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ponteLa commissione UNI Costruzioni stradali e opere civili delle infrastrutture ha organizzato un incontro rivolto a tutti gli stakeholder di riferimento (tecnici delle stazioni appaltanti, progettisti, responsabili delle realizzazioni, consulenti, imprese di costruzione e aziende produttrici) con l'obiettivo di aprirsi verso l'esterno e di far conoscere la propria attività, che negli ultimi 20 anni ha portato alla pubblicazione di oltre 400 norme tecniche, l'80% delle quali tuttora in vigore.

"Si tratta - ha spiegato il presidente UNI Piero Torretta salutando i partecipanti - di un incontro 'fuori schema' una novità in assoluto che rappresenta un'occasione per la commissione di aprirsi verso il mercato, verso gli stakeholder, perché una prerogativa della normazione volontaria è proprio quella di riuscire a raccogliere le esigenze provenienti dalla base, a differenza di quanto avviene per la normativa cogente".

L'evento – che si è svolto il 4 dicembre scorso a Milano - si colloca nell'ambito della nuova politica della comunicazione dell'UNI volta a far conoscere le attività e i progetti delle commissioni tecniche e gli obiettivi della normazione negli specifici campi di competenza nel medio lungo termine. Il tutto, come è stato sottolineato da Torretta stesso, secondo i principi cardine del nuovo Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla normazione europea che chiede maggiore apertura verso i "soggetti deboli" (PMI e consumatori) oltre alla puntuale comunicazione e pubblicazione delle attività di normazione.

maurizio crispinoSotto il coordinamento di Maurizio Crispino - presidente della commissione - i presidenti delle sottocommissioni e i coordinatori dei gruppi di lavoro si sono alternati al tavolo dei relatori per spiegare alla platea le attività in itinere e gli obiettivi futuri delle attività nei rispettivi settori di competenza, in un campo veramente ampio, che va dalla segnaletica stradale ai dispositivi di regolazione del traffico, dall'illuminazione ai dispositivi antiabbagliamento, dai conglomerati bituminosi ai trattamenti superficiali, dagli aggregati da riciclo ai parcheggi per autovetture, dai riempitivi per giunti e sigillanti ai materiali marginali...
Inoltre, introducendo quelli che sono gli obiettivi strategici a breve termine, la commissione Costruzioni stradali ha annunciato l'intenzione di aprire la propria attività anche alle infrastrutture ferroviarie e aeroportuali, ovviamente per la parte di propria competenza, cioè quella civile. Per il raggiungimento dei propri obiettivi la commissione auspica una forte interazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e con il Consiglio superiore dei lavori pubblici.

ines scaldaferriInes Scaldaferri presidente della sottocommissione "Attrezzature stradali" ha presentato l'attività svolta in seno ai quattro gruppi di lavoro che la compongono e che si occupano di barriere di sicurezza stradali, di segnaletica orizzontale e verticale (compresi i pannelli a messaggio variabile) e di attrezzature per il controllo del traffico. Per le sue attività la Commissione si avvale di esperti provenienti da diversi ambiti professionali in particolare amministratori di strade, Anas, Provincie, Comuni, concessionarie autostradali, università, centri ricerca, laboratori di prova, produttori, associazioni di categoria.

