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Quando si parla di prodotti sicuri per i bambini si pensa istintivamente ai giocattoli. Non deve sorprendere, visto che il tema è spesso al centro dell’attenzione dei mass media, anche in virtù di frequenti sequestri effettuati dalla Guardia di Finanza di prodotti non conformi.
Ma anche i vestiti – e i relativi accessori – possono rappresentare un rischio potenziale per l’incolumità del bambino. Non c’è infatti forse altro prodotto sul mercato come l’abbigliamento ad avere un così stretto contatto con il corpo del bambino e ad avere con esso una così “avvolgente” interazione.

a donatiAnche un capo di abbigliamento può essere pericoloso, così come un giocattolo – spiega Angela Donati, del gruppo ICQ (di cui l’Istituto Italiano Sicurezza dei Giocattoli fa parte) nonché coordinatrice del GL “Sicurezza abbigliamento per bambini” della Commissione “Tessile e abbigliamento” che si è riunito a Milano lo scorso 26 luglio - Un esempio tipico sono le piccole parti di cui un vestito spesso si compone, come ad esempio bottoni o paillettes, che se ingerite possono portare al soffocamento.
Un altro aspetto, in passato poco considerato ma ora fortunatamente oggetto di precisa attenzione normativa e debitamente regolamentato (grazie alla norma UNI EN 14682 ora in fase di revisione), è rappresentato dagli accessori per abbigliamento come lacci e corde: “Il laccetto al collo, impigliandosi in determinati movimenti, può comportare evidenti rischi di strangolamento. Il problema può però essere superato adottando specifici requisiti di posizionamento e lunghezza di questi accessori. Certo, essendo il campo della moda in continua evoluzione, per seguire nuovi stili e nuovi design, anche le norme tecniche che coprono questo settore devono necessariamente essere in continua evoluzione.

Secondo un rapporto della Commissione europea di due anni fa, un capo d’abbigliamento su dieci non rispettava i requisiti comunitari di sicurezza. Ora la situazione è in miglioramento, anche grazie a una maggiore informazione.
La situazione si è evoluta e sta migliorando. Tuttavia basta consultare il sistema RAPEX, il servizio online della Commissione europea che segnala settimanalmente i prodotti ritirati dal mercato perché non conformi ai requisiti di sicurezza, per rendersi conto che c’è ancora molta strada da fare”, ribadisce Angela Donati.
Si tratta, in certa misura, anche di un percorso per così dire “culturale” che l’industria del tessile e dell’abbigliamento sta compiendo con grande efficacia: “In primo piano ci deve sempre essere la sicurezza del prodotto. La norma dei laccetti e dei cordini (la EN 14682), per esempio, è armonizzata sotto la direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza generale dei prodotti. Questo significa che il soddisfacimento dei requisiti della norma comporta una presunzione di conformità alla direttiva comunitaria”.

I lavori nazionali del GL “Sicurezza abbigliamento per bambini” interfacciano quelli sviluppati a livello europeo del CEN/TC 248 WG 20 (“Safety of children's clothing”).
In questo momento – prosegue Angela Donati - stiamo seguendo la revisione della norma UNI EN 14682 su lacci e cordini e nel contempo stiamo lavorando sui metodi di prova per la tenuta dei bottoni e dei bottoni automatici, nonché su una guida – che diventerà un technical report – sulla sicurezza fisico-meccanica dei capi d’abbigliamento per bambini. Inoltre stiamo seguendo i lavori che si stanno portando avanti su Mandato della Commissione europea in tema di articoli per il sonno, cioè paracolpi per lettini, piumini e sacchi-nanna. L’intento è quello di coprire il vuoto normativo attualmente esistente in questo specifico ambito di prodotti.

I lavori sono dunque in continua evoluzione.
Revisionare le norme tecniche esistenti per tenerle al passo con gli sviluppi della tecnologia e della creatività e allo stesso tempo aprire nuovi filoni normativi per garantire sempre maggiore sicurezza: questi i due campi sui quali il GL UNI gioca con determinazione la sua partita, al servizio della collettività.

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