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Il 3 settembre scorso è entrato in vigore il Decreto Ministeriale n. 115 del 4 giugno 2014  che disciplina le caratteristiche e i requisiti richiesti per le attività di certificazione della qualità e della conformità degli istituti di vigilanza privata e dei servizi da loro offerti.

Il provvedimento, che dà corpo all’articolo 134 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, richiede da un lato agli istituti di vigilanza privata di sottoporre periodicamente le proprie attività alla valutazione di parte di un organismo di certificazione, dall’altra - al personale di questi ultimi - di essere debitamente formato sulle specifiche norme tecniche del settore, in particolare: la UNI 10891 (“Servizi - Istituti di vigilanza privata - Requisiti”); la UNI 11068 (“Centrali di telesorveglianza - Caratteristiche procedurali, strutturali e di controllo”), poi sostituita dalle tre parti della UNI CEI EN 50518 (“Centro di monitoraggio e di ricezione di allarme”); e la UNI 10459 (“Funzioni e profilo del professionista della security aziendale”).

Ora anche nel campo della security si ha dunque un esempio significativo di come leggi e norme tecniche possano agire in sinergia, costituendo un binomio di grande efficacia. Il decreto non entra infatti nel merito di specifici requisiti o caratteristiche che le centrali e i professionisti della security devono possedere ma demanda alle norme esistenti - e ai loro successivi aggiornamenti - la loro precisa definizione tecnica.
Le norme tecniche si confermano così un efficace strumento in grado di migliorare l'efficenza del meccanismo legislativo.

Entro i prossimi 12 mesi gli istituti di vigilanza privata dovranno sottoporsi a un audit interno da parte di un organismo accreditato che certifichi la conformità dei servizi forniti ai parametri fissati da un lato dal decreto ministeriale n. 269/2010 (sulla funzionalità e controllabilità degli istituti di vigilanza ed investigazione), dall’altro dalle norme tecniche sopra citate, relative alla qualità dei servizi di vigilanza, telesorveglianza e monitoraggio e ai professionisti della security.
Gli istituti di vigilanza che, alla data di entrata in vigore del decreto 115/2014, siano già certificati in conformità alla norma UNI 11068, avranno tre anni di tempo per adeguare le caratteristiche e i requisiti delle centrali alle norme UNI CEI EN 50518.

Per quanto riguarda gli organismi di certificazione, il D.M 115/2014 prevede innanzitutto che, in funzione dell'attività di certificazione effettuata, essi siano accreditati in conformità alle norme:

In secondo luogo, il decreto richiede che nel processo di audit sia impiegato personale “che abbia superato, per la parte di competenza, corsi di formazione sulle norme UNI 10891, UNI 11068, EN 50518, UNI 10459 e, in generale, sulle norme di specifico riferimento, nonché che abbia maturato documentata esperienza nel settore della sicurezza pubblica o privata” (art. 3, lettera f).

La norma UNI 10459 sul professionista della security aziendale sta tra l’altro concludendo proprio in queste settimane il suo iter di revisione da parte del GL 5 “Organizzazione e gestione della sicurezza” che opera in seno alla Commissione “Sicurezza della società e del cittadino”.
La nuova edizione, che aggiornerà quella attualmente a catalogo che risale al 1995, si presenterà rinnovata nei contenuti”, spiega Michele Messina, coordinatore del Gruppo di lavoro, “con una struttura che ricalcherà quella delle altre norme elaborate da UNI sulle professioni non regolamentate”.
Quanto prima pubblicheremo uno specifico approfondimento sulla nuova edizione della norma UNI 10459, in quanto notevole sarà il suo impatto sugli operatori del settore.

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