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E’ questo il concetto fondamentale – che dovrebbe essere fatto proprio dalle imprese – emerso con forza durante la riunione plenaria che la Commissione Manutenzione dell’UNI ha tenuto il 18 settembre scorso per fare il punto su quanto è stato fatto finora e per verificare se l’attuale struttura della commissione sia ancora in grado di rispondere e rispecchiare le esigenze di un mercato in continua crescita. La manutenzione è infatti un’ attività che nel nostro Paese riveste un ruolo di primaria importanza nelle industrie e nei servizi, per il grande impatto che ha sulla funzionalità degli impianti, sulla sicurezza sul lavoro, sulla qualità e sul costo del prodotto.
Manutenzione – infatti – non significa solo conservare nel miglior modo possibile beni e impianti nel tempo ma, anche, mettere in atto tutte quelle azioni necessarie per prevenire gli infortuni all’uomo, all’ambiente e allungare la vita dei beni fisici.

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“Spingere su tutti questi aspetti della manutenzione – ha dichiarato Claudio Molinari del Politecnico di Milano e Presidente della Sottocommissione ‘Manutenzione dei patrimoni immobiliari’ – vuol dire per le aziende non solo risparmiare ma anche investire per il futuro!”.

A testimonianza della notevole mole di lavoro che la Commissione sta portando avanti dal 1989, anno in cui fu costituita, vi è un nutrito elenco di norme tecniche pubblicate sinora sull’argomento.

Solo per citarne alcune tra le più recenti: la UNI 11447 sui servizi di facility management urbano che specifica le linee guida per l’impostazione e la programmazione degli appalti (tra l’altro già applicata con successo dal Comune di Bologna), la UNI EN 15331 sui criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione degli immobili, la UNI 11454 sulla manutenzione nella progettazione di un bene fisico. Ricordiamo anche la UNI 11420 sulla qualifica del personale di manutenzione che definisce, nell’ambito della manutenzione, quali sono le conoscenze, le abilità, le competenze e i requisiti formativi necessari per acquisire un livello specifico di qualifica professionale che consenta di ricoprire un determinato ruolo all’interno dell’organizzazione e la UNI 11414 che fornisce le linee guida per la qualificazione del sistema di manutenzione.

Ma l’attività normativa sulla manutenzione ferve anche a livello europeo dove l’alta qualità delle norme tecniche viene garantita anche dalla presenza ai lavori degli esperti italiani. Oggi, infatti, la maggior parte delle norme pubblicate dal CEN/TC 319 “Maintenance” ha tratto una fortissima ispirazione dalle norme UNI (ne sono un esempio la norma sulla manutenzione dei patrimoni immobiliari e quella sugli indicatori di manutenzione). Non per niente la gestione del comitato tecnico europeo è stata affidata all’Italia che ne detiene sia la segreteria sia la presidenza.

“Dobbiamo mantenere la nostra creatività e la nostra capacità di innovazione nella elaborazione delle norme tecniche – ha dichiarato Franco Santini, presidente del CEN/TC 319 e di AIMAN (Associazione Italiana Manutenzione). Abbiamo una nostra precisa identità che dobbiamo essere in grado di mantenere e di portare avanti in sede europea, proprio come stiamo facendo ora”.

La riunione plenaria della commissione è servita anche –come si diceva- a verificare l’attuale struttura e la sua rappresentatività. Attualmente la commissione è strutturata essenzialmente in tre sottocommissioni, la SC1 “Processi” nata per operare in modo trasversale rispetto alle specificità dei diversi settori e due Sottocommissioni di carattere più “settoriale”: la SC3 “Manutenzione dei patrimoni immobiliari” e la SC4 “Manutenzione del settore dei trasporti collettivi” che cambierà il proprio nome in “Manutenzione nel settore dei trasporti”.

“Togliendo la parola ‘collettivi’ dal titolo della sottocommissione – ha spiegato Bruno Sasso, Presidente della SC4 e responsabile del settore Trasporti di AIMAN abbiamo inteso ampliare il campo di applicazione della nostra attività a tutto il sistema di manutenzione del mondo dei trasporti e quindi anche alle officine che forniscono questi servizi e non solo – come è stato fatto sinora – alle aziende di trasporto che erogano servizi urbani, suburbani, o alle aziende ferroviarie. Per questo motivo la norma UNI 11134 sugli indici di manutenzione, che stiamo attualmente revisionando sulla base della norma europea 15341, si pone come una norma di carattere generale non dedicata solo alla realtà di chi possiede dei mezzi di trasporto e li manutiene, o li fa manutenere da terzi, ma anche a chi opera come officina di manutenzione tout court, indipendentemente dalle dimensioni”.