Stefano Ravaioli coordinatore del gruppo di lavoro sui conglomerati bituminosi ha presentato una panoramica del settore spiegando che l'attività del gruppo riguarda sia i conglomerati bituminosi a caldo sia i trattamenti superficiali a freddo. Le norme di riferimento sono le serie UNI EN 13108, UNI EN 12697 (solo questa composta da ben 50 parti sui metodi di prova tra cui la parte 31 che ha introdotto la metodologia della pressa giratoria), UNI EN 12271, UNI EN 12272, UNI EN 12273 e UNI EN 12274.
"I conglomerati bituminosi rappresentano di gran lunga la parte più importante della nostra attività – ha precisato Ravaioli. "In un sistema economico come il nostro ne sono normalmente necessarie circa 40 milioni di tonnellate all'anno per mantenere in efficienza le strade, contro il milione di tonnellate scarso dei trattamenti superficiali". "Tra l'altro - ha aggiunto - il conglomerato bituminoso è stato riconosciuto come materiale strutturale dal decreto 16 novembre 2009 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e come tale non deve provocare gravi deformazioni o danni accidentali sproporzionati alla causa che li ha provocati". Ravaioli nel suo intervento ha voluto anche sottolineare il problema del limite di impiego del fresato d'asfalto che dovrebbe essere modificato, innalzandolo, in particolare per tener conto delle nuove tecnologie relative agli asfalti tiepidi.
Parlando di marcatura CE inevitabile è stato l'accenno al nuovo regolamento CPR 305/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione. Il provvedimento rafforza la responsabilità del produttore e interviene sui requisiti base della marcatura CE introducendo un nuovo requisito che riguarda la sostenibilità delle risorse naturali. In pratica, quindi, la sostenibilità ambientale diviene un parametro fondamentale. "Il nostro oggi è un vero e proprio processo industriale - ha concluso Ravaioli - basato su controlli standardizzati dei materiali e dei processi di fabbricazione, su personale competente e che presenta stretti legami ai concetti della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Insomma, senza regole non è proprio possibile andare avanti!"

marco pasettoIl tema della ecosostenibilità e dell'impatto che i prodotti per le costruzioni stradali possono avere sull'ambiente è stato affrontato anche da Marco Pasetto coordinatore del gruppo di lavoro "Misti cementati, misti granulari non legati, materiali marginali" che fa capo alla sottocommissione "Materiali stradali". Infatti tra gli aggregati che sono oggetto dell'attività di normazione del gruppo di lavoro vi sono anche i materiali marginali, cioè materiali artificiali e di riciclo che per la loro origine possono dare problemi venendo a contatto con l'ambiente e in particolare con le acque.
"Si tratta di un tema delicato – ha spiegato Pasetto – infatti, se da un lato vi è carenza di aggregati perché le cave si aprono con sempre maggiore difficoltà (le autorizzazioni sono molto stringenti) e - di conseguenza - i costi degli aggregati naturali sono sempre più elevati, dall'altro c'è la necessità di utilizzare materiali che sarebbero altrimenti destinati alla discarica, ma definendone con precisione i limiti di impiego per non andare incontro a un loro utilizzo indiscriminato". "Le norme - ha continuato Pasetto - intendono rappresentare una giusta sintesi che consente, da un parte, di avere un riferimento certo affinché la qualità del prodotto sia garantita e, dall'altra, di andare incontro a un mercato attento alle esigenze di sostenibilità ambientale e quindi del massimo riutilizzo possibile degli aggregati".
L'attività del gruppo di lavoro è di tipo trasversale in quanto non riguarda esclusivamente il settore stradale: lo testimoniamo le differenti componenti che partecipano al gruppo tra cui università, enti gestori di infrastrutture stradali, società di progettazione controllo realizzazione di linee ferroviarie, aziende operanti nel settore costruzioni e laboratori di prova. Sarebbe inoltre auspicabile - come ci ha tenuto a sottolineare il coordinatore del gruppo - la partecipazione dei ministeri (in particolare Infrastrutture e trasporti e Ambiente) di ANAS, delle associazioni di categoria e di tutte le componenti interessate al settore costruzioni "perché molte norme in fase di elaborazione potranno avere notevoli ripercussioni sulla commercializzazione di alcuni prodotti per cui dovrebbero condivise il più possibile da tutti i soggetti interessati". Le nuove norme UNI sugli aggregati hanno assolutamente innovato il mercato perché accanto ai materiali tradizionali utilizzati sono state codificate due nuove tipologie di inerti: quelli artificiali (ossia quelli di origine minerale derivanti da un processo industriale che implica una modificazione termica o di altro tipo) e quelli riciclati (ossia quelli risultanti dalla lavorazione di materiale inorganico precedentemente utilizzato nelle costruzioni).
Un'altra attività di cui il gruppo si sta attualmente occupando è quella riguardante lo studio di una nuova norma sulla tecnica di impiego delle terre, che sostituirà la UNI 10006 pubblicata nel 2002 e successivamente ritirata. Si tratta di un'iniziativa nata a seguito del manifestarsi di un vuoto normativo. Il progetto di norma, di estrema importanza per progettisti, costruttori, stazioni appaltanti e produttori, si intitola "Costruzioni e manutenzione delle opere civile delle infrastrutture. Criteri di impiego dei materiali": la parte 1 - già quasi ultimata - è dedicata a terre e miscele di aggregati non legati e la parte 2 - ancora in preparazione - è relativa a terre e miscele di aggregati con legante.

