, ancora, gli aspetti etici e deontologici applicabili, eventuali linee guida per l’aggiornamento professionale continuo. Sono tutti elementi che vanno a costituire quella struttura in grado di rappresentare una base comune, in altre parole un concreto schema di sviluppo di tutte le norme tecniche di settore.
Con la legge 4/2013 si costituisce in definitiva una virtuosa complementarità tra la disposizione legislativa e le norme tecniche che saranno sviluppate.

Le norme vanno dunque a rappresentare lo strumento preferenziale per la qualificazione delle professioni?
Il percorso è lungo, la linea pare tracciata.

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