Altre novità riguardano i due gruppi di lavoro dipendenti direttamente dalla Commissione UNI: il gruppo “Facility Management” che andrà probabilmente a confluire all’interno della SC3 e il gruppo “Diagnostica su elementi rotanti” che passerà a tutti gli effetti sotto la competenza della Commissione Acustica e vibrazioni e quindi non rientrerà più nella struttura della Commissione Manutenzione.

Dopo aver pianificato la revisione di parte del parco normativo attualmente esistente la Commissione si è concentrata sulla discussione di alcuni argomenti. In particolare il progetto sui servizi di pulizia dei patrimoni immobiliari, che attualmente sta subendo una fase di arresto ma che - secondo gli esperti UNI - riguarda un aspetto fondamentale delle attività di manutenzione; alcuni insediamenti industriali sottopongono infatti sempre più frequentemente i loro impianti a operazioni di pulizia. Operazioni che – in alcuni settori specifici come, ad esempio, quello dei trasporti - richiedono una particolare qualificazione del personale dedicato. L’auspicio della Commissione è quindi che si possa giungere all’elaborazione di una norma quadro che contenga gli elementi trasversali del settore dei servizi di pulizia e di norme specifiche adatte alle peculiarità dei singoli settori. Analogo discorso dovrebbe essere fatto per quanto riguarda la norma sulla contrattualistica di manutenzione.

Un altro progetto che la Commissione propone di mettere allo studio è quello sull’impatto ambientale nel settore manutenzione. “Si tratta semplicemente – ha spiegato ancora Bruno Sasso – di cercare di evitare tutto quello che potrebbe accadere a causa di una cattiva, scarsa o addirittura mancata manutenzione. Per fare un esempio concreto: se un veicolo ha una perdita di olio oppure se un treno deraglia a causa della cattiva manutenzione di uno scambio, causando evidentemente tutta una serie di problematiche, ecco che siamo in presenza di un problema non solo di impatto ambientale ma più in generale di HSE, ossia di salute, di sicurezza e di ambiente. La stessa norma europea sui KPI (Key Performance Indicators) riporta un indicatore che è il rapporto fra attività di manutenzione e inconvenienti che generano incidenti, problemi di carattere ambientale o di sicurezza sul lavoro, ecc. Ecco perché è importante disporre di una norma su questo argomento”.

Secondo Saverio Albanese, presidente della Sottocommissione “Processi” e responsabile Manutenzione e Gestione Materiali tecnici di Versalis (Società del Gruppo ENI) “Disporre di uno standard, ossia di una norma tecnica, è un punto di riferimento che permette alle imprese di muoversi in una direzione che è già stata tracciata. Poiché oggi ciascuna impresa opera in un contesto particolarmente complesso, legato al fatto che tutte le attività vengono svolte in maniera sempre più attenta a quelle che sono le problematiche relative alla sicurezza, all’igiene ambientale ma anche ai costi di manutenzione e di produzione… la prima cosa che fanno le aziende è quella di verificare l’esistenza di norme tecniche già consolidate alle quali poter fare riferimento. Perciò il fatto di sapere che c’è una norma che risolve determinate esigenze è un toccasana per le imprese. Quindi è ovvio che da questo punto di vista una norma tecnica si rivela un grande aiuto e uno strumento utilissimo”.

“E’ stata una riunione importante – ha dichiarato al termine dei lavori il presidente della Commissione Francesco Cangialosi – abbiamo avuto notevoli contributi di idee e di supporto al nostro lavoro. Vogliamo comunque stimolare una sempre maggiore partecipazione ai tavoli della normazione, specie da parte del mondo industriale. Nella riunione di oggi abbiamo anche individuato alcuni temi di manutenzione sui quali prossimamente vorremmo proporre l’avvio dell’attività normativa . Parlo ad esempio di una norma sulla manutenzione negli ospedali, di una norma sull’impatto ambientale della manutenzione e di una norma che aiuti a definire meglio il comportamento e l’influenza delle attività di manutenzione con particolare riferimento al DUVRI, il documento unico di valutazione dei rischi (i cosiddetti rischi interferenti) previsto dal Decreto 81/2008 sulla sicurezza. Insomma ci sono tantissime idee sul piatto che vorremmo riuscire a concretizzare il più rapidamente possibile… con l’aiuto di tutti!”.

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