Andrea Cancelli - presidente della sottocommissione 3 "Opere di difesa caduta massi" - ha spiegato che in circa 12 anni di attività sono state varate diverse norme: in particolare quelle sui termini e le definizioni per il settore, sul programma redatto dal committente, sul progetto preliminare, sul progetto definitivo ed esecutivo, sui rilevati paramassi e infine la norma sulle prove su reti per il rivestimento di versanti. Parlando delle criticità, Cancelli ha voluto sottolineare il problema dei lavori, attualmente sospesi, sul progetto di norma sulla gestione e manutenzione (ordinaria sia delle opere attive sia passive, straordinaria e piani di manutenzione). Alcuni contenuti sono stati ripresi e inseriti nella norma UNI 11211-4 "Opere di difesa dalla caduta massi - Progetto definitivo ed esecutivo" ma resta ancora da valutare l'effettiva necessità di riattivare il gruppo di lavoro.

d cazzuffiUn gruppo molto attivo sia nel contesto nazionale che in quello internazionale è quello sui geosintetici la cui attività è stata presentata dal coordinatore, Daniele Cazzuffi. Si tratta di un gruppo misto con la commissione Ingegneria strutturale in quanto i geosintetici si applicano in vari settori dell'ingegneria civile ed ambientale e non solo nel settore delle opere stradali. In un territorio come il nostro, a forte rischio di dissesto idrogeologico, questa attività tecnica risulta evidentemente determinante. Un aspetto che Cazzuffi ha voluto sottolineare è quello dell'estrema diversificazione delle tipologie e delle funzioni di questi prodotti. Si tratta di materiali sintetici molto diversificati tra loro per applicazioni in opere di ingegneria geotecnica in generale (solo per citarne alcuni: geotessili, tessuti e non tessuti, geogriglie, biotessili, biostuoie, geostuoie, geocelle, georeti, geocompositi bentonitici e geomembrane...). Le funzioni principali sono il rinforzo, la protezione meccanica, il drenaggio, il controllo dell'erosione, il filtro e la funzione barriera. Cazzuffi ha concluso ricordando che il settore dell'ingegneria dei geosintetici è molto attivo non solo per quanto riguarda lo sviluppo, l'adeguamento e il recepimento delle normative a livello nazionale e internazionale ma anche dal punto di vista dell'aggiornamento tecnico e culturale.

