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Esperti e osservatori di 99 Paesi (di cui 69 in via di sviluppo) e 42 organizzazioni del settore pubblico e privato, hanno partecipato attivamente allo studio di una norma internazionale in materia di responsabilità sociale, studio che è partito nel 2005 e che è sfociato nella pubblicazione –avvenuta nel 2010– della ben nota norma ISO 26000 "Guidance on Social responsibility" subito adottata e pubblicata in italiano come UNI ISO 26000 "Guida alla responsabilità sociale".

Questo documento di oltre 120 pagine si rivolge a tutti i tipi di organizzazioni (imprese, pubbliche amministrazioni, ONG...) indipendentemente dal settore di attività (produzione, servizi...) dalle dimensioni e dalla localizzazione, per cercare di fornire delle linee guida che possano aiutare le imprese ad adottare comportamenti socialmente responsabili con il coinvolgimento di tutti gli stakeholder.

La Commissione UNI "Responsabilità sociale delle organizzazioni", che ha rappresentato l'Italia ai lavori normativi svolti in ambito internazionale, si è riunita in seduta plenaria il 2 ottobre scorso a Milano.

responsabilitasociale 2ott2012

"Si tratta - ha spiegato Ornella Cilona (Presidente della Commissione UNI e Funzionaria del Dipartimento Politiche del Lavoro di CGIL) - di un momento di confronto molto utile e importante, soprattutto se si considera il fatto che questo è l'unico tavolo di lavoro multi-stakeholder sulla responsabilità sociale esistente oggi in Italia. E' da questo tavolo che passano tutte le informazioni sull'argomento e tutti gli esperti che vi partecipano sono persone chiave nel processo di responsabilità sociale".
Il presidente della Commissione UNI ha illustrato quella che sarà la prossima tappa importante in tema di responsabilità sociale e cioè il Workshop ISO che si svolgerà a Ginevra dal 5 al 9 novembre 2012 per valutare lo stato di applicazione della ISO 26000 nei vari paesi.

La ISO 26000 è stata elaborata dal gruppo di lavoro ISO "Social Responsibility" che operava direttamente sotto il TMB (Technical Management Board) dell'organismo internazionale. Ora, a seguito della conclusione dei lavori, il gruppo è stato sciolto ed è stato invece attivato un PPO (Post publication organization) ossia un nuovo organo tecnico che segue le modalità di attuazione della ISO 26000 da parte delle imprese in tutto il mondo e che risponde alle richieste di chiarimenti sulla sua applicazione provenienti dai vari paesi.

Parlando dell'applicazione in Italia della ISO 26000, Ornella Cilona ha spiegato che "bisogna tenere conto che c'è una grave crisi economica in atto e quando le imprese devono pensare a come sopravvivere è difficile che pensino anche a come applicare strumenti di responsabilità sociale. Dobbiamo fare i conti con questa realtà e continuare a lavorare come abbiamo sempre fatto per informare ancora di più aziende e organizzazioni su quello che è il carattere innovativo e di sperimentazione che ISO 26000 rappresenta. Aiutarle con iniziative di formazione come quelle che organizza UNI, con seminari di divulgazione, con incontri con aziende che vogliano veramente capire e avviare questo percorso". "Attualmente – ha continuato Cilona - l'Istituto Ricerche CGIL sta attuando una sperimentazione in Serbia per verificare che i contenuti della ISO 26000 possano essere utili in aree a forte rischio di deindustrializzazione".

Se è vero che si riscontra una scarsa applicazione della norma nel nostro Paese è anche vero che – come afferma Antonio Astone di DNV Business Assurance "da alcune ricerche effettuate in collaborazione con l'Università Bocconi si riscontra che la norma ISO 26000 inizia ad essere considerata uno strumento riconosciuto, importante, il cui utilizzo è ritenuto utile anche come base per l'applicazione di altre norme. Riassumendo è possibile affermare che la ISO 26000 è conosciuta e viene utilizzata non tanto per il suo fine complessivo ma più in generale come guida per districarsi in tutti i micro-aspetti della gestione sostenibile".

Il Forum di Ginevra intende quindi, da una parte, fare il punto sull'applicazione della ISO 26000 a due anni dalla sua pubblicazione e dall'altra - e questo è un argomento che farà molto discutere - valutare la proposta proveniente da alcuni paesi di creare una nuova norma sulla responsabilità sociale che abbia fini certificativi. In particolare verrà discussa la proposta dell'ente normatore olandese di produrre un National Framework Agreement, mirato all'autodichiarazione delle imprese, ossia di una guida che aiuti le imprese ad adottare e applicare i principi della ISO 26000 (proposta che sta ottenendo l'appoggio anche di SIS e AFNOR, enti normatori rispettivamente di Svezia e Francia).

