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Che le norme tecniche siano uno strumento che può contribuire in maniera significativa alla qualificazione delle professioni è un fatto ormai consolidato.
Ne è una ulteriore testimonianza l'esperienza maturata nel campo della consulenza di management. Un ambito che da tempo vede nella normazione tecnica un elemento cardine nella definizione della identità di questa importante attività professionale.
 Intervista a:
 Luigi Guarise

Rappresentante APCO presso UNI

Il quadro è articolato, ben definito e in ulteriore evoluzione.
A livello nazionale il solido corpus normativo prevede tre importanti norme tecniche di riferimento, ora peraltro oggetto di lavori di revisione e accorpamento: la UNI 10771 (“Consulenza di direzione - Definizioni, classificazione, requisiti e offerta del servizio”) e la UNI 11067 (“Consulenza di direzione - Criteri di erogazione e controllo del servizio”), entrambe pubblicate nel 2003, e la più recente UNI 11166 (“Consulenza di direzione - Linee guida per la scelta del consulente di direzione”) del 2010. Oltre a queste, vanno senz’altro citate la UNI 11369 (“Consulenza di direzione (management consulting) - Guida per la classificazione dei consulenti di direzione in base al sistema di competenze”) e il rapporto tecnico UNI/TR 11396 (“Guida all’utilizzo della consulenza di direzione (management consulting) per l organizzazione, la gestione e lo sviluppo delle piccole imprese”).
Più recentemente, per la precisione dal 2011, esiste anche un riferimento a livello europeo: si tratta della UNI EN 16114. Essa fornisce linee guida per la fornitura efficace di servizi di consulenza di direzione (meglio definita come consulenza di management).
Questo breve e sintetico excursus - che non ha intento esaustivo - sta solo a segnalare come l’attività professionale del consulente di management rappresenti, nel quadro generale delle professioni non regolamentare, un caso virtuoso. Questo anche grazie a un rapporto consolidato nel tempo tra APCO (l’Associazione Professionale Italiana dei Consulenti di Direzione e Organizzazione) e UNI.

l guariseIl rapporto di APCO con UNI risale agli anni ’90. Da allora – dichiara Luigi Guarise, rappresentante APCO presso UNI dal 1995 - inizia un attento percorso di normazione delle attività e delle competenze del management consulting”.
Un percorso che porta nel 2006 a presentare in sede europea le norme che parlano della consulenza di direzione in termini squisitamente di processo e competenze e nel 2011, come sopra accennato, alla nascita della prima norma europea sul servizio di management consulting.
APCO – prosegue Guarise, che è stato tra l’altro capo delegazione italiana per il gruppo di lavoro CEN 381 per l’elaborazione della norma europea EN 16114 - ha utilizzato sin da subito le norme in varie e importanti forme: per corsi di formazione; per l’ammissione dei Soci che devono rispondere a determinate caratteristiche contenute nelle norme tecniche citate; per la comunicazione con clienti e stakeholder.

Negli ultimi mesi, nel campo delle attività professionali non regolamentate, si registra una significativa novità: si tratta della pubblicazione, avvenuta il 26 gennaio scorso, della legge 4/2013 che ha per titolo “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”. E’ un provvedimento che dà pieno riconoscimento a quel principio da sempre invocato di piena sinergia tra legislazione e normazione tecnica. In esso infatti viene richiamato il concetto di “autoregolamentazione volontaria” (articolo 6) che pur non rendendo ovviamente obbligatorio il rispetto delle norme UNI, definisce quei principi e criteri generali che disciplinano l’esercizio autoregolamentato dell’attività professionale. Principi e criteri generali che la norma tecnica di fatto garantisce.
Si può parlare dunque, in questo caso, della legittimazione “de iure” di un percorso che APCO ha da tempo contribuito “de facto” a costruire, a beneficio tanto della comunità del management consulting che del processo di modernizzazione del sistema economico e dello sviluppo della cultura della concorrenza.
E’ una legittimazione che era in qualche modo necessaria – sottolinea Guarise – tanto più che APCO non agisce in regime di monopolio legale della attività come avviene per qualsiasi ordine professionale. Posso pertanto dire che la legge sarà soprattutto utile da oggi in avanti perché molti sono gli articoli del provvedimento che chiedono requisiti che noi già possediamo.
Il quadro non viene dunque mutato dalla legge, bensì opportunamente rafforzato.
Per questo le nostre azioni in merito al provvedimento legislativo da poco pubblicato saranno semplici e sviluppate con la consueta metodologia e rigore: stiamo creando un gruppo di lavoro che studi la legge e abbiamo intenzione di redigere un piccolo vademecum che ne faciliti l’interpretazione. Inoltre è nostra intenzione diffonderne la conoscenza presso i nostri Soci, evidenziandone gli elementi forti e individuando margini di miglioramento.

Per concludere, “la linea è quella già tracciata” conferma Guarise. La rivisitazione in atto delle tre norme nazionali sopra citate (UNI 10771, UNI 11067 e UNI 11166) conferma l’impegno a produrre un efficace pacchetto normativo sul processo e sulle competenze consulenziali riconosciuto in Italia e nel contesto internazionale, cioè dall’ICMCI (International Council of Management Consulting Institutes), l’organismo che dal 1987 riunisce a livello mondiale le associazioni professionali nazionali.
Tutto questo in un’ottica di miglioramento delle sinergie esistenti tra leggi, norme e processo di qualificazione della professione”.

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