dario vangiUn discorso un po' diverso è quello affrontato da Dario Vangi coordinatore del gruppo sulla ricostruzione degli incidenti stradali. Un tema abbastanza di nicchia ma strettamente collegato al discorso della sicurezza stradale. Finora il gruppo si è occupato sostanzialmente di due norme: la prima è la UNI 11294 sulla qualificazione dei tecnici per la ricostruzione degli incidenti stradali, una funzione che richiede competenze multidisciplinari. La norma – che di fatto stabilisce i requisiti minimi di competenze e conoscenze per effettuare questa attività e che servirà anche come base per un processo di certificazione dei tecnici che effettuano queste rilevazioni – è stata messa a punto con la partecipazione di diverse componenti tra cui quella universitaria, quella della magistratura e delle associazioni professionali specifiche. La norma è attualmente in fase di aggiornamento anche alla luce dell'attività che UNI sta svolgendo sulle professioni non regolamentate e del disegno di legge che attualmente sta concludendo il suo iter parlamentare.
La seconda norma - la cui pubblicazione è invece prevista nei primi mesi del 2013 – è quella che specifica le modalità per effettuare i rilievi. "Chiunque abbia lavorato in questo settore – ha dichiarato Vangi – sa che i rilievi sono demandati per legge alle autorità di polizia giudiziaria e sa anche quanto questi rilievi non vengano sempre effettuati in modo standardizzato... ecco perché si è sentita l'esigenza di uniformare queste procedure che poi forniscono i dati di base sui quali lavorare per ricostruire gli incidenti". Secondo un accordo con il Ministero dell'Interno questa norma sarà successivamente distribuita a tutti gli organi di polizia stradale (dai carabinieri alla finanza, dalla Polizia di Stato ai Vigili urbani) diventando di fatto un punto di riferimento per questo tipo di attività.

franz mullerGli obiettivi strategici della commissione sono stati delineati dal vicepresidente Franz Müller. Il primo obiettivo –secondo Müller – è quello di essere ancora più presenti nelle attività degli organismi di normazione europei e internazionali in modo da portare sempre di più il know how italiano in queste sedi. Il secondo obiettivo è quello di dare impulso a nuovi settori di sviluppo: tra questi ci sono sicuramente le tematiche ambientali, il monitoraggio stradale, la qualità dei materiali, i controlli e la tracciabilità. Due parole anche sul regolamento CPR 305/2011 che incoraggia chiaramente lo sviluppo di norme armonizzate per quanto riguarda i prodotti da costruzione e che –secondo Müller – darà nuove opportunità ma anche grandi responsabilità ai produttori. I prodotti da costruzione che rientrano nell'ambito delle norme armonizzate saranno infatti soggetti a una dichiarazione di conformità e quindi alla responsabilità del produttore il quale - con l'affissione della marcatura CE - si assume la responsabilità della conformità del proprio prodotto alle prestazioni dichiarate.
La Commissione intende quindi agire su due fronti: a livello europeo come interfaccia al CEN per l'elaborazione di norme armonizzate e di norme di supporto, a livello nazionale per continuare a sviluppare norme su temi specifici diversificandone la tipologia in funzione degli obiettivi (norme volontarie, linee guida, rapporti tecnici...).
Parlando invece di "regole" Müller ha auspicato una migliore definizione dei rapporti tra UNI e Governo, in particolare con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. "Esiste già un rapporto consolidato con il Consiglio dei lavori pubblici - ha dichiarato Muller - vorremmo pertanto che venissero definiti senza incertezze gli argomenti che, per le loro peculiarità tecniche, possono essere devoluti alla normazione e alla discussione in ambito UNI". "Infine - ha concluso - dobbiamo allargare la partecipazione a tutti gli stakeholder, dobbiamo far sapere all'esterno quello che facciamo o che intendiamo fare e raccogliere le proposte e i segnali provenienti dall'esterno che possono essere di stimolo alla nostra attività".