Secondo Giovanni Mattana (esperto della commissione sulla responsabilità sociale e presidente della Commissione UNI "Gestione per la qualità e tecniche di supporto") la proposta olandese snaturerebbe un po' quello che è il principio sul quale è stata fondata la ISO 26000, nata appunto non per imporre un insieme di requisiti ma per offrire a ciascuna organizzazione la possibilità di adottare solo quelli sui quali ci fosse la possibilità di lavorare.

"L'auspicio - spiega Mattana - è che questa norma possa diventare una specie di schema di valori a livello mondiale! Ogni azienda o organizzazione definisce quali sono le proprie priorità e quindi, nel grande universo della responsabilità sociale, ognuno, anche se non lo dichiara, fa delle scelte, escludendo alcuni aspetti di responsabilità sociale in favore di altri. Ogni paese ha una propria varietà di valori: il fatto di averli condensati in un'unica norma che ha avuto il consenso di un centinaio di nazioni, sia sui principi fondamentali sia sulla volontà di applicarli, è stato un passo fondamentale. Durante la riunione di oggi - ha concluso Mattana - ci si è chiesti appunto come fare a tradurre questi valori nella pratica affinché non restino solo indirizzi più o meno filosofici ma possano diventare dei criteri unici di comportamento. Interiorizzare questi valori in modo che diventino un metodo di lavoro e una priorità di scelte è il grande senso e la sfida di questa norma".

Gli esperti presenti in riunione hanno poi portato le rispettive esperienze e presentato alcune iniziative mediante le quali diffondere la conoscenza della ISO 26000: la rappresentante del CNR, Erica Rizziato, ha parlato di un progetto che il Consiglio sta portando avanti per promuovere la sperimentazione della responsabilità sociale da parte delle aziende italiane, in particolare sul tema della gestione delle risorse umane; la rappresentante di Unioncamere, Silvia Utili, ha suggerito di utilizzare anche gli sportelli camerali come strumento di diffusione della conoscenza sulla responsabilità sociale.

Ha fatto poi seguito una riflessione su quelli che sono i futuri lavori normativi e gli obiettivi della Commissione. A livello nazionale resta ancora in sospeso l'attività del gruppo di lavoro esistente sulle pari opportunità. Il tema è attualmente al centro di valutazioni per capire se vi sia un reale interesse nel proseguire questa attività. Una delle nuove proposte riguarda invece l'introduzione dei criteri di responsabilità sociale tra i requisiti dei bandi della pubblica amministrazione.
Mirella Masucci (Direzione Generale per il terzo settore del Ministero del lavoro e delle politiche sociali) si è espressa a favore di questa proposta in quanto –ha dichiarato- "bisogna far capire che la responsabilità sociale non è l'ennesimo fardello di cui farsi carico ma uno strumento per aumentare la competitività delle imprese ... penso che l'inserimento dei criteri di questa norma negli appalti pubblici possa rappresentare un'opportunità per creare un valore aggiunto".
La Commissione procederà ora a vagliare il coinvolgimento di tutte le parti interessate prima di avviare lo studio di un documento in tal senso.

Un'altra proposta presentata in riunione è quella di avviare lo sviluppo di una norma sul tema del bilancio integrato, bilancio che punta a integrare le informazioni di responsabilità sociale con quelle a carattere finanziario e che permette alle imprese di comunicare le proprie performance a 360 gradi.

Per quanto riguarda invece l'attività normativa internazionale la Commissione UNI partecipa ai lavori del nuovo comitato ISO/TC 260 sulla gestione delle risorse umane che ha recentemente tenuto la sua seconda riunione plenaria in Australia.
Il comitato, del quale fanno parte i rappresentanti di 14 enti normatori nazionali come membri partecipanti (tra cui UNI), di 21 enti normatori nazionali come membri osservatori e del quale è entrato recentemente a far parte anche l'IOE (International Organization of Employers) è attualmente strutturato in un gruppo di lavoro sulla terminologia nel campo della gestione delle risorse umane (coordinato dall'ente normatore olandese) e in una task force sulla "human governance". Sono inoltre state proposte altre due nuove attività: una sull'occupazione sostenibile del personale e una sul costo per assunzione.

A questo punto la Commissione UNI è in attesa che il TC ISO definisca esattamente la propria struttura per valutare i termini della partecipazione italiana nei diversi gruppi di lavoro che saranno creati.
La prossima riunione della Commissione è prevista nel febbraio 2013.

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