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A fine luglio si è tenuta una riunione del Gruppo di Lavoro “Archetipico” che svolge la propria attività in seno alla Commissione "Sicurezza della società e del cittadino". Al centro dei lavori, un progetto di norma UNI - giunto alla fase finale di elaborazione - sugli accordi di partenariato pubblico/privato (PPP): un campo del tutto innovativo per la normazione tecnica e foriero di interessanti sviluppi sia in ambito nazionale che internazionale, dove in sede ISO si sta elaborando un analogo progetto, da parte dell’ISO/TC 223, dal titolo “Societal Security. Public private partnership. Guidelines for establishing partnership agreements among organizations”.

"La nuova fonte del diritto, in un'era globalizzata come quella che viviamo, ha le sue radici nel 'contratto'. E il contratto tipico per realizzare progetti comuni, così come gestioni congiunte di scenari critici, è proprio la partnership", spiega Adarosa Ruffini, avvocato e docente della Facoltà di ingegneria di Pisa, nonché relatrice del progetto di norma nazionale.
Il “contratto” sta dunque diventando un modello (archetipo) di innovazione giuridica, fonte di un “nuovo diritto” che stabilisce i criteri della “nuova economia” globalizzata e strumento attuativo principale dell’organizzazione della società civile.
La globalizzazione dell’economia e la crescente concorrenza su scala planetaria impongono infatti nuovi paradigmi, come ad esempio una stretta collaborazione fra il settore pubblico e quello privato. In questo contesto, sia la Commissione che il Parlamento europei hanno qualificato il Public & Private Partnership – in tutte le sue declinazioni – come un utile e auspicabile strumento di organizzazione e di gestione delle funzioni pubbliche.

Applicare un modello normativo all'interno delle relazioni di partenariato è quindi una sfida di grande rilevanza e, insieme, una sperimentazione che possiede premesse metodologiche assai solide: "La normazione cogente - prosegue infatti Adarosa Ruffini - ha un limite ben noto che risiede nell'ambito per così dire ristretto della sua efficacia. Efficacia che si dispiega all'interno dello Stato nel quale essa viene promulgata. Gli accordi di partenariato invece, inserendosi per loro natura in una dimensione globalizzata, che travalica i confini nazionali, enfatizzano l'importanza e il ruolo della normazione convenzionale pattizia. In questo senso la normazione volontaria può essere lo strumento adeguato per disciplinare efficacemente questi nuovi scenari".

Il progetto di norma UNI fornisce linee guida per elaborare accordi di partenariato tra organizzazioni pubbliche e private che devono coordinarsi e cooperare per fronteggiare eventi destabilizzanti (naturali, tecnologici ed umani, sia intenzionali sia involontari) prima, durante e dopo il loro accadimento. L'obiettivo del modello normativo che viene proposto è quello di regolamentare le relazioni tra le organizzazioni coinvolte, assicurando la loro interoperabilità, la governance delle loro azioni e il rispetto delle clausole contrattuali.

Il progetto è giunto ad uno stadio di sviluppo avanzato e verrà sottoposto quanto prima all'attenzione della Commissione tecnica UNI, mentre in sede ISO il progetto si trova ora in fase DIS (Draft International Standard).
"Noi crediamo molto in questo strumento – ha concluso Adarosa Ruffini - da utilizzare come propulsore e come forma di incentivazione di accordi di partenariato pubblico/privato".

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