ornella segaliniIn rappresentanza del Consiglio superiore del lavori pubblici è intervenuta Ornella Segnalini, presidente della V Sezione, che ha portato la propria testimonianza e la propria esperienza maturata in seno al Consiglio per quanto concerne la partecipazione ai lavori di normazione. Segnalini ha ricordato che nel 2011 UNI e Consiglio Superiore Lavori Pubblici hanno stipulato un accordo che prevede tutta una serie di attività da svolgere insieme, specificatamente per quanto riguarda le nuove norme tecniche sulle costruzioni (NTC 2008 DM 14 gennaio 2008) che sono in fase di ridefinizione e che introducono alcune interessanti novità. A titolo di esempio la Segnalini ha ricordato quella, illustrata nel capitolo 5 "Ponti", che riguarda la possibilità, nel caso di ampliamento sulla traccia esistente di infrastrutture sia stradali che ferroviarie, di non rifare i ponti ma di mantenere le strutture in essere, nel caso ovviamente la piattaforma coincida.
La rappresentante del Consiglio ha voluto poi portare la propria testimonianza su due norme tecniche frutto della collaborazione tra i due organismi. La prima è la famosa (e talvolta contestata) norma UNI 11248 (recentemente aggiornata) sull'illuminazione stradale, messa a punto anche grazie al contributo del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. "Si tratta di una norma che forse non è stata correttamente interpretata - ha spiegato Segnalini - è una norma che affida una grossa responsabilità al progettista che deve effettuare i calcoli e un'analisi dei rischi e che va nella direzione del Decreto Legislativo n. 35/2011 sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali". L'altra norma - per la quale è stato istituito un apposito gruppo all'interno del Consiglio superiore - è la UNI 11095 sull'illuminazione delle gallerie stradali, anche questa molto basata sulle prestazioni, sulla responsabilità, sui calcoli, sulle verifiche e sulle analisi da effettuare, sulla base delle quali fondare l'esito del progetto.
Raccogliendo infine uno stimolo proveniente dalla platea dai partecipanti per quanto attiene il riciclo e il riutilizzo dei materiali da costruzione già utilizzati (derivanti ad esempio da demolizioni o dal rifacimento dei manti stradali) la rappresentante del Consiglio superiore ha manifestato la ferma volontà di proseguire questa attività mediante la costituzione di un apposito gruppo di lavoro che vedrà la partecipazione di UNI e - auspicabilmente - di tutti i soggetti interessati (magistratura, Ministero dell'Ambiente...). "E' un impegno che mi prendo senz'altro - ha dichiarato Segnalini - perché in un periodo in cui le risorse finanziarie sono scarse, in cui mancano i fondi necessari per fare nuove infrastrutture o per mettere mano a quelle esistenti, sprecare risorse e materiali mi sembra veramente incredibile".

"Questo accordo di collaborazione - ha spiegato Alberto Galeotto, responsabile dell'Area Normazione Nazionale di UNI - è lo strumento chiave che può fare da apripista per tutta una serie di sinergie tra UNI e Consiglio superiore. Si è visto che nell'interesse comune di tutti gli operatori della filiera delle costruzioni e di tutta l'economia nazionale, il rispetto dei ruoli e il riconoscimento reciproco delle possibili collaborazioni e dei contributi non può che essere estremamente efficace per il funzionamento di tutto il sistema". L'accordo non è a vantaggio esclusivo di UNI ma rappresenta un'opportunità per tutto il sistema, un sistema nel quale ciascun operatore può partecipare e contribuire alla definizione del quadro regolamentare cioè di quell'insieme di norme tecniche intese come veri e propri strumenti di lavoro da applicare per lo svolgimento della propria attività.
In particolare, citando le norme tecniche per le costruzioni, Galeotto ha ricordato che il riconoscimento del sistema di normazione volontaria non è solo formale ma - soprattutto - sostanziale. Infatti sono quasi 200 le norme tecniche UNI citate nel testo del DM 14 gennaio 2008 (due terzi delle quali con carattere prescrittivo) e alle quali viene di fatto riconosciuto un ruolo indispensabile per l'attuazione dei principi fissati dal dettato legislativo. "Sulla base di questa prima positiva esperienza - ha concluso Galeotto - si potranno aprire nuovi filoni di attività, individuare nuovi percorsi di collaborazione (ottimizzando al contempo risorse e tempi per evitare duplicazione lavori) e convogliare le energie in modo da definire norme tecniche che possano essere di reciproca utilità".

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